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Marco Rossi

(4 risultati)

Piccolo di Milano / Latini, Mangiafoco, il ghiaccio, il teatro

La scena è bianca. La luce opaca. Da una masnada di attori con mascheroni di Mickey Mouse attraverso un sipario a strisce viene introdotto uno scivolo, che lancerà nell’ampia arena gli attori-personaggi, maschere di sé stessi e del loro amore per il teatro.  C’è il ghiaccio e c’è il fuoco, la confessione, il silenzio, la citazione, l’urlo, la rabbia mitragliata a un microfono ad asta. C’è la passione e il pericolo nell’ultimo spettacolo di Roberto Latini, andato in scena al Piccolo Teatro Studio di Milano fino a poco prima di Natale, una coproduzione Piccolo Teatro, Compagnia Lombardi-Tiezzi, Fondazione Matera 2019, Associazione Basilicata 1799 / Città delle 100 scale Festival in collaborazione con Consorzio Teatri Uniti di Basilicata.    Mangiafoco – come lo chiamava, alla toscana, Collodi, nel suo Pinocchio a puntate, poi riunito in un unico romanzo nel 1883 – è uno spettacolo sul rischio di recitare, di vendersi l’abbecedario per il teatro, sulla possibilità di finire in brace per arrostire un bel montone e saziare una pancia già debordante o sulla liberazione che alla fine di un lungo processo di trasformazione e riconoscimento può arrivare, se si sanno...

“Cuore di cane” e “Il Maestro e Margherita” / L’uomo nuovo: il ritorno di Bulgakov

Prima visita all’autore Michail Bulgakov, ancora in scena? Non è questo autore il frutto, ricchissimo di umori, di un secolo passato, il novecento, con i suoi sogni e le sue crudeltà, con utopie spesso trasformatesi in distopie, in incubi feroci? Raccontano di uomini nuovi, di esperimenti scientifici, di veri e propri tentativi faustiani falliti di rinnovare l’umanità il suo principale romanzo, Il Maestro e Margherita, e il suo racconto più famoso, Cuore di cane (ma anche l’altro dal tono fantascientifico, Uova fatali). Sono frutti del futurismo e della rivoluzione bolscevica (oltre che di Mary Shelley, dell’ottocento e della rivoluzione scientifica), imparentati in qualche modo con R.U.R., il testo che inventa il termine robot, e con L’affare Macropulos del ceco Karel Čapek, come pure con La pulce e Il bagno, estremi testi inquietati e inquietanti di Majakovskij, prima del suicidio per impossibilità di esistere in un’Unione Sovietica schiava dei burocrati e del terrore. Bulgakov sopravvisse alle minacce del potere. Si rinchiuse nella scrittura del romanzo e in un’attività minore di aiuto regista al Teatro d’Arte di Stanislavskij, il guru della nuova scena dell’interiorità...

Internati e ammutinati / La guerra degli scemi

Il 4 novembre 1918, l'armistizio di Villa Giusti, siglato il giorno prima da Italia e Austria-Ungheria, poneva fine alle ostilità fra i due Paesi. Una settimana dopo, la Prima Guerra Mondiale era finita. Evento cardine della modernità novecentesca, la Grande guerra gettava le basi per un equilibrio fragile, destinato a sfociare in un altro e ancora più sanguinoso conflitto. A un secolo esatto di distanza, che cosa rimane di quella terribile esperienza? Siamo stati davvero capaci di elaborare il trauma, o stiamo nuovamente cadendo preda di pulsioni revansciste, militariste e xenofobe? Con l'aiuto di storici, scrittori e studiosi, attraverso una serie di interventi cerchiamo di ricostruire l'impatto del primo conflitto mondiale sulla coscienza collettiva. Un modo per ripensare la memoria della Grande guerra, con un occhio al futuro.   Furono migliaia i soldati italiani ricoverati per disturbi mentali nel corso della Prima guerra mondiale. Gli ospedali erano popolati da reduci estraniati e muti, simili ad automi dai muscoli irrigiditi. Le cartelle cliniche parlavano di tremori irrefrenabili, ipersensibilità al rumore, stato di catatonia. Le cure consistevano in forti scosse di...

Mito e caduta dei Lehman Brothers

Trilogy. Trilogia: come la forma scelta da Eschilo per narrare della vicenda degli Atridi. Una vicenda che ha bisogno di dilatarsi in una struttura di monumentale grandiosità per raccontare il destino di una comunità intera. Anche quella dei Lehman, del resto, è la storia di un genos: una storia dai molteplici risvolti giuridici, etici, sociali in senso lato. Lo sa bene il drammaturgo Stefano Massini, laureato proprio in Lettere Classiche, e scelto da Luca Ronconi per la produzione di punta del Piccolo Teatro di questa stagione, Lehman Trilogy. È chiaro fin da subito che né a Massini né a Ronconi interessa uno sguardo documentaristico o da teatro civile: chi si aspettava una speculazione sulle ragioni del crack finanziario del 2008, corredata da nomi e numeri, non può che rimanere deluso.     I 160 anni della banca Lehman Brothers raccontano la trasformazione di un’epoca, non diversamente da come i Buddenbrook di Mann fotografano lo snodo tra Otto e Novecento; ma a differenza di quanto accade nel familienroman, in questa trilogia teatrale la dimensione simbolica, quasi trascendente, prevale sull’affresco...