Categorie

Elenco articoli con tag:

Francis Bacon

(15 risultati)

Tate Britain / Vincent a Londra

‘Più di dieci anni fa, quand’ero a Londra, ogni settimana passavo davanti alla vetrina dello stampatore del Graphic e del London News per vedere le pubblicazioni settimanali. Le impressioni che ne ricevetti lì sul posto sono state così forti che quei disegni mi sono rimasti in mente in modo chiaro e preciso, nonostante tutto quello che è passato nella mia testa da allora…’, scriveva Van Gogh all’amico pittore Van Rappard nel febbraio 1883, ai tempi dell’Aia.    È questo uno degli aspetti da scoprire alla mostra Van Gogh and Britain, aperta a Londra alla Tate Britain (fino all’11 agosto 2019). Curata da Carol Jacobi, Chris Stephens, Martin Bailey e Hattie Spires, la mostra accende per la prima volta i riflettori in due direzioni, da un lato su come Vincent fu ispirato dall’arte e dalla letteratura britannica, e dall’altro su quanto a sua volta ispirò una generazione di artisti inglesi, da Walter Sickert e i pittori della Camden Town, a Francis Bacon. Le oltre 50 opere in mostra, provenienti dai grandi musei oltre che da collezioni private, percorrono tutta la vita di Vincent, con un occhio attento alle sue letture in lingua inglese, alle tante opere grafiche o ai dipinti...

Al Mudec di Milano / Roy Lichtenstein: la creatività nel grande acquario dei cliché

Perché un'altra mostra su Roy Lichtenstein? Perché per il grande pubblico è la Pop Art per antonomasia: facile, colorata, divertente, positiva, spettacolare, popolare. E non importa se per i critici apocalittici rimane il caso più paradigmatico di «predazione generale sfrenata delle immagini della cultura pop commerciale e pubblicitaria americana» (Marc Fumaroli, Paris-New York e ritorno, Adelphi, 2011). Questa è un'arte ancora oggi di successo e di facile richiamo, un'arte che i mercanti d'aura hanno osannato e l'immaginario collettivo ha fagocitato con voracità. Quei fumetti e quei frammenti di immagini pubblicitarie ingigantiti e dipinti in modo freddo e distaccato, ce li ricordiamo bene. E non c'è niente da capire. Eppure ci sarebbe molto da capire, perché Lichtenstein ci ha spiattellato davanti agli occhi, e quindi nascosto nel modo più subdolo, una questione che riguarda da vicino la nostra cultura e il senso dell'arte in essa: noi viviamo letteralmente immersi nei cliché. Come si fa ad essere artisti in un mondo di cliché? C'è davvero differenza tra le immagini prodotte da un grafico “creativo” e quelle prodotte da un artista “creatore”? E se sì, qual è?    Nei...

Cinquecentenari / Lo sguardo ecologico di Leonardo

L’anno appena iniziato è per i leonardiani, e non solo, un anno per molti versi memorabile: ricorre infatti il cinquecentesimo anniversario della morte del grande genio toscano, avvenuta il 2 maggio 1519. Per l’occasione le Nazioni europee che custodiscono codici, manoscritti, fogli sparsi, disegni e opere dipinte, si sono impegnate a commemorare l’evento attraverso mostre, convegni e pubblicazioni sui diversi aspetti dell’universalità del pensiero di Leonardo e della sua poliedrica e complessa attività di artista scienziato.  Nella sua epoca gran parte dello studio dei fenomeni di trasformazione della materia organica e inorganica era ancora pervasa di occultismo e di magia e costituiva prevalentemente oggetto di attenzione delle pratiche alchemiche. Il famoso studioso degli aspetti filosofici dei metodi scientifici, autore del bestseller mondiale Il Tao della fisica (Adelphi, 1982) Fritjof Capra, nel suo più recente testo (Leonardo e la botanica. Un discorso sulla scienza delle qualità, Aboca, 2018) mette in evidenza l’innovativo approccio di Leonardo da Vinci negli studi dei processi metabolici della vita.   Per il fisico e filosofo della scienza austriaco l’intento...

