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Matteo Meschiari

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Umbria Green Festival / Esercizi di lettura terrestre

«Esercizi di lettura terrestre»: così chiama questi suoi Matteo Meschiari, détournando uno dei titoli più celebri – forse in assoluto il più decisivo, anzi – della critica letteraria del Novecento italiano. Sto parlando ovviamente degli Esercizî di lettura di Gianfranco Contini (ossia quello che era stato, per il maestro di Meschiari Ezio Raimondi, forse il maestro-chiave). Proprio in questo libro del 1939 – proveniente dunque da quella che ci appare, è il caso di dire, un’altra era geologica – si trova un passo citatissimo, a proposito delle poesie di Michelangelo, che malgrado petulanti mode avverse continua ancora oggi ad apparirmi la bussola più attendibile: «lo stile mi sembra essere, senz’altro, il modo che un autore ha di conoscere le cose. Ogni problema poetico è un problema di conoscenza. Ogni posizione stilistica, o addirittura direi grammaticale, è una posizione gnoseologica». Parafrasando Contini, dunque, la lettura terrestre di Meschiari altro non sarà che un modo di conoscere il mondo attraverso quei «documenti spontanei» che sono, per lui, i testi letterari: i quali «registrano, nella storia individuale e collettiva» i «fare spazio» dell’uomo, «cioè modi, strategie...

Domenica 25 febbraio il secondo appuntamento / Monte Bulgheria: laboratorio camminato

  Continua l’intervento di doppiozero a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA).   Si va in silenzio, in fila indiana. Matteo Meschiari ha radunato il gruppo vicino alla chiesa del santuario di Licusati, sopra Marina di Camerota e ha chiesto di non parlare mentre si sale. La strada rampa per i primi quindici minuti; si transita attraverso la vegetazione di alberi e arbusti, poi il tratturo diventa sentiero e sopra c’è solo la pietraia. Siamo arrivati al punto di ritrovo con il Pick-Up di Maurizio. Gli altri seduti dietro nel cassone, io nell’abitacolo a parlare con il nostro ospite della casa in cui dormiamo. Il Monte Bulgheria, che stiamo salendo per raggiungere uno degli Jazzi costruiti sul fianco della montagna, è stato abitato in passato da monaci greci e poi da soldati che si erano installati qui durante le guerre gotico-bizantine raccontate da Procopio di Cesarea.   Un amico, prima del viaggio al Sud, mi ha raccontato delle lotte iconoclaste che hanno tormentato la cristianità in queste terre e dell’arrivo di monaci basiliani...

La distruzione delle polazioni artiche / Artico nero. Il cupo candore dei popoli dei ghiacci

Come al solito, è tutto un problema di prospettive. Se prendiamo il mappamondo e lo osserviamo dall’alto in basso, magari eliminando la pendenza dell’asse terrestre, ci apparirà un paesaggio inedito, l’immagine singolare di una serie di paesi e territori che siamo abituati a considerare, nella migliore delle ipotesi, di sbieco, come frammenti accidentali di altri territori e altri paesi che, inglobandoli, hanno finito per annullarne – antropologicamente e storicamente – l’esistenza. Vedremo così, finalmente nella coerenza di un’unica mappa, i tanti luoghi che s’affacciano nel mar Glaciale Artico, abitati da genti con storie assai diverse ma con un medesimo destino di fondo come i Sami, gli Inuit, i Nenet, i Ciucki, gli Jakuti, gli Yupik e moltissimi altri, ognuna delle quali rientrante, politicamente e amministrativamente, in giurisdizioni dipendenti da un gruppo eteroclito di distintissimi e civilissimi Stati-nazione.   Come ben mostra Matteo Meschiari nel bellissimo Artico nero. La lunga notte dei popoli dei ghiacci, Svezia, Norvegia, Danimarca, Finlandia, Siberia, Canada e Stati Uniti hanno, ciascuno a suo modo, sottoposto le etnie intorno al Polo Nord a forme al tempo...