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Ivan Petrovič Pavlov

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I sogni di un visionario spiegati con la mimica della clinica cinica

Quanto leggerete di seguito è il frutto immaginario dell’autore. Ogni riferimento a fatti che accadranno è puramente casuale.   Anno duemilaquarantotto, revisione della decima edizione del DSM - Manuale Diagnostico e Statistico del Disordine Mentale (DSM-X-TR) - s’inserisce la diagnosi di Clinico Cinico. Da alcuni anni si è cominciato a inserire un nuovo asse chiamato diagnosi del diagnosta. Mancava. Quest’asse declina il quadro generale nell’atto clinico del clinico. Gli studi cominciarono negli anni Novanta del secolo scorso, quando un notissimo psicoterapeuta, scienziato romantico, scrisse un articolo, su una rivista di Milano, proponendo la diagnosi di Psicoterapeuta, declinandone le caratteristiche in perfetto stile DSM. Allora il testo fu letto in chiave ironica, tuttavia alcuni studiosi - con le carte in regola, s’intende! - presero il saggio seriamente. Invero altri due psicoanalisti anglosassoni avevano scritto Cent’anni di psicoanalisi e il mondo va sempre peggio.   Fu così che, nel tempo, verso gli anni Trenta del nostro secolo, la scienza romantica riottenne l’attenzione di...

Appunti sull’umanizzazione della monnezza futura

È sabato 25 giugno e stiamo scendendo verso piazza Carlo III. Sono le nove di mattina, e io e Francesco ci aspettiamo di vedere il disastro ecologico annunciato da tutti i media con le stesse parole e le stesse immagini fino a stamattina: una città sepolta nei rifiuti. Tutta questa zona, dalla Doganella in giù e fin dentro la città vecchia, è sempre quella più colpita dalla spazzatura, forse perché i politici sanno bene che qui non siamo a Mergellina, dove le troupe televisive sostano a prendere l’aperitivo al Gambrinus e vanno a mangiare i vermicelli a vongole nei ristoranti del Borgo Marinaro: e quindi è l’ultima parte di città che i politici decidono di far ripulire e, in realtà, pulita non lo è mai del tutto.   Guardiamo, giriamo, percorriamo corso Garibaldi, svoltiamo per porta Capuana, saliamo per Vico lungo a Carbonara, nel cuore del cuore della città plebea, ma invano. Il disastro che siamo venuti a vedere e a interpretare non c’è. A quel che sembra, e secondo il responso dei nostri occhi, la raccolta straordinaria ventiquattr’ore su ventiquattro...

Panta rei?!

È sempre bello tornare nel proprio paese natale, dove il pane è il più buono, i pomodori sono più pomodori e l’acqua disseta meglio di tutte le altre. “Panta rei” afferma Eraclito e sono d’accordo, certo! Non ci si può bagnare due volte con la stessa acqua, come non si può fare la stessa medesima esperienza due volte giacché ogni cosa nella sua realtà apparente è sottoposta alla inesorabile legge del tempo. Già, già. Ma allora come si spiega quello che mi è successo lo scorso week end quando, tornata nella mia Pisa in cerca di colori e suoni familiari, mi è capitato di portare mia figlia a sciacquarsi gli stinchi, rigati di sangue in seguito ad una rovinosa caduta sulla ghiaia, alla fontanella che si trova davanti a casa di mia nonna.   La fontanella, o meglio “la fonte” come la chiama mia nonna, è lì da sempre ed è sempre uguale, anonima nel suo modo camaleontico di confondersi con lo sfondo ma così attenta a ciò che le succede attorno, ritta e vigile nel suo aplomb discreto. La nonna ha sempre abitato...

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