Fondazione Beyeler / Giacometti, Bacon: la cenere e la carne

Il 13 luglio 1965 Alberto Giacometti incontra a Londra Francis Bacon, che conosce e ammira il lavoro dello scultore svizzero. È grazie alla pittrice Isabel Rawsthorne, per un periodo amante di Giacometti e amica comune, che si incontrano: la donna, una figura carismatica che fa parte dell’avanguardia parigina, posa come modella per entrambi gli artisti; la sua presenza avvicina i due ed è testimoniata in alcune opere in mostra, tra cui Femme au chariot (1945) e Portrait of Isabel Rawsthorne Standing in a Street in Soho (1967). Al tempo, Bacon non è il solo grande artista a guardare con rispetto alla produzione di Giacometti: la cronaca racconta che Pablo Picasso, dopo la guerra, si sia recato in visita allo scultore e gli abbia comunicato “Sono venuto qui per dirti che ci sei solo tu” (Giorgio Soavi, Alberto Giacometti. Il sogno di una testa, Mazzotta, 2000, p.  20).    I due giganti si sono incrociati poche volte nella loro vita, ma l’appuntamento del 1965 è documentato dalle foto scattate da un giovane Graham Keene, durante l’allestimento della personale di Bacon alla Tate’s Gallery di Londra. Vediamo la testa arruffata, piena di segni dello svizzero, un volto che...

Bill Viola, lo Spirito nella Macchina

Bill Viola, The crossing, 1996.   È il crepuscolo: il cielo ha una totalità fra l’azzurro tenebra e l’oltremare. La scena è spoglia. Al margine destro dell’inquadratura si vedono tre gradini; ai lati, la fuga prospettica è inquadrata da edifici moderni, anonimi. Solo una luce flebile che filtra da una porta sulla strada, al margine sinistro dell’immagine, suggerisce che questi edifici siano abitati. Al centro, riprese a figura intera, conversano due donne: una è di tre quarti, l’altra è di fronte a noi che le osserviamo. Sono abbigliate in modo semplice, ma con colori definiti: la più anziana, di profilo, ha un’ampia blusa ocra e, sulla spalla sinistra, uno scialle rosso; la più giovane indossa una veste azzurra. Ai piedi, entrambe calzano sandali. È estate: una lieve brezza muove i tessuti, scompiglia appena i capelli. Poi nell’inquadratura, da sinistra, entra una terza donna. È più giovane delle altre, ha scuri capelli corti, una veste arancio anch’essa molto comoda, e una borsa di tessuto a tracolla della spalla destra; anche lei è in sandali, e sorride luminosa. Anche il volto della donna anziana s’illumina, e le due si salutano abbracciandosi con trasporto.   L’...

In trincea

Sono trascorsi cento anni dal primo conflitto mondiale. Ci saranno celebrazioni, pubblicazioni, conferenze, riflessioni, e altro ancora. Io vorrei provare col mio teatro a toccare un piccolo punto di quell’immensa catastrofe, un solo corpo, quello di un qualsiasi soldato, anonimo, non appartenente a una precisa nazionalità, e toccare quel corpo nel luogo più emblematico di quella guerra, la trincea.   Vorrei tentare di essere laggiù, in quel punto di una trincea di molti anni fa, ed esserci prima di tutto fisicamente, come corpo, in una forma di mimesi totale, attraverso una sincronia di gesti immagini parole minacciate da un tempo apocalittico, senza possibilità di redenzione, come fosse il mio corpo in procinto di morire in ogni attimo scenico, in modo da essere così assorto nella dimensione dell’orrore e della sua gratuità da percepire per un istante il “tipo di esistenza” di quel soldato.   Per il soldato in trincea il tempo si assolutizza in un puro denso presente, un tempo inceppato, inzeppato nella minuta quotidianità della sopravvivenza, fatto di gesti folli divenuti normali, di azioni...

Germania anno zero

Negli Stati Uniti e in Inghilterra la Germania è di moda. Così pare leggendo articoli di riviste e visitando mostre. In Italia, invece, la Germania appare oggi come una maestra arcigna e severa, che si fa beffe degli sforzi di rigenerazione politica ed economica intrapresi dal Belpaese a guida Renzi, e che non perde occasione per impartire a noi, e alle altre nazioni del Mediterraneo, lezioni di amministrazione virtuosa della cosa pubblica e del bilancio dello stato. Angela Merkel è il ritratto vivente di quest’attitudine sanzionatoria, la sua aria da brava massaia della politica è oggetto nel Bel Paese di commenti irriverenti, che tradiscono, come sempre in questi casi, un senso di inferiorità che si ammanta del suo contrario. Nel mondo anglosassone invece la stessa signora, e la nazione che rappresenta, sono da qualche tempo al centro di un’attenzione di segno opposto. Si moltiplicano le iniziative tese a fornire una narrazione nuova del gigante tedesco: una vera e propria riabilitazione che ha eliminato i luoghi comuni sedimentati a partire dalle due catastrofi belliche del secolo scorso.   Angela Merkel in visita al...

