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Italo Svevo

(10 risultati)

Tempo di libri - incipit / Italo Svevo, Senilità

Per contribuire a un momento d’incontro, approfondimento e scambio come Tempo di Libri, la fiera del libro che si terrà a Milano dall'8 al 12 marzo, abbiamo creato uno speciale doppiozero | Tempo di Libri dove raccogliere materiale e contenuti in dialogo con quanto avverrà nei cinque giorni della fiera. Riprenderemo i temi delle giornate - dalle donne al digitale -, daremo voce a maestri che parlano di maestri, i nostri autori scriveranno sugli incipit dei romanzi più amati, racconteremo gli chef prima degli chef, rileggeremo l' “Infinito” di Leopardi e rivisiteremo la Milano di Hemingway, rileggeremo insieme testi e articoli del nostro archivio, che continuano a essere attuali e interessanti.   Subito, con le prime parole che le rivolse, volle avvisarla che non intendeva compromettersi in una relazione troppo seria. Parlò cioè a un dipresso così: – T'amo molto e per il tuo bene desidero ci si metta d'accordo di andare molto cauti –. La parola era tanto prudente ch'era difficile di crederla detta per amore altrui, e un po' più franca avrebbe dovuto suonare così: – Mi piaci molto, ma nella mia vita non potrai essere giammai più importante di un giocattolo. Ho altri doveri io,...

Giani Stuparich. Memoria bellica

“3 giugno. Stazione del Campo di Marte. Albeggia. Le colline in vasto cerchio verde e azzurro stanno dentro un cielo purissimo. Dai vagoni tanfosi saltan giù soldati sbattuti e sudici”. Giani Stuparich (1891-1961), triestino, suddito disertore dell’Impero Austro-Ungarico, volontario nell’esercito italiano, andando al fronte, passa da Firenze, città in cui ha studiato e fatto le prime prove di scrittore, insieme al fratello Carlo e all’amico Scipio Slataper. Dei tre sarà l’unico a tornare e quello a cui toccherà il compito complesso della memoria di un sodalizio di affetti, politica e letteratura. Alla permanenza al fronte nei momenti tremendi del conflitto, egli ha dedicato il notevole Guerra del ’15 (1940, ripubblicato opportunamente in questi giorni da Quodlibet), ma sulle stesse vicende tornava anche il suo primo libro di narrativa, Colloqui con mio fratello, uscito nel 1924, per cui Svevo scrisse che “pareva un tempio”.   Giani Stuparich si era laureato a Firenze con una tesi su Machiavelli, prima di partire volontario, e  aveva esordito come autore in riva all’Arno, su “...

Memento italiano

Una flessuosa linea di continuità ha attraversato la storia politica italiana, almeno nel periodo repubblicano. Eventi rilevanti, cruciali, definiti variamente come «terremoti», «innovazioni», «rivoluzioni», sono stati in realtà rapidamente derubricati a corrente normalità.   Un collettivo fenomeno di rimozione, cancellazione cosciente o acquiescente e interessata, delle vicende dolorose e vergognose della storia patria. Abbiamo superato o meglio saltato con un’alzata di spalle e un misero e incespicante mea culpa rapidamente recitato come svogliati ragazzini in sagrestia. Per passare da una fase – triste e ignominiosa – a una potenzialmente prospera e civile.   Alberto Sordi ne I Vitelloni di Federico Fellini   È possibile individuare quattro momenti in cui il cambiamento, pur significativo, ha coinciso con una fase di continuità, una lunga e indistinta calma come se nulla (o quasi) fosse avvenuto. Gli snodi della Repubblica, salutati rapidamente come «rivoluzionari» o «epocali», si sono trasformati però in una appiccicosa fase di...

