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Igort

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Quaderni giapponesi / Conversazione con Igort, maestro del fumetto

Complice l’uscita del secondo volume dei suoi Quaderni giapponesi, abbiamo incontrato Igort, maestro del fumetto italiano contemporaneo, per parlare non soltanto della sua ultima opera. Il 2017 è stato infatti anche l’anno che ha visto il varo della sua nuova avventura come editore con Oblomov, marchio dedicato al fumetto di qualità. Nel catalogo Oblomov figurano fra gli altri autori italiani quali Fior, Ferraris, Carpinteri e grandi maestri internazionali quali Burns, Ware e Taniguchi di cui è in uscita La foresta millenaria, opera incompiuta sulla quale il grande maestro giapponese stava lavorando poco prima di morire nel febbraio 2017. A partire dunque dal Giappone, la conversazione si è aperta su una molteplicità di temi e riflessioni, affrontati da Igort con l’intelligenza, l’eleganza e il rigore che da sempre lo contraddistinguono.    Partiamo dal tuo nuovo fumetto, Quaderni Giapponesi Volume 2: il vagabondo del manga. Pur nel solco del tuo lavoro precedente questo nuovo volume dedicato al paese del Sol Levante mi pare un'opera molto diversa. Il primo libro era un viaggio orientato lungo due direttrici principali: l'interiorità e il passato. Pur lontano da una...

Viaggio a Tokyo

Dopo l'intervista con Edo Chieregato, torniamo a parlare della casa editrice bolognese Canicola. A loro si deve infatti l'uscita di Viaggio a Tokyo, folgorante esordio sulla lunga distanza di Vincenzo Filosa. Un’opera prima dalla lunga gestazione che impone l'autore calabrese come una delle voci più interessanti del panorama fumettistico italiano. Abbiamo colto l'occasione dunque per parlare con lui del suo particolarissimo universo narrativo, esplorando la storia del fumetto giapponese, l'ossessione per il racconto sequenziale e il travaglio che accompagna ogni processo creativo degno di essere considerato tale.     Visto che il tuo libro gioca con elementi autobiografici, rimescolati e traditi come nella migliore tradizione dei mangaka ai quali fai diretto riferimento, mi piacerebbe che ci raccontassi la tua formazione e il tuo esordio nel mondo del fumetto.   Sono cresciuto leggendo tutto quello che trovavo nelle edicole calabresi, da Topolino e Braccio di ferro a Le bizzarre avventure di Jojo e Ranma ½. Seguivo tutto con attenzione maniacale, ma il mio primo vero amore è stato It's a Good Life, If...

Sottsass a fumetti

Quando hai annunciato di lavorare a un fumetto su Ettore Sottsass, ho pensato che questa relazione tra fumetto e design era una storia tutta italiana, nel senso che in questi modi si è manifestata solo qui. Il tuo caso è esemplare perché sei fumettista e anche designer. Ad ogni modo mi è venuto in mente un precedente. Ricordavo che Alessandro Mendini ti aveva chiesto di disegnare un fumetto quando aveva saputo che tu e Maurizio Cattelan eravate stati compagni di scuola e che avevate condiviso buona parte dei vostri pomeriggi padovani di giovani adolescenti. Tu però avevi spostato la scena a Milano per raccontare di Cattelan e le sue incursioni nel design degli anni Ottanta. Il racconto si avvia mentre si dirige verso l'Atelier Mendini con i suoi progetti sotto braccio per sottoporli al giudizio del maestro (una lampada che cammina e un armadio a forma di bara). Quanto c’è di vero in questa storia?   Dal punto di vista strettamente storico non sono neanche sicuro che al tempo raccontato dalla storia ci fosse già un Atelier Mendini perché nella metà degli anni Ottanta c’era lo Studio Alchimia. Se...

I Quaderni ucraini. Intervista a Igort

Con quale spirito si è avvicinato all'Ucraina, con quali idee generali la vedeva, e quale è stato l'impatto con la nuova realtà capitalista postsovietica? Io sono un raccontatore, mi sono avvicinato all’Ucraina perché volevo fare un libro sulle case di Cechov, che ha abitato a lungo tra Ucraina e Russia. Poi vedendo la realtà di quei luoghi mi sono reso conto che qualcosa di terribile era ancora in atto, una sofferenza sorda che soffocava quelle anime. Ho deciso di stabilirmi lì, di vivere come loro, per capire cosa li affliggeva. Sono rimasto per quasi due anni, viaggiando in lungo e in largo per l’Ucraina, la Russia e la Siberia. Calandomi, poco alla volta, in quell’universo strambo e quasi incomprensibile che è stata l’Unione Sovietica. Quando sono entrato credevo di essere un comunista, quando sono uscito mi sono reso conto che Kafka era un realista, qualcuno che conosceva bene quello spirito, quelle pratiche.   Come pensa che sia stata modificata l'umanità delle persone dallo shock seguito alla dissoluzione dell’impero sovietico? La mia impressione è stata quella...