Amelia Rosselli. Lo spazio sonoro della mente

Luca Sossella Editore ha pubblicato recentemente un audiolibro dedicato all’opera di Amelia Rosselli. L’attrice Sonia Bergamasco ha selezionato, insieme all’editore, e interpretato una scelta di testi rosselliani. Il lavoro, realizzato con la collaborazione del Centro manoscritti dell’Università di Pavia diretto da Maria Antonietta Grignani, è stato curato da Paolo Gervasi, dal cui saggio introduttivo si pubblica qui un estratto.   Il Cervello ha giusto il peso di Dio – Perché – dividili – Libbra per Libbra – Differiranno – se lo fanno – Come la Sillaba dal Suono – Dickinson-Rosselli     Ascoltare la poesia di Amelia Rosselli, accedere acusticamente al flusso delle sue parole dette, anziché percorrere silenziosamente i segni neri stampati sul foglio bianco, comporta il non trascurabile vantaggio di incontrare i versi in una dimensione mentale separata, parallela. Chi ascolta viene sbalzato fuori dallo spazio culturale, privato delle coordinate intellettuali che solitamente guidano la comprensione della “letteratura”. Il luogo nel quale la poesia di...

Jonathan Littell. Trittico

Non è molto sorprendente che uno scrittore come Jonathan Littell, così affascinato dalla violenza da farne il centro propulsore del suo talento, si sia deciso a comporre un Trittico di studi su Francis Bacon (trad. di Luca Bianco, Einaudi). A volte, soprattutto nel primo dei tre pannelli del libro, sembra adoperare la stessa intensità analitica, insieme fredda e appassionata, dei reportages dalla Cecenia e dalla Siria – per tacere delle pagine più truculente delle Benevole. Com’è noto, molti detrattori di Littell vedono in questa ossessione nient’altro che una cinica ricerca di effettacci a scopo scandalistico-commerciale. Ma c’è una critica delle intenzioni e una critica dei risultati, e confonderle genera spesso abbagli moralistici.     Personalmente, l’eventuale cinismo di Littell mi interessa poco, non essendo né sua moglie né il suo confessore, e trovo nei suoi libri non una serie di argomenti, ma un mondo, cioè qualcosa di retto da leggi coerenti, che sono come l’impalcatura invisibile che soggiace la varietà dei fenomeni. Il principio fondamentale di...

Dall'autoritratto al Selfie

“Poso, so che sto posando, voglio che voi lo sappiate, ma questo supplemento di messaggio non deve minimamente alterare...la preziosa essenza della mia persona” (Roland Barthes)     Pochi giorni fa mi sono imbattuto in una foto scattata da Francis Bacon a se stesso. Si vede Bacon allo specchio, in una stanza spoglia, con un termosifone e una cassettiera sullo sfondo, che impugna una macchina fotografica bifocale (probabilmente una Rolleiflex) e si fa un autoscatto.   Pochi minuti dopo ho aperto Instagram sul mio telefono e scorrendo le immagini pubblicate da amici e conoscenti, ho visto che qualcuno aveva appena scattato una “selfie”, un autoritratto di sé, in ascensore, davanti allo specchio, nella stessa posizione di Bacon. L'unica differenza era che la Rolleiflex era stata sostituita da uno smartphone e che la mia amica non era Bacon. Ma l'estetica delle due immagini era incredibilmente simile.   C'è una sottile linea rossa che unisce l'autoritratto di Bacon - e di tutti gli artisti prima di lui – agli attuali ritratti fatti con macchine digitali e telefoni? Probabilmente sì, ma ci...

Telepatia, telestesia

Origine e funzione   Cambridge, Regno Unito, 1882. Frederic Myers (1843-1901) inventa due parole: telepatia e telestesia. Al prefisso τελ-, che in questo caso rimanda alla distanza, si aggiungono πάөος (passione, affetto) nel primo caso, e αἴσөησις (sensazione) nel secondo. Intenzione di Myers è indagare fenomeni paranormali. La sua ipotesi non è così stucchevole come di solito in questo tipo di letteratura. Myers collega la telepatia – termine che, tra i due, ha avuto più successo – al fenomeno degenerativo. Invero per lui degenerazione è indicedi genialità. Myers ripete, a modo suo, un tema caro al suo conterraneo, più vecchio di quasi trecento anni, Robert Burton (1577-1640).   Firmandosi Democritus Junior, Burton, rinnova gli antichi argomenti intorno alla melanconia. Per farla breve: genio e sregolatezza. Si tratta di vedere come funziona e quali sono le origini della questione. Funzionare, la questione, funziona male. Son casi rari, sgangherati, confusi. Gli esoterici la chiamano divinazione, gli scientisti la definiscono...

