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Francesco Cossiga

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Le verità perse di Monsignor Mennini

Nella tarda mattinata di lunedì 9 marzo monsignor Antonio Mennini, arcivescovo e nunzio apostolico in Gran Bretagna, ha varcato la soglia del palazzo di San Macuto, l’antica sede delle carceri del Sant’Uffizio ove fu processato Galileo Galilei, per essere ascoltato dai parlamentari della Commissione di inchiesta che indaga sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro, presieduta da Giuseppe Fioroni.   Nel 1978 Mennini aveva 31 anni ed era un semplice viceparroco della Chiesa di Santa Lucia a Roma. Proveniva da una numerosa e influente famiglia legata a doppio filo alla Santa Sede (suo padre Luigi era vicepresidente dello Ior, presieduto da mons. Paul Marcinkus, suo fratello Alessandro un alto dirigente del Banco Ambrosiano, diretto da Roberto Calvi) ed era avviato alla carriera diplomatica, quando, suo malgrado, fu coinvolto nella tempesta dell’affaire Moro, che riuscì ad attraversare senza farsi travolgere, prima che le gerarchie romane, nel 1981, decidessero di allontanarlo dall’Italia, inviandolo in Uganda, prima tappa di una fortunata carriera ecclesiastica.   Monsignor Mennini aveva già deposto davanti alla Commissione...

Kolinda, dai dai!

Al primo turno, il 28 dicembre, basso numero di votanti. Si era data la colpa alla neve copiosa. Due settimane dopo al ballottaggio, il numero degli elettori è salito. Più di due milioni i partecipanti al voto (intorno al 60%), ma il risultato, a sorpresa, è rimasto lo stesso: è Kolinda Grabar-Kitarović il nuovo presidente croato. I sondaggi, infatti, erano tutti a favore del presidente in carica, Ivo Josipović, socialista, professore di diritto e compositore, stile raffinato e gran savoir-faire. È stato battuto dalla rivale davvero per poco, la differenza è di trentamila voti, poco più del 50,74% a lei, contro il 49,6% a lui. Josipović, pur molto amato, ha pagato il pegno di una crisi economica – disoccupazione oltre il 20%, con un picco di 41,5% tra i giovani – e di una coalizione di sinistra il cui governo non ha più la fiducia degli elettori.   Così, per la prima volta nella sua storia, a capo dello stato croato siede una donna. Kolinda Grabar-Kitarović ha fatto una campagna elettorale con lo slogan abbastanza generico “per una Croazia migliore”, ha cercato di vendere speranza,...

La motocicletta di Moro

Una nuova rivelazione – l’ennesima – cade sul cosiddetto caso Moro, ma non si tratta di un fulmine a ciel sereno. Infatti ciò avviene alla vigilia dell’istituzione di una nuova Commissione di inchiesta parlamentare sulla tragica vicenda ed è verosimile aspettarsi che altri segnali di questo tipo si susseguiranno nei prossimi mesi.   Con senso di responsabilità e doverosa prudenza bisognerà verificare l’attendibilità di queste nuove informazioni. E, anche in questo caso, siamo sicuri che la magistratura non mancherà di accertarne la fondatezza.   A quanto è dato conoscere, ci troviamo davanti a un ispettore di polizia in pensione il quale sostiene che sulla moto Honda presente in via Fani c’erano due agenti segreti al servizio del colonnello dei carabinieri Camillo Guglielmi (effettivamente presente in prossimità della scena dell’agguato pochi minuti dopo il fatto) con il «compito di proteggere le Br nella loro azione da disturbi di qualsiasi genere». I due agenti, però, non possono essere ascoltati perché sono entrambi defunti e l’arma che...

Copricapi e corone

Pubblichiamo un estratto dall'ultimo libro di Claudio Franzoni, Da capo a piedi (Guanda) da pochi giorni in libreria.       Copricapi e corone «Forse qualche lettore è stato colpito da una fotografia di Papa Paolo VI con in testa una corona di penne Sioux circondato da un gruppetto di ‘Pellerossa’ in costumi tradizionali: un quadretto folcloristico estremamente imbarazzante quanto più l'atmosfera appariva familiare e bonaria».     Con queste parole Pier Paolo Pasolini commentava sul «Corriere» una foto apparsa sui giornali dieci giorni prima, in occasione di un’udienza di nativi americani a Castel Gandolfo. Il papa è in piedi, al centro della foto, in tonaca bianca e sorride; sul capo ha un vistoso copricapo di penne multicolori; sorridono accanto a lui anche un giovane e una ragazza in costumi tipici, mentre alcuni prelati si intravvedono alle loro spalle. Da un lato la fotografia imbarazzava Pasolini – su di essa ««il tacere è bello» (ma non per ipocrisia, bensì per rispetto umano)» –, dall’altro l’...

Almost True: vero, quasi vero

Un serial killer, Jack the Second, all’opera nella Londra del 1981. L’attacco dell’Argentina, nella primavera del 1982, contro le isole Falkland e la decisa risposta della Thatcher che ingaggia una guerra – vittoriosa – per mantenere il predominio su un lembo di terra, dimenticato in mezzo all’Atlantico. E poi quel fantastico goal inflitto da Diego Maradona agli inglesi, battuti 2-1 allo stadio Azteca di Città del Messico il 22 giugno 1986: presa la palla da Héctor Enrique il campione saetta lungo tutto il campo, si lascia dietro cinque giocatori inglesi, tira. E segna il goal – il goal del secolo – che elimina gli inglesi. Cosa hanno in comune questi tre fatti?   Chi si è perso la puntata di Almost True andata in onda su Rai 2 la sera di lunedì 17 settembre la cerchi in rete e se la veda. Perché lì si spiega come questi tre fatti fossero concatenati. Pianificati a tavolino. Frutto di una gigantesca manipolazione che arriva anche a mettere in scena una guerra – l’assalto alle Falkland-Malvine – con tanto di navi in fiamme, morti a centinaia, assalti crudelissimi...