Francesco Pecoraro. La vita in tempo di pace

Di Ivo Brandani, sessantotto anni, ingegnere, protagonista della Vita in tempo di pace (Ponte Alle Grazie 2013) sapevamo già molto e da molto tempo: dalla raccolta di sette racconti Dove credi di andare (Mondadori 2007) e dai pezzi saggio-narrativi di Questa e altre preistorie (Le Lettere 2008). Due opere costruite con mezzi diversi e che tuttavia partono dagli stessi materiali potremmo dire avantestuali (scartafacci) pubblicati per molti anni da Francesco Pecoraro nel suo retrobottega, il blog personale.   La storia di Ivo Brandani si consuma nel tempo di una giornata, il 29 maggio 2015: siamo nel non-luogo dell'aeroporto di Sharm el-Sheik, ben lontano dalla Dublino di inizio Novecento; Brandani qui attende il compiersi del destino, salire sull'aereo che lo riporta in Italia. Il suo compito in Egitto è progettare una fittizia barriera corallina di Sharm el-Sheik che sostituisca quella vera, ormai morta.     La giornata è spezzata in inserti, catalogati ciascuno con un orario preciso; tra questi si incuneano sette nuclei narrativi di diversa lunghezza, sembrerebbero romanzi incompiuti. C'è un ordine preciso...

Futile

Please allow me to introduce myself I’m a man of wealth and taste … Pleased to meet you Hope you guessed my name, But what’s puzzling you Is the nature of my game … Rolling Stones, Sympathy for the Devil   Certo non inventava niente Walter Siti nel teorizzare, e ampiamente praticare, un “io sperimentale” quale narratore, punto di vista focalizzante e protagonista indiscusso dei suoi primi romanzi. Si ricorderà come già Italo Svevo, a proposito del suo Zeno, scrivesse a un ammirato Montale: “pensi ch’è un’autobiografia e non la mia”. Ma, se si avvicina al vero quanto sostiene (esagerando) il Daniele Giglioli di Senza trauma (Quodlibet 2011) – che proprio quella che è invalso definire autofiction, insieme al noir “politico”, sia il genere egemone della narrativa italiana degli ultimi anni – ciò si deve principalmente a lui. All’esemplarità cioè che – presso i narratori più giovani, unico termometro fededegno d’autorevolezza quando i media guardano solo alle classifiche di vendita – s’...

Francesco Targhetta. Perciò veniamo bene nelle fotografie

Perciò veniamo bene nelle fotografie, di Francesco Targhetta, (Ibsn, 2012. 248 pp., 19,90 €) è un romanzo in versi; un esperimento voluto dalla casa editrice, che ha convinto il dottorando trentunenne già autore di poesie a dispiegare negli spazi lunghi del romanzo una storia che sembra autobiografica e universale. La voce che parla è quella di un dottorando intorno ai trent’anni con una tesi in storia contemporanea e qualche rara supplenza in licei di provincia. Ma è anche il dimesso lamento di una generazione perduta, o almeno vorrebbe sembrarlo, nel plurale del titolo o nella congestione di progetti e speranze disfatte in un appartamento condiviso. La voce che parla è una sola ma ne contiene tante: c’è Los, universitario senza prospettive, compagno di pellegrinaggi in periferia tra le prostitute e i bar, a intonare litanie disilluse; c’è Teo, che sembra l’unico ad andare avanti, con un lavoro in una multinazionale, il trasferimento a Torino e le nozze; e ci sono Mara, l’amica d’infanzia aspirante attrice, e poi Giada, una liceale introversa ed emotiva, e Gloria, la...

Groupon, la macchietta dell’advertising

Ufficio turistico e piccola agenzia di welfare low cost. Guida gastronomica e succedaneo d’un automobile club. Internet sforna inedite creature a ritmo battente, e tra quelle di maggior successo popolare e commerciale c’è di sicuro Groupon. Ti offre di tutto, dalla manutenzione della caldaia alla visita cardiologica, e tutto rigorosamente a prezzi stracciati. Ma Groupon è anche altro. È anche una galleria degli orrori pubblicitari. La macchietta dell’advertising.   Per esempio, l’avreste mai detto che per sponsorizzare un esame baropodometrico con contestuale realizzazione di plantari ortopedici, si presentasse il tutto così: “Lo scheletro umano ha molte funzioni, oltre ad arredare le aule di scienze delle scuole di tutto il mondo. Ad esempio sostiene i bicipiti sexy di un uomo e protegge il cuore delle donne dagli urti di una relazione sbagliata. Conviene prendersene cura: fallo alla Sanitaria Majorana!”. Finora, nessuna scomparsa registrata.   Vagamente in stile Alberto Sordi, da medico della mutua, la promozione di una seduta di filler con acido ialuronico, al ritmo di: “Chi si somiglia...

