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La sua lunga danza intellettuale con il fumetto / La nona arte secondo Umberto Eco

Umberto Eco e il fumetto    “Quando ho voglia di rilassarmi leggo un saggio di Engels, se invece desidero impegnarmi leggo Corto Maltese” scrisse una volta Umberto Eco, che oltre al grande intellettuale che tutti conosciamo fu anche un colto conoscitore di musica, di libri antichi, di certo modernariato e, ciò che ci riguarda qui da vicino, un lettore e collezionista di fumetti. Eco – è risaputo – aveva scritto, fin dai primi anni Sessanta, numerosi interventi critici e accademici intorno al fumetto, ai suoi linguaggi, ai processi di lettura e comprensione che coinvolgono questo medium e alle sue forme di consumo. Fin da bambino, negli anni della guerra e poi da ragazzo nel dopoguerra, Eco era stato un amante dei fumetti, un collezionista di figurine, un seguace di svariate forme di cultura grafica popolare che avevano in parte nutrito i suoi sogni. Una testimonianza indiretta di queste passioni e dell’accarezzamento nostalgico del loro ricordo in età adulta e matura è evidente nel bel romanzo illustrato La misteriosa fiamma della regina Loana (2004), una sorta di testamento sui suoi amori culturali di gioventù, su cui spiccano i fumetti americani e italiani d’avventura...

L’equivoco del graphic novel

Graphic novel, ossia romanzo grafico: da qualche anno questa nuova, ancorché vecchia definizione si è imposta con tale forza che non c’è libreria di varia senza uno scaffale dedicato alle nuvole disegnate. Ma se già ben prima che questa espressione si imponesse le librerie più fornite non esitavano a ospitare di tanto in tanto qualche bel fumetto, va aggiunto che la storia del graphic novel comincia nel non più vicinissimo 1978, in corrispondenza della pubblicazione di quel che è unanimemente considerato il primo romanzo grafico, quel A contract with God di Will Eisner che in realtà fu una raccolta di quattro racconti brevi del celebre fumettista statunitense. Will Eisner, A Contract with God È opinione comune che la differenza fondamentale tra i fumetti e i graphic novel consisterebbe in una maggiore elaborazione di scrittura, illustrazione e soprattutto contenuti nei secondi rispetto ai primi. Maggiore densità che farebbe dei graphic novel non un genere del fumetto, ma un linguaggio a sé stante rispetto al fumetto stesso, qualcosa di altro e soprattutto di “alto”, degno di suscitare nel lettore il senso del sublime, di sviluppare tematiche universali o quanto meno di...

OdB: un narratore ironico

Era un vero ragazzino, Oreste, tutto preso dai suoi libri, giornali e fumetti e pieno di patacche su giacca e calzoni. Era un ultras d’altri tempi e se voleva fare uno scherzo a un interista, lui che era stato responsabile del tifo organizzato milanista e che si era fatto cacciare dalla direzione di Playboy pubblicando copertina e intervista a Gianni Rivera in veste di “playmate” con tanto di servizio fotografico sotto la doccia, lo invitava a pranzo da Giannino, il tempio della gastronomia milanista. Frequentava registi, grafici e artisti ma non ricordava mai doveva aveva messo le opere che gli regalavano (conservava un Francis Bacon infilato sotto al letto e il Dino Buzzati non sapeva dov’era finito). Aveva tradotto molti romanzi francesi, inglesi e americani, da Georges Bataille a Benjamin Costant a Oscar Wilde a Desmond Morris ma quelli a cui teneva di più erano Arthur Conan Doyle e Raymond Chandler… fu il primo in Italia a pensare che la distinzione tra “alta” e “bassa” per la letteratura fosse un’idiozia: esistevano buone storie e bravi scrittori, tutto il resto era l’eredità di professori in...

Nominare il fumetto oggi

Com’è facile immaginare, il termine “fumetto/i” è una prerogativa solo italiana. Facciamo allora una piccola panoramica mondiale, perché, come ha scritto Luca Raffaelli (Il fumetto, Il Saggiatore, 1997), il modo con cui una cosa viene chiamata ci dice molto di come una data cultura la “vede”. Nei paesi francofoni li si chiama bandes dessinées (bd), ‘strisce disegnate’: nome che ha avuto la meglio sul primigenio histoires en images coniato nell’Ottocento dall’autore svizzero Rodolphe Töpffer. Bandes dessinées è una definizione indovinata perché indica la principale caratteristica della costruzione di ogni fumetto, costituito di strisce (a loro volta formate da vignette poste l’una dopo l’altra che restituiscono sequenze di avvenimenti) rese col disegno. Nei paesi anglofoni e germanici si parla di comics, ‘storie comiche’, termine sopravvissuto all’altra definizione delle origini, funnies, di significato analogo. Questo perché i primi fumetti americani, derivati dalla tradizione del disegno satirico europeo, erano di argomento lieve e...