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Eugenio Borgna

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Novità sui fiori / Inventario

“Come stai?” ha perso la sua frettolosità formale, è diventato un interrogativo sostanziale da cui dipende l’esistenza nostra e delle nostre tante famiglie allargate. In questi giorni non ci incontriamo, il verbale risucchia il non verbale, la comunicazione ridiventa orale, sono le parole che toccano e nutrono, che devono raccontare emozioni che non possono diventare gesto. Dai dispositivi passa un flusso che unisce la solitudine delle moltitudini, concede il perditempo della chiacchiera: ho parlato con mia madre fino alle due di notte, ho sentito amici che non vedevo da anni, ho finalmente chiarito...  L’estetica del mostrarsi, quella che coccolavamo e perfezionavamo, è svaporata, il corpo si è fatto insormontabile con i suoi significati arcaici di paura e morte. “In alcune condizioni di malattia somatica (organica) il corpo-soggetto (Leib) si trasforma in corpo-oggetto (Körper)” scrive Eugenio Borgna in Le metamorfosi del corpo, postfazione all’ormai classico, Il corpo, di Umberto Galimberti (Feltrinelli, 1983). Anche se l’impegno strenuo di chi lotta in ospedale è capace di trasformare il paziente numero in una persona da salvare.    Sottocoperta, ci mettiamo...

Saggezza / Ancora sulla filosofia come Prozac

Alcuni anni fa ebbe un certo successo un libro di pratica filosofica, Platone è meglio del Prozac, di Lou Marinoff. L'idea era che la saggezza degli antichi filosofi può aiutare nella soluzione dei problemi della vita moderna: una bella terapia a base di Platone, e via. Ci riprova Michel Onfray, questa volta, con il suo Saggezza. Saper vivere ai piedi di un vulcano (Ponte alle Grazie 2019, traduzione di Michele Zaffarano di Sagesse. Savoir vivre au pied d'un volcan, Paris, Flammarion, 2019).    Un cinico dichiarato   Gli anni '80 e '90 del Novecento furono un momento di rilancio del cinismo, antico e moderno. Esso servì per lanciare nel panorama scientifico e nella sua eco mediatica due filosofi, che da allora non ne sono più usciti: uno è Peter Sloterdijk, con la sua Critica della ragion cinica, 2 voll. usciti in Germania nel 1983 e tradotti in Italia nel 1992, lo stesso anno in cui usciva la traduzione italiana del libro del secondo, Michel Onfray, Cinismo. Principi per un'etica ludica (mentre l'originale era del 1990 e si intitolava Cynismes. Portrait d'un philosophe en chien). Autori entrambi molto prolifici (in senso cartaceo), a loro volta cinici e provocatori...

L’umanità occidentale in generale è immersa nell’angoscia / Ansia

“Come ha scritto V. E. von Gebsattel: “L’angoscia ha cessato di essere la questione privata della singola persona. L’umanità occidentale in generale è immersa nell’angoscia e nella paura: un determinato presentimento di minaccia terribilmente incombente sconvolge la certezza ontologica della persona umana. L’invadenza del fenomeno dell’angoscia che da cento anni cresce vertiginosamente ha raggiunto un’intensità mai sperimentata fino ad oggi”.   L’angoscia (a cui corrisponde il termine equivalente di ansia che ha una più debole incisività semantica) contrassegna non solo la depressione psicotica ma anche quella neurotica e, in ogni caso, la stessa condizione umana, a cui l’angoscia appartiene come sua struttura costitutiva. Sono ovviamente diverse l’intensità e le articolazioni tematiche dell’angoscia in ciascuna di queste condizioni umane e cliniche.  L’angoscia non è la paura: non si identifica con il timore. (…) La distinzione fra angoscia e paura è stata drasticamente sottolineata da Martin Heidegger in Che cos’è la metafisica?; dicendo: “Col termine angoscia non intendiamo quell’ansietà (Ängstlichkeit) assai frequente che in fondo fa parte di quel senso di paura che...

Citare significa incontrarsi / Eugenio Borgna. Per un’etica di parola

Trema, la mano che regge la fiaccola, lo sguardo è incerto, ma poi il corpo si sposta e la fiamma si accende: mezzo mondo esulta quando Muhammad Ali riesce a concludere il gesto. Che segna l’inizio, nel 1996, delle Olimpiadi di Atlanta. L’atleta invincibile, trasformato dalla malattia, appare un’icona della fragilità. A pochi mesi dalla morte, nei filmati che in questi giorni lo ricordano, commuove. Perché proprio lo sport è quella palestra di vita dove, repentinamente, la forza cede il passo alla debolezza. E il corpo denuncia l’inesorabile vulnerabilità. Sono immagini come queste che viene da associare alla scrittura vibrante di Eugenio Borgna che, ancora una volta, riparte proprio da qui, da questa fragilità irriducibile dello stare al mondo, per continuare a comporre la sua personalissima fenomenologia. Inizia, infatti, con un inno al lato debole dell’umano la sua ultima raccolta, Le parole che ci salvano (Einaudi, 2017), dove riunisce, con una nuova prefazione, i tre testi recenti: La fragilità che è in noi, Parlarsi, Responsabilità e speranza.    Borgna vuole ricordare l’ispirazione della sua ricerca, la sua origine nel contatto con la malattia e il male nell’...