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Joseph Cornell

(5 risultati)

Una retrospettiva / Luca Vitone. Di cosa è fatta la memoria?

Di che cosa è fatta la memoria? Me lo chiedo dopo aver passeggiato per le sale del PAC di Milano, attraverso le opere dell’importante retrospettiva Io, Luca Vitone, visibile presso il museo milanese fino al 3 dicembre.   Le suggestioni germogliano osservando i lavori dell’artista genovese, oggi residente a Berlino, dove gli elementi del reale vengono scomposti e riassemblati facendo riaffiorare dal fondo del secchio significati che giacevano sepolti sotto il peso dell’abitudine interpretativa. Partendo dal più insignificante granello di polvere per arrivare ai confini geografici dell’Europa, tutto viene smontato e rimesso in discussione. Una condizione problematica in cui Vitone conduce intenzionalmente lo spettatore ma senza mai abbandonarlo. Si deve essere disposti allo spaesamento, per addentrarsi nel suo lavoro, ma è un patto di cui l’artista comprende l’onere ed è disposto a ripagare con generosità. Si deve fare un viaggio fuori dalle rotte tracciate, ma lo si fa insieme a lui, con le coordinate che dissemina qua e là, in una cartografia imprevedibile ma in grado di rivelarsi insospettabilmente accurata.   Wide City, 1998 Modello in legno della torre Velasca, 180...

Buzzi e Steinberg. Mirabilia tascabili

Sondrio, Museo Valtellinese di Storia e d'Arte. Uno striscione: Aldo Buzzi e Saul Steinberg. Un'amicizia tra letteratura, arte e cibo. «Il percorso della mostra inizia da quella parte?», domando all'impiegata del museo indicando l'ingresso. Mi risponde a metà fra lo stupito e il perplesso: «Veramente... Di solito noi iniziamo di là, dall'altra parte, al Credito Valtellinese...». Vorrei replicare qualcosa in merito a quel “di solito” e alla mancanza di indicazioni. Lascio perdere. Meglio farsi spiegare la strada. Provo a ripeterla, ma mi confondo subito. S., che fino a quel momento è rimasta al mio fianco, attrezzatura in spalla, senza dire una parola, mi interrompe: «Non preoccuparti, ho capito dov'è. Vieni». La seguo. Mentre percorriamo i cento metri che separano le due sezioni della mostra, penso che la situazione non stonerebbe in un libro di Aldo Buzzi.   La Galleria del Credito Valtellinese è piccola, deserta e silenziosa. Niente personale, niente visitatori. Il ronzio dei faretti al neon è il solo rumore. Mentre S., con la sua solita prontezza, inizia quasi subito a scattare le foto, io mi aggiro un po' distratto fra gli espositori. L'allestimento assomiglia a un...

Yayoi Kusama. Infinity Net

Due parole: Infinity Net. Un titolo icastico con cui l’artista Yayoi Kusama firma la sua autobiografia, ora tradotta e pubblicata anche in Italia (Infinity Net. La mia autobiografia, Johan & Levi Editore). Non si tratta solo del racconto di particolari che ricordano gli eventi della sua esistenza: il paese in cui nasce nel 1929, un Giappone chiuso e arretrato da cui vuole fuggire, a cui fa ritorno nel 1975, o la sua famiglia appartenente all’alta società, con una madre tradizionalista e un padre libertino, o la scuola in cui non riesce a trovare il proprio spazio, o ancora le allucinazioni visive e auditive di cui è afflitta, conseguenza della sua condizione tormentata.        Vi è dell'altro. Si comprende da subito che ogni dettaglio su cui Yayoi Kusama si sofferma, è un passo verso il delinearsi della sua folgorante carriera che coincide con la parte più oscura di se stessa. Tutto ha inizio con un libro scoperto in un negozio di Matsumoto, la città in cui vive, un testo con i dipinti di Georgia O’Keeffe, la moglie del fotografo americano Alfred Stieglitz, che in quegli anni...

L'arte di collezionare il mondo

Sul pavimento sono disposti in modo caotico una serie incredibile di oggetti: vecchi computer, raccoglitori, pennelli, spine elettriche, barattoli di vernice, libri, insegne, seghe, pialle, timbri, ecc. Guardando meglio si comprende che l’accumulo possiede un ordine, seppur non immediatamente afferrabile. L’artista, Karsten Bott (1960), ha realizzato l’installazione alla Kunsthalle Mainz nel 2011: Uno di ognuno. Di che opera si tratta? Cosa vuole comunicarci? Bott ha esposto la propria collezione composta di oggetti prodotti in serie come un campionario possibile in orizzontale, sul pavimento, perché non esistono gerarchie. Che collezionista è Bott? Raccoglie oggetti solo per esporli nei musei e nelle gallerie? La risposta non è semplice. Per prima cosa bisogna capire che tipi sono i collezionisti in generale, non solo quelli che accumulano opere d’arte, ma anche quelli che raccolgono francobolli, automobiline, bottoni, carte di caramelle, bottiglie di liquore.   Secondo Elio Grazioli, autore di La collezione come forma d’arte (Johan & Levi, pp. 126), sono tipi strani, appassionati, curiosi, silenziosi, che poi...

Biennale 2011 / I tempi morti del cinema. The Clock di Christian Marclay

La storia della costruzione degli automi è strettamente connessa con quella dei meccanismi a orologeria: questo pensiero mi ha fulminato durante la visione di uno dei tanti frammenti di cui è composto il corpo frankensteiniano di The Clock. Opera-monstre della durata di 24 ore, questo video dell’artista americano Christian Marclay, dopo il successo già riscosso in alcune gallerie di Londra e New York, è giunto alla Biennale di Venezia per accaparrarsi il Leone d’Oro. Si tratta di un colossale montaggio di spezzoni tratti da un imprecisato numero di film, in ognuno dei quali compare un orologio o un riferimento all’orario che coincide con il momento in cui esso viene proiettato: per capirci, mi sono seduto su un divano mentre l’orologio alle spalle di Robin Williams in One Hour Photo segnava le 16.07 e me ne sono andato con la testa ancora rivolta allo schermo che proiettava le 17.55, condotto pazientemente dagli addetti dell’Arsenale in chiusura, recalcitrante all’idea di non poter assistere all’evento del riallineamento delle lancette sulle 18.00.   Per quanto vi possa sembrare ridicolo, è proprio questo il fascino irresistibile di The Clock: ti incolla allo schermo senza...