Michel Leiris, la vita e il suo doppio

«Ci sono momenti che si possono chiamare di crisi e che sono i soli che contino in una vita. Sono momenti in cui il fuori sembra rispondere all’improvviso all’intimazione che gli lanciamo dal dentro, in cui il mondo esterno si apre perché tra lui e il nostro cuore si stabilisca una subitanea comunicazione. Ho alcuni ricordi di questo genere nella mia vita e tutti si collegano ad eventi apparentemente futili e, se vogliamo, gratuiti». Così scrive il ventottenne Michel Leiris sul quarto numero di Documents, la rivista fondata in quello stesso 1929 dall’amico Georges Bataille e della quale è da poco divenuto redattore. Segue un piccolo catalogo di questi eventi-crisi: una nave si stacca lentamente dal molo, in una rovina greca si aggira una lucertola gigantesca … E commenta, Leiris: «la poesia non può sprigionarsi che da simili “crisi” e solo le opere che ne danno degli equivalenti sono quelle che contano». Sta scrivendo, il giovane redattore, di uno scultore suo coetaneo proveniente dalla Svizzera e che nessuno ancora conosce; un artista le cui figure gli sembrano evocare, appunto, «quei...

Brian O’Doherty. Inside the White Cube

È uscito in libreria il libro di Brian O’Doherty, Inside the White Cube. L’ideologia dello spazio espositivo (traduzione italiana di I. Inserra e M. Mancini, Johan and Levi editore, Milano 2012, pp. 146, € 20). Il volume raccoglie e traduce per la prima volta in italiano i saggi pubblicati dall’artista irlandese sulla rivista Artforum a partire dal 1976. Presentiamo qui il testo attraverso due contributi di Alessandra Sarchi e Riccardo Venturi e ne anticipiamo la postfazione.       Lo spazio dell’arte   “Una scena ricorrente dei film di fantascienza mostra la Terra che si allontana dall’astronave fino a diventare un orizzonte, un pallone, un pompelmo, una pallina da golf, una stella. Questo cambiamento di scala si accompagna a un passaggio dal particolare al generale. All’individuo si sostituisce la razza, rispetto al quale noi siamo un’inezia, un brulicare di bipedi mortali ammassati quaggiù come un tappeto steso per terra. Vista da una certa altezza, generalmente la gente appare buona. La distanza verticale favorisce questa generosità, mentre l’orizzontalit...

Daniel Farson / Francis Bacon. Una vita dorata nei bassifondi

Vedere le mani di Francis Bacon, vederne gli occhi. Ripercorrere attraverso gli scatti di John Edwards, suo ultimo compagno, i dettagli del viso e ritrovarne “la violenta realtà”. Francis Bacon è da poco morto e gli amici rimasti lo ricordano sorseggiando del Mouton Rothschild. Tra di loro Daniel Farson, l’autore della biografia Francis Bacon. Una vita dorata nei bassifondi (Traduzione di Costanza Rodotà, Johan & Levi Editore, Milano 2011). Le fotografie di John Edwards non definiscono un ricordo, ma piuttosto una verità: non è possibile rinchiudere l’esperienza esistenziale di Bacon in una memoria compatta e definita. Bacon non ha memoria e non ha somiglianze, ha solo una realtà, percepibile attraverso dettagli di assoluta verità; per qualcuno è la forza dell’aura per altri, per l’autore di questo libro, è “violenta realtà”.   Daniel Farson, al pari delle fotografie di John Edwards, illumina i dettagli e compone un vero e proprio coro di voci, spesso sovrapposte, alcune volte volutamente stonate, che hanno tutte insieme la capacità di...

Che razza di destra

“Quella stessa nave che risaliva il Nilo verso Abu Simbel, e che avrebbe potuto benissimo suscitare miti egizi di navi sulle acque dell’al di là, era di fatto ancora una delle navi sopravvissute che erano servite a portare le truppe inglesi a reprimere la ribellione del Sudan. Se di mito si doveva parlare, in quell’occasione c’erano molti miti del potere che si affollavano verso i confini nubiani, sotto le costellazioni”.   Questa pagina, tra le più belle di Furio Jesi (germanista, storico delle idee, antropologo culturale, morto a soli 39 anni di enfisema polmonare), riassume bene il rapporto con il mito di una delle intelligenze più sottili, eclettiche e inquiete del dopoguerra. L’improvvisa associazione fra remoto e presente, fra numi egizi e colonialismo, illumina i due lati di Jesi che “nel mito vede un richiamo simbolico al profondo, a una struttura originaria carica di senso e di destino” (Gianni Vattimo) e al tempo stesso coglie le mistificazioni e i giochi di potere di cui il mito nella storia delle civiltà antiche e moderne è stato strumento. È un passo, quello sul Nilo,...