Confidare ancora nei galantuomini?

L’articolo di Repubblica dello scorso 21 agosto era un perfetto tappabuchi di stagione, un petit rien da ombrellone. Il titolo suonava Rivoluzione a Miss Italia: nel nuovo decalogo per aspiranti reginette è raccomandata, si leggeva, la lettura di “almeno tre libri l’anno”. Fra i titoli consigliati Madame Bovary, Orgoglio e pregiudizio e Acciaio di Silvia Avallone. Facendo assurgere a classico con stupefacente rapidità – a un anno e mezzo dalla pubblicazione – l’ennesimo monnezzone scala-classifiche fabbricato da quell’industria del cinismo in cui da tempo s’è trasformata l’editoria italiana. Canonizzazione a tappe forzate che aveva previsto altresì, nel furor promozionale della volata (persa per un soffio) allo Strega 2010, l’oltranza di un editoriale avallonesco imposto alla prima pagina del quotidiano di scuderia, il Corriere della Sera (un temino di poche righe d’impostazione debitamente reazionaria, pour épater col pasolinismo degli stenterelli che tanto si porta in questi casi). Questa primavera è seguita la proposta d’un raccontino della medesima scala-...

Claudio Magris ... e anche la logica non si sente troppo bene

Livelli di guardia (Garzanti) in uscita in questi giorni raccoglie una serie di riflessioni pubblicate sul Corriere della Sera da Claudio Magris tra il 2006 e il 2011. Sono pezzi dedicati alla Costituzione italiana e alla sua messa in discussione, alla laicità e al rapporto con la Chiesa cattolica, fino ai grandi fatti di cronaca che hanno diviso il paese come il caso Englaro e la vicenda di Welby. Un libro ricco e indignato che libera dagli stretti confini dell’attualità e aiuta a riflettere sul cambiamento di un mondo che oggi più che mai ha bisogno di profondità e di memoria per non perdere l’equilibrio. Claudio Magris prende così spunto dall’attualità per darle il respiro del tempo storico: una distanza necessaria per degli scritti che sono sì figli dell’indignazione, ma che non tradiscono il bisogno di una riflessione che vada oltre l’angusto terreno della contingenza. Obliquo ad un mondo spesso incomprensibile, il professore di Trieste ci racconta con lucidità le contradizioni di una società e di un tempo che con la memoria sembra aver smarrito anche l’ironia. Lo...

Barcellona: la Trieste di Magris

  Domenica pomeriggio, caldo afoso. Vado a bere un caffè al CCCB, museo di arte contemporanea di Barcellona. Mi aspetta un amico, Claudio Magris. È lì seduto ai tavolini del Caffè San Marco. Claudio, triestino doc, prende per mano i visitatori e li porta a fare una passeggiata per la sua città, Trieste. È un lungo giro quello della mostra, che abbraccia buona parte della vita novecentesca di una Trieste mitteleuropea, al confine tra Italia e Jugoslavia, crocevia di artisti, scienziati e pensatori dell’Europa che si andava formando prima e dopo le guerre mondiali. E che ancora oggi si propone come città di integrazione, di melting pot culturale.     All’ingresso soffia un vento forte e gli schermi mandano video di folate micidiali: sono cappelli che volano via, storie di destini che si incrociano sui corrimani. È naturalmente la bora, amore e odio dei triestini. Superata la prima, terribile prova, si passa per il Carso, montagna di rilassanti passeggiate domenicali tra le rocce di calcare, ma anche luogo di trincee della prima guerra mondiale. Trieste è, infatti, terra di...