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Il Leviatano

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Metafisica del populismo III / Che cos’è la paura

Il populismo vive di paura. La diffonde, l’asseconda, le offre dei bersagli immaginari, l’amministra con leggi specifiche il cui scopo è quello di tenerne sempre alimentato il fuoco (vedi: decreto sicurezza e legittima difesa). La sicurezza, del resto, a chi la si può presentare come la merce più preziosa se non a chi sempre trema? E di che cosa ha più bisogno l’istanza populista se non del timore e tremore della creatura? È un’ovvietà ma va ribadita una volta di più: senza paura il populismo sfiorirebbe. La sorda rabbia che agita il suo elettore ne è una compiuta espressione. Al suo fondo, la rabbia è un grido inarticolato. Quella rabbia non ha infatti valore per i suoi contenuti. Per un certo pensiero progressista la rabbia dovrebbe venir meno se le sue cause materiali fossero finalmente esplicitate e concretamente affrontate. Allora, si dice, lascerebbe il posto a un agire razionale e non vi sarebbe più spazio per la propaganda. Questo è però un classico esempio di quell’illusione “illuminista” che, sopravvalutando il potere della ragione critica (in realtà, come subito vedremo, impotente per natura), oscura il fenomeno che vorrebbe comprendere. Il “soggetto” populista resta un...

Nemtsov e Leviafan. Cosa succede in Russia?

Una luminosità intensa e allo stesso tempo livida domina tutto lo svolgimento dell’azione. E non si tratta soltanto di un gioco di aggettivi assonanti capitati per caso o voluti per stupire. Vivida perché il luogo in cui il film è stato girato Leviafan (Il Leviatano, regia di Andrej Zvjagintsev, 140’) è la tundra, sulle rive del mare di Barents nella regione di Murmansk, all’estremo nord della Russia, dove il clima è subartico e la luce delle brevi estati intensa e nitida. Livida perché le forze che si scontrano, le emozioni che si sviluppano, le tensioni fisiche e psicologiche che si dipanano incalzanti non concedono a quella natura di mostrarsi in tutta la sua rilassata bellezza. Dovrei scrivere Bellezza (Krasota) con l’iniziale maiuscola per rendere giustizia alla tradizione russa che vedeva in questa categoria culturale non soltanto la componente estetica ma anche, e soprattutto, quella spirituale. La Bellezza sublime della natura poteva avvicinare a Dio, suscitando nell’uomo che la contemplava anche il timor panico, visto che di fronte a tanta potenza non si poteva che riconoscere la propria...