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Jarmusch

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Tredici Cate Blanchett nel film d’arte di Julian Rosefeldt / Manifesto di un’attrice

Beati coloro che usano una macchina da presa e non sono obbligati a narrare, o documentare. Beato chi ne fa un uso che inganna le attese e rallenta, e dentro un frame fa scorrere impercettibilmente un significato, o un infinitesimo movimento. Nel cinema prodotto per il consumo cinematografico pochi registi se lo permettono: Tarkovskij, Lynch, von Trier, Jarmusch, anche Sorrentino se vogliamo, con un narcisismo voluttuoso che così bene ha devastato parodisticamente Maurizio Crozza. In Tarkovskij la lentezza della camera è metafisica, in Lynch è l’occhio dell’inconscio che emergendo si mette a narrare in irrazionale psichismo.     Manifesto è l’installazione multi-channel video che l’ex architetto e artista australiano-tedesco Julian Rosefeldt ha presentato a Melbourne (città natale di Cate Blanchett) nel dicembre del 2015 e poi sino ad oggi a Berlino, Sidney, Stoccarda, Monaco, New York, Parigi, Atene, Amsterdam, Helsinki, Buenos Aires, Shangai. Pochi mesi fa, al Sundance Festival, ha presentato la versione in lungometraggio dei tredici capitoli dell’opera, tutti interpretati come attrice protagonista da una straordinaria, proteiforme Cate Blanchett. Si può vedere in tv...

Festival de Cannes 2016 / Cannes. Neruda, la parola e la realtà

I giornalisti si lamentano spesso dei programmi elefantini dei festival che sempre più spesso sovrappongono film importanti e rendono oggettivamente impossibile riuscire ad avere il tempo materiale e la giusta attenzione verso tutto quello di cui sarebbe necessario parlare. Ci sarebbe poi da discutere sulla sostenibilità di un programma che costringe a scegliere tra Marco Bellocchio e Ken Loach, tra Pablo Larraín e Bruno Dumont e che ha deciso di concentrare in pochissimi giorni gran parte del cinema più importante di un intero anno. Ma d’altra parte si sa che la competizione a Cannes non è solo tra i film in concorso ma anche (e soprattutto) tra il festival francese e gli altri festival del cinema che in giro per il mondo fanno di tutto per riuscire ad accaparrarsi le première più importanti. E Cannes quest’anno ha davvero preso tutto quello che c’era da prendere. Se l’anno passato il concorso era sembrato a tutti particolarmente debole spostando gran parte dell’attenzione dei giornalisti verso Un Certain Regard e la Quinzaine des Réalisateurs (ricordiamolo, l’anno scorso Miguel Gomes, Philippe Garrel, Arnaud Desplechin, Apichatpong Weerasethakul, ovvero molti dei film più di...