Categorie

Elenco articoli con tag:

Lev Manovich

(5 risultati)

Un’intervista con Evgenij Morozov / Come rivoluzionare la rivoluzione digitale?

  Cosa significa essere rivoluzionari dopo la rivoluzione digitale? Per Evgenij Morozov non si tratta di sicuro di riaffermare un pensiero luddista, né di provare un disgusto morale nei confronti della tecnologia. “Posso pensare a modalità veramente differenti per mettere l’intelligenza artificiale al servizio delle persone? Certo. Mi piacerebbe non farlo? No”. Per il sociologo bielorusso, evitare un ingaggio diretto sul destino del rapporto tra tecnologia e umanità significherebbe tornare indietro a un modello passato, quindi uno spreco di tempo. “La domanda che dovremmo farci è, allora, come arrivare a un nuovo modello”. Il primo tassello, per Morozov, è non reificare la narrazione della tecnologia come se prima non vi fosse nulla e osservarla all’interno di un più ampio “sistema socio-politico e socio-economico di cui abbiamo perso il controllo tempo fa”. Questo implica riconoscere che, qualsiasi uso si possa fare della tecnologia, finisce comunque sempre a seguire la logica di quel sistema, uscendo così da un atteggiamento ingenuo. Riconoscere questa situazione è già di per sé un gesto rivoluzionario e così, incontrando Morozov alla giornata inaugurale del festival...

Società del software / Capitale 2.0

150 anni fa, alla fine del 1867, Karl Marx ha dato alle stampe in Germania il primo volume della prima edizione di un’opera destinata a diventare centrale nella cultura occidentale: Il Capitale. Quest’opera, com’è noto, ha avuto un enorme impatto, al punto che da essa sono nati partiti politici, movimenti sociali e anche moti rivoluzionari. Ma il capitale a cui guardava Marx era quello che veniva prodotto dalle grandi fabbriche ottocentesche. Ben diverso da quello che si può chiamare il “capitale 2.0”, cioè quello che esce dai numerosi “clic” e dalle centinaia di parole che ogni persona produce quotidianamente sulle sue tastiere. È il capitale che le aziende del settore digitale sfruttano oggi in maniera elevata. E tra queste aziende Google rappresenta un caso particolarmente interessante, perché può essere considerato esemplare. Si spiega così perché è già stato analizzato da una vasta letteratura internazionale e ora ci prova anche un gruppo di studiosi italiani di orientamento semiotico nel volume curato da Vincenza Del Marco e Isabella Pezzini e intitolato Nella rete di Google (FrancoAngeli).    Un volume che cerca di mettere a fuoco i principali aspetti di Google,...

Elementi di schermologia

Che cos’è uno schermo? Qual è la natura della nostra relazione con questo dispositivo sempre più centrale nelle nostre vite singolari e collettive? Per Huhtamo da un lato gli schermi sono i supporti dell’apparizione dei fenomeni visivi e, al contempo, superfici sulle quali il soggetto proietta i propri “fantasmi”. Dall’altro lato, gli schermi sono elementi di protezione dalla radiazione luminosa, cioè enti relati alle ombre (le quali da sempre, almeno dalla teatro della caverna platonica in avanti, hanno accompagnato segretamente la forma mediante la quale i filosofi pensano il fenomeno in quanto oggetto separato). L’operazione di Huhtamo è dunque quella di una rilettura – attraverso gli schermi – del raddoppiamento più tipico della filosofia contemporanea: il manifestarsi e l’apparenza (la percezione e il virtuale) colti nella loro interpenetrazione reciproca. A tale sguardo teorico Elementi di schermologia integra, però, una prospettiva di tipo “archeologico”: se vogliamo comprendere gli schermi di oggi, occorrerà uno studio storico-culturale di un set di...

Lev Manovich. Software Takes Command

A dodici anni di distanza da The Language of the New Media (2001), Software Takes Command (Bloomsbury, 2013) è il secondo lavoro di grande respiro che Lev Manovich dedica all’estetica dei nuovi media, questa volta concentrandosi sulle possibilità espressive del software, la forma tecnico-culturale che si è imposta come tessuto connettivo della comunicazione digitale nell’ultimo decennio.   Manovich parte dalla visione del nostro tempo come l’epoca in cui il software ha plasmato ogni attore, strumento e oggetto della cultura. Questa considerazione acquista il suo pieno significato alla luce della riflessione di McLuhan sull’innata capacità dei media di modellare la nostra percezione del mondo. Ne consegue allora che il software ha prodotto nella sfera della comunicazione una rivoluzione tanto profonda quanto quelle generate un tempo dall’introduzione dell’alfabeto o della stampa. Capire un mutamento di questa portata richiede la formalizzazione di una disciplina specifica, i Software Studies, e una ricostruzione storica del suo sviluppo a partire dagli anni sessanta e settanta del Novecento. A questo proposito...

Interfacce: da Brunelleschi a iOS8

Un'importante riflessione contemporanea è come la tecnologia, e più specificamente le interfacce, possa dare forma alle nostre modalità di percezione e interazione, e quindi alla nostra realtà quotidiana, attraverso le proprie narrative e forme di rappresentazione. È un tema vasto, e questo breve articolo si concentrerà sulla evoluzione della GUI (Graphic User Interface) della Apple confrontandola con l’evoluzione della rappresentazione dello spazio tridimensionale nell’arte occidentale per derivarne alcune conclusioni – e anche porre alcune domande.   Nel 1984 Apple lanciò il primo personal computer Macintosh dotato di Graphic User Interface, e con esso, il primo sistema operativo reclamizzato in una pubblicità di Ridley Scott ispirata al romanzo di George Orwell 1984:     Il sistema operativo includeva la ora onnipresente metafora della scrivania: una narrativa che costruisce la finzione del computer come continuazione della scrivania “materiale”, nella quale gli utenti hanno cartelle in cui tenere i documenti, un cestino per buttare via la spazzatura, e cos...