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Giulio Tremonti

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Pane e cultura

Pubblichiamo un'anticipazione dal libro di Bruno Arpaia e Pietro Greco, La cultura si mangia!, Guanda, da oggi nelle librerie.   D’accordo, ne siamo consapevoli: è fin troppo facile iniziare con le ormai celebri dichiarazioni di Giulio Tremonti. Ma non è colpa nostra se, quando era ministro dell’Economia, il commercialista di Sondrio ha riassunto in una sola battuta i pregiudizi e le arretratezze di buona parte del Paese rispetto a tutto ciò che sa di pensiero, di riflessione, di elaborazione culturale, di sguardo lungo sui nostri destini. «Con la cultura non si mangia» ha dichiarato infatti Tremonti il 14 ottobre 2010. Poi, non contento, ha aggiunto: «Di cultura non si vive, vado alla buvette a farmi un panino alla cultura, e comincio dalla Divina Commedia». Che umorista. Che statista. Meno male che c’è gente come lui, che pensa ai sacrosanti danè. E infatti, con assoluta coerenza, Tremonti ha tagliato un miliardo e mezzo di euro alle università e otto miliardi alla scuola di primo e secondo livello, per non parlare del Fus, il Fondo unico per lo spettacolo e altre inutili...

Tutti i segreti del Presidente

Dicono che un tempo (durante la prima Repubblica? durante la seconda? Nell’intervello tra le due o nei tempi supplementari dell’ultima?) le cose funzionassero grosso modo così. Il Presidente, qualche giorno prima della riunione del Consiglio, riceveva i più influenti dei suoi ministri che gli sottoponevano i decreti e le misure che avrebbero dovuto essere adottate. Poi c’era il giro delle udienze concesse a una mezza dozzina di grand commis dello Stato che facevano sentire la voce dell’alta burocrazia e delle istituzioni nodali. Su cosa? Essenzialmente sulle modalità e sui tempi con cui queste decisioni avrebbero dovuto “impattarsi” sullo status quo esistente. Il parere di queste voci non era sul “cosa” ma sul “come”. In effetti, dato che ognuno stava a guardia dei confini della propria nomenklatura di appartenenza,  la soluzione era inevitabilmente quella di sterilizzare ogni provvedimento. Così che interferisse il meno possibile su interessi piuttosto muscolosi, su realtà particolarmente permalose. Soggetti, insomma, pronti a reagire piuttosto ruvidamente nei confronti di...

Tutti sono stati bambini. Conversazione con Giuseppe Caliceti

  Da quando sono un insegnante ho notato che tutti gli adulti, indipendentemente dalla loro professione, quando parlano di scuola rimuovono costantemente la loro esperienza di studenti, dando giudizi di taglio vagamente sociologico che magari si appoggiano sulla vicenda dei loro figli o di adolescenti che conoscono. Chi non lavora nella scuola – e spesso anche chi ci lavora – ha a che fare con una rappresentazione ideologica della realtà costruita dai media. Una rappresentazione che dipinge la scuola come il teatro di una catastrofe e il luogo della barbarie, con il preciso compito di servire l’attacco contro la scuola pubblica in corso da tempo, di cui i Gelmini, Brunetta, Tremonti hanno scritto solo la pagina più recente, offensiva e brutale. I problemi reali vengono sistematicamente ignorati e l’invenzione di presunte emergenze serve per legittimare provvedimenti, in genere tagli di spesa o mostruosità burocratiche inconcludenti, che creeranno nuovi problemi: in questo modo in dieci anni la condizione della scuola italiana, e la qualità della vita al suo interno, è peggiorata davvero e sistematicamente. Il...

Angiola

  Il romanzo è Vergogna, uno dei capolavori del nobel sudafricano Coetzee. Il personaggio principale è David Lurie, che, dopo aver sedotto una studentessa, è espulso dall’università di Città del Capo, dove insegna. Si trasferisce allora dalla figlia Lucy, in una fattoria della provincia orientale. Qui, nel laboratorio veterinario di Ben Shaw, si dedica ai cani destinati alla “dissoluzione”.   Col tempo impara a trattare gli animali prima del loro salto nel buio. Poiché Ben gli ha detto che i cani sentono “l’odore dei pensieri”, si sforza di tranquillizzarli, lascia che gli lecchino le mani. David si convince passo dopo passo che i cani percepiscano “la vergogna della morte”.   A Cantù, nella Brianza operosa, la signora Angiola Tremonti, assessore del comune e pittrice (nonché sorella di Giulio, il ministro), ha chiesto poco tempo fa che i cani randagi siano soppressi. Giustifica la sua richiesta evidenziando le spese a cui il comune andrebbe incontro per il loro mantenimento. Si richiama al buon senso, si dichiara proprietaria di amatissimi cani....

L'ardesia e la rete

A circa 200 anni dall’introduzione della lavagna di ardesia, usata per la prima volta a West Point nel 1809, nel 2006 l’allora ministro dell’istruzione Fioroni annunciava l’introduzione della LIM (Lavagna interattiva multimediale) nelle scuole italiane attraverso un piano, poi rilanciato nel 2008, che prevedeva 10.000 esemplari. Il comunicato stampa annunciava un investimento da 20 milioni di euro, che sarebbe entrato a regime per l’anno scolastico 2008/2009: i ministri Gelmini e Brunetta, per l’occasione insieme al premier Berlusconi promettevano che nel mese di dicembre 2009 il progetto avrebbe riguardato circa 4000 scuole, “il 40% degli istituti scolastici principali”, contestualmente a un piano di formazione per 24.000 docenti: “le scuole potranno così sviluppare contenuti didattici digitali, fruirne in rete e utilizzare strumenti di collaborazione come blog, wiki e videoconferenze”.     Anche per l’assenza di dati disponibili e a fronte di numeri vaghi e approssimativi, non è mia intenzione fare il punto della situazione sull’attuazione del piano e sulla retorica della...

Intervista a Girolamo De Michele

Inizia oggi la rubrica Lavagna, uno spazio di riflessione sul mondo della scuola, sull’educazione, la pedagogia e la cultura della conoscenza. La scuola di cui parleremo è un luogo dove si concentrano le contraddizioni culturali, economiche e sociali del presente, fotografato in una fase di trasformazione che tocca in primo luogo i suoi soggetti principali, gli studenti. Un luogo di formazione e di scoperta individuale, un punto di intersezione tra cultura alta e bassa, libresca e di strada, di avvicinamento alla politica attraverso cui guardare le pratiche di democrazia e di cittadinanza vissuta nel quotidiano. La scuola è anche un ponte tra le generazioni, un mezzo di comunicazione con gli adulti fuori dalla famiglia, e quindi un punto di incontro e scontro tra visioni della realtà; ed è il luogo dove si mostrano fenomeni relativamente nuovi per l’Italia come le migrazioni, che fanno della scuola e dei diversi attori sociali che la compongono un laboratorio di multiculturalità molto più vivace e attivo di quanto non emerga dai media. La scuola è un microcosmo, in qualche modo protetto, che riflette quello che...