Categorie

Elenco articoli con tag:

Giulio Bollati

(3 risultati)

A 25 anni dalla morte / Fellini, antropologo e profeta

«Comincia un grande futuro», scrive Tullio Kezich nell’ultima pagina della sua biografia felliniana, riprendendo uno dei tanti necrologi apparsi in occasione della scomparsa del grande regista. Quel futuro è il nostro presente: un quarto di secolo ci separa ormai da quel 31 ottobre 1993 in cui Federico Fellini cessava di vivere, dopo due settimane di agonia seguite dalle televisioni di mezzo mondo (con macabra ironia, qualcuno parlerà di “set felliniano”).  In fondo, alla morte – non solo la sua – Fellini ci aveva preparati da sempre. La sua filmografia, dai Vitelloni in avanti, non è che una continua meditazione/esorcismo sul tempo che passa e consuma la vita e i sogni («Una mattina ti svegli, eri ragazzo fino a ieri e adesso non lo sei più») e sul mistero del “dopo”, al quale avrebbe voluto dedicare un intero film, quel Viaggio di G. Mastorna che non riuscì mai a realizzare. Eppure, io credo che se si montassero una dietro l’altra tutte le sequenze di feste banchetti parate sagre circhi matrimoni orge processioni capodanni carnevali dei suoi film, probabilmente avremmo in mano la più vasta meditatio mortis del XX secolo. Ora, se questo è quel che ci ha lasciato, quale...

Einaudi, 80 candeline

Nel 1933, quando comincia la sua attività d’editore, Giulio Einaudi pubblica una rivista, “La Cultura”, fondata da Cesare de Lollis. È lì, intorno al mensile, che si forma il gruppo che si trova in via dell’Arcivescovado, a Torino, al civico 7, nello stesso palazzo dove aveva avuto sede “Ordine Nuovo” di Antonio Gramsci. Ci sono Leone Ginzburg, Cesare Pavese e Massimo Mila, tutti usciti dal liceo D’Azeglio. Come se non bastasse, l’anno seguente, il giovane Giulio prende a carico la rivista del padre, l’economista e futuro presidente della Repubblica, Luigi Einaudi: “La Riforma Sociale”.   Da questo nucleo di collaboratori, amici e studiosi, nasce la casa editrice che porta il suo nome, un aspetto spesso sottovalutato nella genesi del più importante editore italiano del secondo dopoguerra, di certo il più prestigioso e carico di cultura. Essere un editore di riviste vuol dire privilegiare due aspetti: l’interventismo culturale e il gruppo. Che Einaudi sia stato ben presto un editore “militante”, nel senso forte del termine, è evidente anche all...

Levi e la Tempesta

Nell’ultimo capitolo di Se questo è un uomo, «Storia di dieci giorni», Primo Levi racconta gli ultimi, drammatici momenti della sua reclusione nel Lager di Auschwitz-Monowitz. L’11 gennaio 1945, col tuono dei cannoni russi all’orizzonte, Primo si ammala di scarlattina e viene ricoverato nel «Ka-Be» (Krankenbau: quel luogo fra tutti paradossale che è l’infermeria del campo di sterminio). A un certo punto, a lui e agli altri, viene annunciato che l’indomani mattina dovranno lasciare il Campo: i tedeschi hanno deciso di evacuarlo, prima che la marea dell’Armata Rossa si avventi su di loro. Già da tempo i superstiti sapevano che sarebbe stato proprio quel momento a decidere della loro sorte: nelle loro condizioni, una marcia a tappe forzate nel gelo di gennaio, guardati a vista dai tedeschi in rotta, equivale a morte certa. Eppure l’istinto di lasciare quel luogo di morte è per loro irresistibile. La notte del 18 gennaio dunque, con pochissime eccezioni, i circa ventimila sopravvissuti di Auschwitz si mettono in marcia. Quasi tutti destinati a non tornare a casa. Per Primo non c’...