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Little boy

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Un’autobiografia mancata / Lawrence Ferlinghetti, Little Boy

No, no, no, Lawrence, questo non ce lo dovevi fare. Hai compiuto cent'anni, ti è toccata l’incredibile fortuna, alla tua età, di avere ancora la testa lucida e la mano che corre sulla tastiera, che cosa ti impediva di scrivere semplicemente la storia della tua vita, solo i fatti, bastavano quelli e l’avremmo letta più che volentieri? Perché non ci hai raccontato davvero la tua giovinezza strana, di orfano italiano sballottato tra famiglie francesi e americane, dei tuoi anni a Parigi da studente alla Sorbona, del tuo ritorno in America, della fondazione di City Lights su quell’angolo di Columbus Avenue a San Francisco, di tutti i tuoi incredibili incontri? È vero, sei il Ringo Starr della Beat Poetry, quello che da solo magari non era niente di speciale, ma al momento giusto stava nel posto giusto, e non basta la fortuna, ci vuole il talento di capire che qualcosa sta succedendo e che anche tu la fai succedere, ti vogliamo bene per questo, non lo sai?   Perché invece hai voluto darci un libro come questo Little Boy (trad. di Giada Diano, Firenze, Edizioni Clichy, 2019, pp. 240), che ci fa rimpiangere tutto quello che avresti potuto fare invece? Inizia come l'autobiografia che...

Sopravvivere / Andrés Neuman, Frattura

“A terra le cose giocano a modo loro. Guadagnano una piastrella, aspettano il proprio turno, si arroccano. Le correnti generano mulinelli, disordini microscopici. Un foglietto trascina il suo origami fallito. Il gelato che si scioglie sulla panchina è stato rotondo. Un accendino dà fuoco alle polveri che passano. Accanto alle macchinette, un paio di auricolari rimpiange le proprie orecchie. È appena caduto dai pantaloni del signor Watanabe, mentre si frugava nelle tasche e si recava infastidito a comprare il biglietto. Quando il suolo smette di essere suolo, gli auricolari cominciano a serpeggiare in mezzo ai passi: un fuggifuggi in stereo. L’accendino rimbalza, invoca la propria fiamma. La pallina di gelato allarga la sua ombra. Il foglietto allenta la pressione, dispiegando un testo che nessuno legge.” Nell’agosto del 1945 l’aeronautica militare degli Stati Uniti sganciò, a distanza di tre giorni l’una dall’altra, due bombe nucleari sulle città di Hiroshima e Nagasaki, in Giappone. Le bombe avevano nomi deliziosi, lo sappiamo: Little boy, la prima, e Fat man, la seconda. Morirono centinaia di migliaia di civili, senza contare quelli che morirono dopo, per tacere di tutti quelli...