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Juan Rodolfo Wilcock

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17 aprile 1919 – 17 aprile 2019 / Tutti i mostri di Wilcock

S’incomincia con un camera car lungo i sobborghi periferici di una metropoli sconosciuta. Una periferia in bianco e nero, povera e semideserta: baracche addossate le une alle altre, qualche auto parcheggiata, un paio di bambini che corrono rasente i muri, cartelloni pubblicitari. Stacco. Davanti alla macchina da presa si spalanca un grande viale, maestose rovine sbucano sullo sfondo, inconfondibili: Roma. Una Roma (ancora per poco) tardo-pasoliniana, ma forse già pronta per la flânerie a motore di Nanni Moretti.     Si fa strada sulle immagini la voce di Pino Locchi (il doppiatore storico di Sean Connery, per intenderci): Juan Rodolfo Wilcock, nato a Buenos Aires, vive ormai da molti anni in Italia, dove svolge la sua attività di scrittore. Ha pubblicato numerosi libri, tra cui ricordiamo i racconti de Il caos, le poesie spagnole, le poesie de La parola morte, le prose de Lo stereoscopio dei solitari, i racconti-saggi de La sinagoga degli iconoclasti. Ha collaborato e collabora con alcune delle maggiori testate giornalistiche italiane. Abita a Roma, in periferia, ai margini della città: di quella città spesso al centro delle sue migliori creazioni letterarie…. ...

L'argentino che volle farsi italiano / Wilcock, iconoclasta solitario

“Sarà esistito davvero?”: è questa la domanda che mi faccio sempre ogni volta che chiudo un suo libro. Sarà esistito veramente Juan Rodolfo Wilcock, o è soltanto un personaggio partorito dalla fantasia di qualcun altro? Prima ancora che uno scrittore (Adelphi, suo editore storico, sta pian piano ristampando in edizione economica tutte le sue opere), Wilcock è in effetti un gran personaggio letterario. Anche per questo non mi ha sorpreso più di tanto ritrovarlo fra le pagine del non-fiction novel di Sandra Petrignani Addio a Roma (Neri Pozza, 2012), indispensabile regesto di aneddoti sulla Roma delle Arti e delle Belle Lettere a cavallo del mezzo secolo.   Il “personaggio-Wilcock” possiede innegabilmente un suo pittoresco fascino, a cominciare dalla scelta di vivere nell'estrema periferia capitolina, in un fabbricato anonimo di via Demetriade, fra la Tuscolana e l'Appia Nuova: un appartamento che l'amico Elio Pecora definiva «barocco, pieno di libri, di polvere e peli di cane» e dove Sebastiano Vassalli ricordava d'aver preso anche le pulci («e non fu cosa facile debellarle»). Né passava inosservata la sua aria da dandy straccione, con gli abiti acquistati di seconda mano e un...