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Jean-Marie Le Pen

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Francia: un’angoscia comune

Le reazioni al voto delle municipali francesi avvenute domenica scorsa non si sono fatte attendere. Sostanzialmente le opinioni a confronto sono due: da una parte chi ritiene che quello di domenica scorsa sia un voto di protesta, e dunque un’uscita temporanea dalla casa madre; dall’altra chi ritiene, invece, che esso rappresenti l’ultima, per ora, tappa di un processo di lenta trasformazione e dunque abbia, o almeno alluda a, un aspetto più profondo. Personalmente sono più vicino ai secondi.   Certo si può dire che oggi il campo degli euroscettici è in crescita, e di sicuro una delle ragioni del successo del Front National (d’ora in poi FN) va ricercata sotto questo aspetto. Ma poi quel risultato ha un riscontro anche con la storia della Francia in età contemporanea, con la memoria di una Provincia che ha sempre guardato da lontano e spesso con rancore a Parigi (intendendo con queste due figure da una parte l’immagine della Francia autentica e nella seconda quella di una realtà in cui il dato essenziale era la presenza degli stranieri, dei “non francesi”). È la Francia del popolo...

L'antisemitismo storico di Dieudonné

Che la quenelle vada intesa come un gesto scurrile, una provocazione anti-establishment o un’allusione al saluto nazista sarebbe una questione di scarsissimo rilievo se nelle ultime settimane i media internazionali non l’avessero eletta a materia di dibattito, contribuendo a viralizzarla e a circonfonderla di un alone di sinistro richiamo. La filologia del gesto non ha alcuna importanza: d’ora in avanti chi lo riproduce è tenuto a sapere che sta giocando con (cioè nella stessa squadra di) un antisemita dichiarato.   Il significato sta nell’uso, e lo scandalo mediatico crea il contesto, motivo per cui ogni nuova occorrenza della quenelle si carica di tutti i sensi che nel frattempo le sono stati attribuiti. Così funziona la macchina mitologica di cui Dieudonné è un abile manovratore, e tutti gli altri – chi lo condanna come chi lo acclama – i manovali più o meno consapevoli. Anche queste righe, purtroppo, contribuiscono a far girare l’ingranaggio, il quale potrà essere disinnescato solo quando l’attenzione pubblica si sarà spostata altrove.   Supponiamo che ci...

Edwy Plenel: contro il Front National

Edwy Plenel, classe 1952, giornalista politico francese, un passato alla testa della redazione di Le Monde, oggi direttore di Mediapart, testata indipendente e impegnata on-line, spiega perché l’avanzata del Front National è il risultato di una crisi democratica della politica francese. E perché oggi la Francia è in attesa di un nuovo Secolo dei Lumi.     Come spiega il fenomeno Front National?   Il Front National nasce come gruppuscolo ideologico, erede della tradizione dell’estrema destra francese, dal collaborazionismo alle guerre coloniali, annoverato tra i vincitori della storia solo per un’astuzia del generale De Gaulle. Tale famiglia intellettuale esisterà per sempre e si manifesta attraverso un essenzialismo della nazione e dell’identità e una teorizzazione dell’ineguaglianza.   Ora, questo gruppuscolo d’intellettuali è al cuore della vita pubblica da 30 anni. Dal 1983, anno delle prime vittorie locali, cui è seguita una prima avanzata con Jean-Marie Le Pen alle europee del 1984, fino alle presidenze di Mitterand, Chirac e Sarkozy. Non si tratta...