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Gaudenzio Ferrari

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I Sacri Monti / Un pellegrinaggio gerosolimitano in surplace

Alla fine del quindicesimo secolo, mentre la flotta ottomana spadroneggiava sul Mediterraneo orientale rendendo impossibile ai cristiani il pellegrinaggio verso i luoghi santi di Gerusalemme, due furono i modi, entrambi dettati dalla fede e presieduti dalla capacità immaginifica, con cui, nelle nostre terre, si ovviò all'impedimento: il primo, più solipsistico e riservato ai pochi alfabetizzati, consistette nel figurarsi ciascuno da sé il proprio viaggio inventandoselo a partire dalle suggestioni evocate dalla lettura dei diari di chi lo aveva realmente compiuto; il secondo, invece, molto più teatrale, corale e popolare, fu quello di ricostruire in patria gli scenari dei luoghi della passione di Cristo, con microarchitetture popolate da statue policrome a grandezza naturale, preferibilmente erette in siti montuosi, da cui derivò loro il nome di Sacri Monti. L'inventore di questo Gran teatro montano, come cinque secoli dopo lo avrebbe soprannominato Giovanni Testori, fu Bernardino Caimi, vicario dell’ordine dei frati minori del Comune di Milano e già Custode del Santo Sepolcro; mentre il primo a credere in quell'impresa e a finanziarla largamente fu Ludovico il Moro (anche se quei...

Itinerari gaudenziani / Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari

Nonostante sia pressochè sconosciuto al grande pubblico, e a volte, persino agli esperti d'arte, Gaudenzio Ferrari (1475/80 - 1546) appartiene di diritto al gotha dei maestri del nostro Cinquecento, insieme a Leonardo, a Michelangelo, a Raffaello e a Tiziano. Fu attivo in terra lombarda ed in quella che, ora piemontese, un tempo faceva ancora parte del Ducato di Milano. Ma è stata proprio la Regione Piemonte, sostenuta da altri sponsor, a finanziare la recente mostra dal titolo eloquente: Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari.  Curata da Giovanni Agosti e da Jacopo Stoppa, con la supervisione di Gianni Romano, il massimo esperto vivente dell'artista di Valduggia, la rassegna era scandita in tre atti, corrispondenti alle stagioni della vita creativa di Gaudenzio, e si articolava su tre sedi: 1) Varallo. La meglio gioventù. 2) Vercelli. Quella che chiamano maturità. 3) Novara. Rimettersi in gioco.  Accanto alle opere inamovibili, perché contenute nelle chiese sotto forma di affreschi, o di monumentali pale d'altare e nelle cappelle del Sacro Monte, quali sculture e pitture murali, sempre visitabili in situ, vi erano esposte centoventi opere, sia di Gaudenzio, che dei suoi...

Gli angeli musicanti di Gaudenzio Ferrari

“Beata chèla man, ch'a la fa inscì anca duman” esclamò il mendicante con riconoscenza quando si rese conto della generosità dell’obolo ricevuto. Era seduto sui gradini del santuario di Saronno e intirizziva negli abiti leggeri. Aveva le punte delle dita delle mani congelate. Le avvicinò alla bocca e soffiò. Invano. Il freddo pungente di quella vigilia di Natale (la più rigida a memoria d’uomo) gli era penetrato fin dentro le ossa. Avrebbe fatto meglio ad entrare subito in chiesa alla ricerca di un poco di tepore. Anche quello delle candele accese davanti all’altare della Madonna gli sarebbe bastato. E poi, chi sa? Magari la Vergine lo avrebbe beneficiato di uno dei miracoli per cui la sua statua andava tanto famosa facendolo guarire. In fondo era questo il motivo principale della sua venuta lì. L’altro era la curiosità di vedere gli affreschi della cupola, di cui nell’ambiente dei musicisti non si faceva che parlare.   Arrivava da Milano, dopo un pellegrinaggio a piedi che gli era costato parecchi giorni e molta fatica, dato che doveva procedere sulla...

Borgosesia / Paesi e città

Sarebbe fin troppo ovvio candidare Varallo a rappresentante della Valsesia, ché la città è la gemma di cui la valle è il portagioie, col centro storico gremito di cose belle, i musei, le piazze, le vie così piccole che pare ci possa trascorrere solo un’aria leggera. Qui c’è il Sacro Monte e il fiore delle opere di Gaudenzio Ferrari e di Tanzio da Varallo, la Pinacoteca, il Museo di Storia Naturale, chiese punteggiate di affreschi fulgidi, e…   E quindi parlerò meglio di Borgosesia, dove son nato, città che fa il doppio di abitanti rispetto a Varallo (che ne ha 7000), e che, coi comuni limitrofi, compone un centro industriale un poco grigio e un poco anonimo. E anche ibrido: sta infatti a mezza via tra due distretti dalla fisionomia più nitida, quello biellese della lana, e quello delle valvole e delle rubinetterie che ha il suo centro d’attrazione nel Cusio; così Borgosesia ha un po’ dell’uno e un po’ dell’altro.     Sembrerebbe che la città ami scaricarsi delle proprie memorie, anche quando sono gloriose. Per dirne qualcuna, senza avere la pretesa di farne una gerarchia, ricordo che grazie a un borgosesiano, Alessandro Antongini, fondatore assieme ai fratelli...