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Etty Hillesum

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15 gennaio 1914 / Etty Hillesum e la gratitudine

“Non sopravvalutare le tue forze interiori”, scrive Etty Hillesum in un passo del suo Diario (Adelphi, 2012). È la mattina del 10 marzo 1941. Il groviglio della sua anima, che non smette di interrogare, è groviglio che, al cuore, ha questo “sentirsi prescelta”, questo “dover diventare ‘qualcuno’” cui fa spesso ritorno. L’educazione spirituale passa, per la giovane ebrea che morirà ad Auschwitz, attraverso una profonda accettazione della propria “nullità”: io stessa, scrive, devo scomparire interamente, devo abbandonare il mio piccolo ego. La propria vita emotiva e intellettuale è messa in relazione con quella delle persone che, ai suoi occhi, appaiono “normali”; sa bene, tuttavia, che non le è dato comprendere nulla del mondo interiore di chi ha davanti. Del proprio, invece, conosce la bizzarra irrequietezza. “Perché devi saper fare qualcosa?” L’ambizione trattiene il suo dire, la vanità lo attorciglia. Etty Hillesum non porta soluzioni, le pagine del diario mostrano invece il continuo guardare alla propria posizione: dove sono?, sembra chiedersi in ogni parola che scrive. C’è un passo, in Vite che non sono la mia, in cui Carrère scrive: “la malattia, il terrificante approssimarsi...

L'altra metà del cielo / Le donne e la chiesa

Negli ultimi decenni tra le donne e la chiesa cattolica è andata crescendo un'inimicizia del tutto nuova che talvolta si esprime con toni duri, espliciti, persino esacerbati, talvolta è silenziosa, strisciante, addolorata; per lo più assume la forma di un'assoluta indifferenza. Questa è la sua faccia più radicale e ne mostra chiaramente la gravità; è come se si fosse oltrepassata una soglia da cui pare difficile tornare indietro. Si tratta di una situazione del tutto nuova. Infatti, per secoli e quasi fino all'altro ieri, per così dire, nonostante molte difficoltà e ancor più delusioni le donne hanno costituito la base più appassionata, tenace e fedele della chiesa cattolica, il suo zoccolo duro. Oggi il loro allontanamento e la loro disaffezione hanno assunto dimensioni tali da allarmare sia le gerarchie ecclesiastiche sia chi ha a cuore il futuro del cristianesimo.    La secolarizzazione crescente e l'emancipazione femminile sono tra le cause che, in varia misura, hanno portato a questa inedita situazione. Tuttavia, rispetto alle chiese sorelle del mondo della riforma, senza dubbio quella cattolica sembra avere con le donne (e anche con la società contemporanea nel suo...

Un po' di compassione

“Difficile non essere preda di compassione davanti al mare di dolore nel quale affonda il tempo che viviamo” scrive Ferdinando Scianna. L'attualità, le tragedie di Gaza, gli orrori in Siria e Iraq, le quotidiane stragi dei migranti nel Mediterraneo, ci sollecitano ogni giorno. Eppure è proprio in questo tempo che tale sentimento, o affetto, è vissuto in modo ambivalente, e suscita diffidenza. Abbiamo pensato di invitare studiosi, artisti, fotografi, scrittori, ad approfondire il tema, provando a restituirne la complessità e a raccontarne le implicazioni.         Susan Sontag scrive che la compassione è un’emozione insufficiente, un sentimento facile e mistificatorio che ha bisogno di essere tradotto in azione per non ridursi a una dichiarazione d’impotenza che allontani da ogni assunzione di responsabilità e, dunque, da ogni abito politico.   Ma non è forse, questa condanna della compassione, uno dei tanti segni della malattia del nostro tempo, della sua deriva individualistica e prestazionale, che pretende di cancellare la mancanza e lega alla vergogna ogni...

Città in crisi

Il titolo che mi è stato assegnato per questo incontro è “Città in crisi”. È un tema incredibilmente vasto e complicato, sul quale è molto difficile dire cose sensate e non troppo ovvie.   Ma intanto, il titolo stesso è già discutibile: le città sono davvero in crisi? Ci sono molti studiosi e cosiddetti esperti che non lo pensano affatto. Per esempio c'è un economista di Harvard, Edward Glaeser, che ha scritto un libro, tradotto in italiano da Garzanti, che si intitola addirittura Il trionfo della città: per lui le città contemporanee, anche le megalopoli più allucinanti, rappresentano una fase di splendore ineguagliato nella storia urbana, e i dati che le riguardano in materia di consumi, scambi commerciali, crescita economica e urbanistica, valore finanziario, sarebbero dimostrazioni “oggettive” del loro stato di salute e del grado di benessere dei loro cittadini.   Ci sono anche un sacco di architetti entusiasti della città contemporanea. Fuksas, uno degli architetti più amati dai media italiani (è l'erede della rubrica di...