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Gianfranco Ravasi

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Spiritualità / Esiste l'anima?

Alle soglie della morte l'imperatore Adriano, con parole piene di malinconia e di rimpianto prende congedo dalla propria anima, ospite e compagna del corpo cui era solita dare diletto, che ora se ne andrà, solitaria ed evanescente, tra le ombre di un Ade freddo e desolato. Né del tutto morta, né del tutto viva. Oggi l'elegia dell'imperatore poeta probabilmente direbbe addio ai neuroni che, nel cervello morente, si spengono uno alla volta spezzandone le sinapsi e interrompendo tutti i collegamenti tra le parti del corpo, come accade scollegando la memoria di Hal, il super-computer del film di Kubrick Odissea nello spazio. Ma c'è una differenza tra la morte di Adriano e la fine di Hal e sta in un dettaglio: la presenza o l'assenza di un'anima. Allora, la questione da porsi è se esista un'anima e cosa sia.    Attorno a lei, nei secoli, si sono formate diverse congetture, delle quali alcune sono state abbandonate mentre altre persistono ancora oggi; la scienza, invece, ne ipotizza di nuove. A lungo si è creduto che l'anima abitasse il corpo come una prigioniera che la morte avrebbe liberato o come una scintilla dell'essenza divina a cui, sempre dopo la morte, si sarebbe...

«Ero straniero e non mi avete accolto» / Il prossimo, il lontano e l'accoglienza dei profughi

La coerenza di Salvini   «Sono un cristiano coerente», ha risposto Matteo Salvini al twitter di Gianfranco Ravasi (anche lei, eminenza!?), che in relazione al respingimento della nave Aquarius aveva scritto, parafrasando in negativo Mt. 25,43:  «Ero straniero e non mi avete accolto». «Amerai il prossimo tuo», si dice nel Vangelo. Io non sono credente e non mi intendo di questioni interne alla chiesa; mi intendo un poco di filosofia politica ed è su questa base che vorrei commentare l'episodio. Forse Salvini intende il precetto alla lettera, perché no. Prima il prossimo dunque. La massima si addice al «primanostrismo» elaborato da Salvini, una specie di variante paesana del grido «America first!» di Donald Trump. Il popolo italiano deve pensare ai suoi terremotati, disoccupati e indigenti, altro che a quelli che vengono da lontano, profughi, migranti e rifugiati che invadono il Bel Paese per godere della pacchia (sic) e farsi una crociera (sic sic sic).   Chi è il prossimo?   Ora, bisogna sapere che il conflitto noi/loro, vicino/lontano non è certo stato inventato oggi, anzi ha una lunga storia filosofica che spesso si è trovata di fronte a quesiti analoghi:...

Lou Reed: un cuore da rock'n'roll

Lou Reed se n’è andato lasciandoci il grande rimpianto per delle bellissime canzoni, borbottate o urlate con un’aspra voce e suonate con un’energia che faceva facilmente dimenticare la non eccelsa tecnica chitarristica, ma anche l’interrogativo su perché tanti di noi hanno amato uno così antipatico e scostante, e si sono profondamente identificati con le sue ribollenti storie di abissi umani. Pongo la domanda da un punto di vista personale: perché un borghese come me, che non ha manco per sbaglio fumato nemmeno una canna, non ha mai provato un soffio di turbamento per un uomo e si è sempre tenuto lontano da bettole e bassifondi, si sente così vicino a Lou Reed e “rappresentato” dalle sue canzoni?     Può bastare come spiegazione il ricorso a Dostoevskji e la facile constatazione che è l’ombra ciò che crea la luce e non viceversa? Fa più riflettere che il Cardinal Ravasi, alla notizia della sua morte, abbia twittato proprio i due versi conclusivi di Perfect day, mostrando con una citazione evangelica (“Non fatevi illusioni: Dio non si...