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Luca Baranelli

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Tra Ottocento e Novecento / Piergiorgio Bellocchio: Un seme di umanità

Mi è capitato negli ultimi anni di incontrare Piergiorgio Bellocchio a Piacenza o d’estate in Versilia e ogni volta gli chiedevo a che punto fosse con il libro che raccoglieva le sue riflessioni, introduzioni e critiche su autori tra Ottocento e Novecento. Le risposte di Bellocchio nei primi tempi erano evasive, poi via via più convinte. Ho seguito l’iter della pubblicazione attraverso le notizie che mi davano gli amici Gianni D’Amo, a cui il libro è dedicato, e Luca Baranelli, che lo hanno fiancheggiato nelle diverse fasi. Ora finalmente possiamo leggere Un seme d’umanità. Note di letteratura (Quodlibet) ed è un avvenimento da festeggiare perché Bellocchio, pur essendo stato animatore di riviste come ‘Quaderni piacentini’ e ‘Diario’, con l’amico Alfonso Berardinelli, ha preferito restare appartato, come se uno sguardo di sbieco fosse il più efficace per comprendere il proprio tempo. Un lettore di provincia? Mi veniva in mente la formula applicata a Renato Serra, un critico dei primi del Novecento, il primo a fare kulturkritik nel nostro Paese. Solo una suggestione, anche se Bellocchio non si è mai spostato da Piacenza, dove vive in un anonimo condominio anni Sessanta. È qui che...

Cesare Cases e Diego Lanza / Milano nei ricordi

Destino delle città è cambiare in continuazione, così come compito di ogni generazione, specialmente se urbana, è raccontare la propria storia, una storia che di solito comincia dall’infanzia per salvare i frammenti di un mondo che ogni volta inesorabilmente scompare. Vale anche per Milano, “la città più città d’Italia” (Giovanni Verga), che non abbonda di molta memorialistica che la riguarda, almeno per il XX secolo. Per dire, non esiste l’equivalente di un libro pubblico come i Cento anni di Rovani o di uno privato come le Note azzurre di Carlo Dossi. Milano è l’ambiente di due libri di recente uscita intrecciati da una serie di motivi biografici (il rapporto col padre, l’educazione letteraria) e dalla comune moralità.  Il primo è Cosa fai in giro? di Cesare Cases, un lacerto autobiografico che il grande germanista scrisse in occasione del quarantesimo anniversario delle leggi razziali (1978), con una storia testuale ricostruita da par suo dal curatore del volume (e amico di Cases) Luca Baranelli. Il secondo è Il gatto di piazza Wagner (L’Orma Editore), un memoir tra fascismo e anni Cinquanta, trovato dopo la morte tra le carte di Diego Lanza (1937-2018), insigne grecista...

Omaggio a un maestro / Gli ottant’anni di Luca Baranelli

Nel primavera del 1939, per esorcizzare l’incubo di una guerra che sentivano sempre più imminente, Piero Calamandrei e alcuni amici (Sandrino Levi, Luigi Russo, Pietro Pancrazi e altri) presero l’abitudine di fare lunghe passeggiate domenicali per la campagna toscana. Il calore della conversazione scioglieva per qualche ora l’angoscia del tempo presente. Luca Baranelli allora aveva 3 anni, viveva a Siena un’infanzia felice e Calamandrei l’avrebbe conosciuto più tardi, quando, non ancora maggiorenne, militò in Unità Popolare, una formazione di derivazione azionista che contribuì a non far passare la “legge truffa” nelle elezioni del 1953.   Il calore dell’amicizia la ritrovo, attraversando in treno la campagna toscana, quando incontro a Santa Maria Novella Francesco Ciafaloni (forse il più caro amico di Luca), Didi Magnaldi e il gruppo di torinesi che sta raggiungendo Siena per la festa a sorpresa organizzata per celebrare gli ottant’anni di Luca. Francesco, di un anno più giovane, ci diffida di organizzare qualunque festa a sorpresa per i suoi, di 80.   Stiamo arrivando a Siena da Roma, Milano, Napoli, Torino, Piacenza, Liguria, Marche, varie città della Toscana e forse...

I tre talismani di Calvino

Il 15 ottobre 2013 Italo Calvino avrebbe compiuto novant’anni. Difficile pensarlo vecchio, lui che è sempre stato l’immagine della giovinezza, dello scrittore scattante, rapido, veloce, leggero, come il suo Cosimo, Barone di Rondò, saltato dalla finestra di casa direttamente sui rami degli alberi.     Calvino è l’unico scrittore italiano della seconda metà del XX secolo a essere passato dall’età giovanile direttamente alla vecchiaia, saltando a piè pari l’età adulta, così che l’idea che abbiamo conservato di lui, a quasi trent’anni dalla scomparsa, è quello di un puer senex, un saggio dall’intramontabile aspetto giovanile. Nel lasso di tempo che è trascorso da quel giorno del 1985, in cui fu ricoverato nell’antico ospedale di  Siena, per essere operato alla testa, lui che possedeva una delle teste più sottili e fini della cultura europea, è accaduto di tutto o quasi.   Quasi niente però che lo scrittore ligure non avesse già previsto, dalla peste linguistica dell’italiano scritto,...

L'occhiolino di Einaudi

Il racconto storico di fatti editoriali è il luogo per eccellenza dove la cultura si salda con l’economia, dove le parole si trasformano in cifre, dove l’impresa che persegue l’utile è la stessa impresa che produce la ricerca più disinteressata di tutte. I testi che appartengono a questo genere letterario (memorie, conversazioni, epistolari, diari di lavoro firmati da grandi editori o redattori di case editrici che molto spesso furono o sono grandi scrittori) tanto più sono avvincenti quanto più sanno servire al lettore una pietanza di documenti d’archivio e quanto più sanno condirla in maniera sobria e rotonda, con un gradiente di gusto storico-estetico così bilanciato da convertirsi senza residuo in nutrimento materiale: dove, con l’ultimo aggettivo, si intende la completezza delle informazioni necessarie, la lezione morale e pratica offerta da ogni racconto di lavoro, il puro piacere del leggere che ti fa scordare la presenza di quella lezione, infine l’angostura dell’economia che ti riporta alla realtà, che ti riscuote dal mezzo sonno postprandiale proiettandoti verso la tua...