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George Gordon Byron

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Il Bel Paese dove il dì suona / Un giorno di Dante che dirvi non so

Mi scusi Presidente non è per colpa mia ma questa nostra Patria non so che cosa sia. Può darsi che mi sbagli che sia una bella idea ma temo che diventi una brutta poesia. (Giorgio Gaber)   «Dì» è parola dantesca, dall’«ultimo dì» che Capaneo ricorda nel XIV canto dell’Inferno (v. 54: «onde l’ultimo dì percosso fui») al «sol dì» di un ipotetico miracoloso mese invernale nel XXV canto del Paradiso (v. 102: «l’inverno avrebbe un mese d’un sol dì»). Sembra più che legittimo allora intitolare a Dante un dì, come ha fatto il Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Dario Franceschini, proclamando il 25 marzo Dantedì, in coincidenza con quella che sembra la data più probabile per l’inizio del viaggio dantesco nell’aldilà. Di «dì» aggiunti a cose e nomi in funzione celebrativa e commerciale, esemplati sull’ovvio modello dei giorni della settimana (lunedì, martedì, mercoledì, ecc.), l’italiano ne ha già in verità alcuni, fino ai recenti Soledì, orologio meccanico da parete con ingranaggio a vista, il cui nome significa “giorno di sole” per suggerire «che ogni giorno è un giorno di sole e di speranza», come si legge nella...

Auden, Isherwood, Spender. Il diario di Sintra

Arrivare a Sintra, luogo dell’immaginario, fiabesco come pochi, nel Novecento patria d’elezione di miliardari, eccentrici, scrittori, artisti in fuga dalle scomode familiarità della madrepatria o semplicemente in cerca di un Altro posto in cui vivere. Un luogo parallelo sì, ma assolutamente altro, con i suoi castelli, la sua nebbia, le sue guglie, la sua anima al tempo stesso nordica e mediterranea. Non è un caso che nel corso dei secoli Sintra abbia affascinato viaggiatori così diversi e provenienti da luoghi così disparati, primo fra tutti Byron, per non parlare della nutrita colonia inglese che all’inizio del secolo scorso fugge dalle restrizioni sociali dell’Inghilterra del tempo per cercare uno stile di vita meno conformista.   Fuggono dall’inglesità anche gli estensori di un testo importante e ora riscoperto, Il Diario di Sintra, che è al tempo stesso testimonianza delle tensioni politiche dell’epoca e documento delle correnti sotterranee che percorsero vite private e artistiche del terzetto coinvolto, ovvero Christopher Isherwood, Stephen Spender e W. H. Auden; anche se quest...

Giuseppina Turrisi Colonna / L'addio di Lord Byron all'Italia

Ignota ai più, come del resto altre scrittrici di epoca risorgimentale (Maria Giuseppina Guacci Nobile e Laura Beatrice Mancini Oliva sono tra queste), Giuseppina Turrisi Colonna, palermitana del 1822, fu ispirata poetessa civile. Scrisse Alle donne siciliane e, in due occasioni, Alla Patria: a quella siciliana (ci si rammenti che il Quarantotto siciliano fu repubblicano e indipendentista) nonché a quella italiana, ancora nient'altro che vagheggiata. “Morì non compiuto il ventesimosesto anno”, scrisse di lei Francesco Guardione, “il dì 17 febbraro 1848, mentre il cannone degl'insorti rombava a Porta Maqueda”. Tra le sue poesie spicca una trilogia dedicata a George Gordon Byron, nei suoi versi trasfigurato in un vero e proprio prototipo dell'eroe romantico. Più che nelle liriche dichiaratamente dedicate all'Italia, piuttosto ingessate nella loro magniloquenza, è qui che si scorge la vena più felice della scrittrice: e, al netto dei debiti con Foscolo e con il Leopardi delle canzoni, più originale.   L'ADDIO DI LORD BYRON ALL'ITALIA.   Alfin partia....