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Giuseppe De Santis

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La storia di un partigiano e di chi gli sparò / Quando la nonna ha ucciso il nonno

«Non hanno perso quello che avevano trovato allora, e forse non lo perderanno per molto tempo. Sono vivi, attivi, tirano su muri diroccati, si sposano, fanno all’amore, cercano tutti i modi possibili, senza pigrizia e senza lamenti, di guadagnare la vita, di migliorarla e, con una incredibile rapidità, si sono dimenticati della guerra, della paura, del sangue, della servitù, del moralismo, della falsa santità, degli stati e delle leggi, e di tutte le menzogne e le atrocità degli anni passati».   Così Carlo Levi, ne L’orologio (1950), descrive l’esplosione di vita e attivismo febbrile seguito alla fine della guerra, che la liberazione aveva inoculato nel tessuto sociale della ricostruzione, nel tentativo di cancellare o esorcizzare le ferite inferte alle vite di uomini e donne. Di questo essere “ferocemente vivi” e del suo legame con la Resistenza scrive Rosa Mordenti nel suo Al centro di una città antichissima. La storia indicibile di un partigiano e di chi lo uccise, riportando alla luce le tracce di una storia di partigiani romani comunisti: una vicenda dai tratti generazionali in cui la lotta di Liberazione innesca progetti di emancipazione esistenziale e rottura degli...

Chi erano le ragazze? Crollo di un sogno

Le ragazze arrivano alla spicciolata. Hanno fra i 16 e i 29 anni; qualcuna è accompagnata dalla madre. Un’insolita cappa di gelo grava su Roma. Nell’Italia del Nord ha nevicato. È il gennaio del 1951. Il 15. Lunedì.   Le ragazze indossano cappottini leggeri, inadeguati al freddo intenso. Sono logori, riadattati dopo essere stati usati per anni dalle madri o dalle sorelle maggiori, secondo un diffuso costume della miseria del tempo. Quei cappottini consunti si portano appresso gli stenti della guerra confessando le ristrettezze del dopo. Sono il poco che c’è. Stoffe grossolane, colori mortificati.     “Erano tutte un po’ miserelle”, racconterà il signor Memmo, il falegname, tra i primi a soccorrerle. In città c’è tensione: si aspetta la visita del generale Eisenhower, nominato da poco comandante delle forze del Patto Atlantico. Ci saranno scioperi e manifestazioni in tutto il paese; quattro morti soltanto in Sicilia. Le ragazze cominciano ad affluire a via Savoia alle 8 del mattino, molto prima dell’ora indicata dall’annuncio pubblicato la domenica...