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Gian Piero Piretto

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Gian Piero Piretto. Settant'anni di storia culturale sovietica / Quando c’era l’Urss

Tutto comincia il 7 novembre 1917, anche se poi nel calendario la data canonica sarà il 25 ottobre del medesimo anno: la Rivoluzione russa. Inizia con uno slittamento di date il ricco e affascinante volume di Gian Piero Piretto, Quando c’era l’Urss. 70 anni di storia culturale sovietica (Cortina pp. 623, € 39). Si tratta di una storia visiva di questo paese che ha avuto una così grande influenza nelle vicende del XX secolo, e che è ancora centrale nell’attuale storia del mondo. Il libro ci permette inoltre di capire la Russia contemporanea, Putin e gli oligarchi, la cultura letteraria e quella musicale, il nazionalismo e le aspirazioni di un paese complesso e articolato. Piretto ha scandagliato le forme di vita, il cinema, la letteratura, gli oggetti, i manifesti, la pubblicità, le cartoline, le fotografie, le parate militari, i ritratti di Lenin e di Stalin, ovvero ogni aspetto visivo che possa, partendo dai dettagli, ricostruire il generale, l’assetto complessivo dell’Urss. Si legge come un album d’immagini, e insieme come un commento continuo a opere conosciute e sconosciute, che s’immerge nel flusso della vita della società sovietica. Per orientarsi in questa attraversata...

Lugano. Verso ovest

Per alcuni anni della mia vita, mentre ero un giovane apprendista regista radiofonico, ho frequentato il Ti­cino e in particolare Lugano. Lavoravo come assistente regista di Sergio Fer­rentino alla produzione di alcuni suoi radiodrammi, tra i quali, in particolare, uno sui novecento giorni dell’assedio di Leningrado, messo poi in scena come si faceva alla radio una volta, con gli attori in diretta e il pubblico in sala, dall’auditorium della Radio sviz­zera italiana, il 29 novembre 2006. Ma questa è un’al­tra storia.   ph. Giovanna Silva   A Lugano ho passato molti mesi quell’anno, il 2006, a lavorare con i tecnici, a fare le prove con gli attori, a registrare suoni di guerra sulle colline insie­me all’esercito svizzero. In primavera albergavo in un piccolo hotel a conduzione familiare, pieno di italiani immigrati dal Meridione. In autunno, nei giorni pri­ma della diretta, ci trasferimmo tutti di fronte al lago, in un hotel che portava il nome del famoso educatore, filosofo e riformatore svizzero Johann Heinrich Pe­stalozzi.   ph. Giovanna Silva   All’interno dell’albergo c...

Putin e l’animo russo. Intervista con Gian Piero Piretto

La casa è piena di libri, ma sono soprattutto gli oggetti – cartoline, souvenir, ritratti, statuine, gadget –, le “cose” sugli scaffali e i ripiani, oltre ai quadri alle pareti, ad attirare l’attenzione. Si tratta in gran parte di oggetti d’origine russa, paese di cui Gian Piero Piretto è studioso. Piretto non è uno storico e neppure un letterato in senso stretto. Si occupa di cultura visiva, una materia o disciplina, che in Italia ha una storia piuttosto recente.   Nel corso degli anni ha scritto molti libri, tutti originali e inconsueti. Il radioso avvenire. Mitologie culturali sovietiche, uscito nel 2001 presso Einaudi, parte dal 1917, dalle utopie d’Ottobre, e arriva agli anni Ottanta del XX secolo, passando per gli anni staliniani, spiega con immagini e riferimenti alla vita quotidiana dei russi la celebre frase di Stalin: “Vivere è diventato più bello, compagni, vivere è diventato più allegro” (1935), insomma racconta la storia visiva dell’Urss e dei suoi miti. Gli ultimi due apparsi si intitolano: Gli occhi di Stalin e La vita privata degli oggetti sovietici,...

Gian Piero Piretto. La vita privata degli oggetti sovietici

Che odore ha l’Urss? Dolce, forte e intenso, quasi nauseabondo come Mosca Rossa, il profumo delle élite sovietiche e poi del popolo, prediletto anche dai beoni per la sua alta gradazione alcolica? O sapore di sciroppo alla frutta, erogato dai distributori pubblici di acqua gassata (la poetessa Bella Akhmadullina gli dedicò nel 1960 versi quasi erotici), dal gusto annacquato dal perenne defizit dell’economia pianificata? Forse, l’inconfondibile “afrore sovietico”, un misto di pesce essiccato e vapore di banya collettiva.   Dopo aver esplorato la cultura visuale staliniana, Piretto disegna un Museo delle Cose sovietiche, ricostruendo la memoria degli oggetti che per settanta anni hanno accompagnato la vita quotidiana del sovok (l’homo sovieticus). Ambiti, sognati, agognati, attesi per ore o giorni o anni, nelle immancabili code. Il catalogo è lungo, suddiviso per voci: da polpetta a Sputnik (il più elegante), da carta igienica (che sa di insaccato del popolo, o viceversa secondo una barzelletta corrente all’epoca), a samovar (l’istinto borghese da estirpare, ma resistente tanto da riconfluire nel...