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Filastrocche in cielo e in terra

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23 ottobre 1920 - 23 ottobre 2020 / Rodari, novellatore postmoderno

La prima volta che ho letto Novelle fatte a macchina dev’essere stato nel 1998. Quasi sicuramente si trattava di uno dei regali della prima Comunione. Qualcuno penserà: aveva ragione Goffredo Fofi, quando ai tempi di “Ombre rosse” accusava Rodari di essere diventato niente più che un propalatore di “favole belle” ma innocue, buone per tutti gli usi. Ma si potrebbe anche ribaltare la situazione e vedere il dono come un coraggioso atto di “resistenza pedagogica” da parte d’una mamma insegnante e democratica, in barba alla ricorrenza religiosa. La verità, probabilmente, era molto più prosaica: e cioè che in quegli anni avevo una fame di libri che sembrava insaziabile, e ogni occasione era buona per acquistarne (e più spesso farmene acquistare) qualcuno.    L’edizione delle Novelle che mi era stata regalata e che in questo momento ho tra le mani è quella tascabile, uscita nella collana per ragazzi Einaudi nel 1994. Come tutte le riedizioni rodariane di quegli anni, è illustrata da Altan, che avvicinava con naturalezza il mondo dello scrittore a un altro universo ampiamente esplorato da noi ragazzini, quello dei fumetti e dei cartoon. L’illustrazione di copertina raffigura un...

Il vestito dell'avvenire / Rodari: Filastrocche in cielo e in terra

Se si dovesse scegliere un unico libro di Rodari da portare sulla luna, sarebbe senza dubbio Filastrocche in cielo e in terra, cento e uno filastrocche che non stanno né in cielo né in terra ma gravitano nella materia della fantasia. Portarsi dietro queste filastrocche significa conservare il mondo come lo conosciamo, con il bello e il brutto, le stelle del firmamento e le gru, i ragionieri, la guerra e Biancaneve e i sette nani. Nessuna censura e nulla di abbellito, piuttosto un mondo ritinteggiato con i toni della fantasia.    «Ci sono filastrocche allegre e ce ne sono tristi, proprio come nel calendario si incontrano giornate d’oro e giornate nere; ma filastrocche senza speranza non ce ne sono, non le so fare. La speranza e l’erba voglio, secondo me, crescono dappertutto, ai bordi delle strade, nei vasi sui balconi, sui cappelli della gente: basta allungare la mano e volere e il mondo diventerà più abitabile.» Ci sarebbe speranza anche sulla luna a portarsi dietro le pagine di questa prima importante pubblicazione di Rodari, che raccoglie tanto del lavoro del suo decennio più produttivo, la stagione degli anni ’50, custodendo gli ideali e le più belle idee creative...

Un'educazione diversa / Il "pioniere" Gianni Rodari

Non è uno dei libri più famosi di Gianni Rodari e anzi potremmo dire che non è neppure davvero un libro di Rodari, se considerassimo che la fisionomia dell’autore si definisce solo con i racconti, le novelle, le filastrocche, la produzione letteraria che l’ha reso famoso da quando nel 1960 con Einaudi pubblicò Filastrocche in cielo e in terra e poi nel 1962 Favole al telefono. Il manuale del pioniere, primo titolo della sua bibliografia datato 1951, pubblicato dalle Edizioni di cultura sociale, appartiene all’epoca in cui l’autore della Grammatica della fantasia era un giornalista del Partito comunista italiano, un militante politico che faceva della scrittura un’arma di lotta per un’Italia più laica, più democratica, con meno diseguaglianze, in un contesto sociale in cui si ritrovava schierato per la pace contro le guerre di aggressione, contro le minacce di un apocalittico conflitto nucleare.   Come nota Vanessa Roghi nel suo bel volume Lezioni di fantastica. Storia di Gianni Rodari (Laterza, 2020) non è però «un’opera imbarazzante e inquietante, che fuoriesce del tutto dall’orizzonte del Rodari consueto e ci mostra in atto soltanto e soprattutto l’ideologo», come osservava...

Tutti gli usi della parola a tutti / Rodari, Einaudi e i Lucumoni

Ha scritto Italo Calvino ricordando Gianni Rodari in occasione della sua morte (1980): “Poche esistenze furono illuminate da un umore più gaio e generoso e luminoso e costante della sua”. Temo che Rodari, di cui attendiamo a settembre il “Meridiano” curato amorevolmente da Daniela Marcheschi, non si sia mai potuto concedere il lusso di essere gaio, così come spesso i grandi umoristi soffrono di umori malinconici e depressivi (metto tra quelli che anche Gadda, che quando rileggo l’Adalgisa e o il Pasticciaccio mi strappa ancora delle risate; e lo stesso Primo Levi, che umorista era stato acutamente definitivo da Massimo Mila nel suo necrologio). No, tutto quello che ha ottenuto Rodari se lo è sudato palmo a palmo, lavorando come un metalmeccanico alla catena di montaggio delle parole, lottando contro il grigiore burocratico del suo stesso partito, contro le distrazioni del suo editore, Einaudi, che negli anni ’60, al culmine del potere culturale che si era conquistato sul campo, aveva troppe cose cui badare, troppi grandi autori da seguire, e dedicava una qualche attenzione ai libri per ragazzi principalmente per la passione del suo leggendario redattore capo, il mite, onnipresente...