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Giuseppe Conte

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Disabilità / Gli ultimi degli ultimi

Il 22 aprile 2020 Maria Novella De Luca firmava su Repubblica un pezzo di denuncia della grave situazione di abbandono in cui si trovano 260.000 studenti con disabilità, non previsti né inseriti in alcun piano di scuola a distanza ai tempi della pandemia da Covid19. Ci si aspettava che nella task force di specialisti per la cosiddetta fase2, il cui lavoro rimane a tutti noi oscuro, ci fosse almeno una voce che si occupasse di questo tema. Invece, nel discorso tenuto la sera del 26 aprile dal premier Conte, non vi è proprio alcuna traccia della scuola, che spunta solo perché sollecitata dalla domanda di un giornalista e ottiene in risposta la paternalistica rassicurazione che “nonostante sia molto complicato faremo di tutto per riaprire le scuole a settembre”, figuriamoci se vi è traccia della questione disabilità.   Quei 260.000 studenti e le loro famiglie dovranno arrangiarsi, patire l’isolamento il doppio degli agli altri e regredire rispetto alle difficili conquiste che chi parte svantaggiato lotta per ottenere. Molti di questi ragazzi non riescono a interagire con le lezioni a distanza, per molti altri sono inadeguate e insufficienti. Si potrebbe parlare di violazione del...

Oggettivare la soggettività / Curriculum

Che tipo di testo è un curriculum? La questione, avendo investito Giuseppe Conte, nostro Premier prossimo venturo, è tutt’altro che accademica. E la risposta, stando agli innumerevoli usi che dei curricula si fanno oggigiorno, e alla miriade di sue manifestazioni semiotiche – dalla versione narrativa a quello sotto forma di elenco, da quella cartacea a quella on line, dagli endorsement di Linkedin alle videopresentazioni di cui è stracarica Youtube –, è meno ovvia del prevedibile. Soprattutto meno facile e immediata. Sembra un po’ come il solito tempo per Agostino: una cosa che tutti sappiamo cos’è, ma quando dobbiamo definirla ecco che scappa da tutte le parti. Così, internet è piena di gente che ti dà consigli sul miglior modo di stilarlo, di saputelli che sciorinano le regole d’oro per la sua compilazione ideale, ma non c’è quasi nessuno che riporta, non so, le sue origini storiche, le sue trasformazioni nel tempo descrivendo, appunto, la sua forma testuale. L’unica cosa di cui si è certi è che si tratta di un che di freddamente istituzionale, di mediamente azzimato, che fa della persona che esso deve presentare una sommatoria di stereotipate competenze ritenute socialmente...

Genova / Paesi e città

Beati coloro che hanno un’identità. Che è come credere in Dio o giurare viscerale fedeltà al luogo in cui nascono, con forza ne avvertono il senso di appartenenza. Figli di una terra precisa, si sentono immigrati, emigranti, diversi, in un qualunque altro luogo che non sia quello di nascita identificandovi il punto del loro equilibrio psico-fisico. Perché il punto d’equilibrio, per loro, è riconoscersi in un dato punto geografico. Beato chi se ne va e poi torna, come insegnano le antiche narrazioni, secondo una circolarità di percorso, di disegno immaginario di una spirale. Certo che chi torna non si troverà mai allo stesso punto di partenza, lui e il luogo sono cambiati insieme. È l’andamento circolare del tempo, che vediamo inciso nei tronchi degli alberi.   Qualcuno ha definito il momento del ritorno come un “salto di ottava” (musicalmente parlando). E qualcuno, alludendo a questo salto, allude addirittura a un’altra dimensione, estrema – come quella traversata dal revenant che, se torna a raccontare, sa che mai potrà essere inteso. O finirà pazzo, come il...