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Michael Pollan

(8 risultati)

TOCATÌ / Cibo e gioco: dilettanti in cucina

Mai giocare col cibo, dileggiarlo, riderci su. Mangiare – e men che meno cucinare – è una faccenda tanto vitale per il corpo quanto corroborante per la mente, la cognizione, la cultura. Dunque sacra. Ingoiamo – e ancor prima prepariamo – bocconi e pietanze, calorie e manicaretti, e con essi altrettanti segni, simboli, significati: cose che, costituendoci nel fisico, e trasformandoci nello spirito, parlano di noi, ci rappresentano, ci danno una prima basilare idea di quella che è la nostra più intima autocoscienza, individuale come sociale. Nulla di più lontano, dunque, dall’attività ludica, da quel fare disinteressato che è lo spasso fine a se stesso.  Quante volte lo abbiamo sentito ripetere, silenziosamente suggerire, pensosamente declamare? Si tratta, difatti, del più trito luogo comune, e cioè dell’idea – o, meglio, dell’ideologia – per la quale tutto ciò che è legato al cibo, all’alimentazione, alla cucina e alla tavola è impegno tanto serio quanto faticoso, grave e accigliato proprio perché esito di un affaccendarsi continuo, di uno sforzo quotidiano di cui non si può, per principio fisiologico, fare a meno: cucinare serve a nutrirsi, e stop; tutto il resto è...

L'utopia di Lbertalia / L’illuminismo pirata di David Graeber

L’abbandono dello stato per la formazione di modelli di società utopici rappresenta un mito romantico che riemerge a fasi alterne in tutte le epoche.  Recentemente, un film italiano prodotto da Netflix, L’isola delle Rose, ha risvegliato di nuovo questo mito, conquistando molti spettatori, di differenti orientamenti politici, con il sogno dell’autogoverno e dell’indipendenza dalle forme autoritarie di governo statale. Il film stravolge quasi completamente la storia vera a cui si è ispirato, per restituirci una visione fortemente romanticizzata e fantasiosa di quella vicenda. Il fondatore dell’isola delle Rose, in realtà, lungi dall’essere un romantico utopista anarco-libertario, è paragonabile ai moderni venture capitalist californiani che sognano di fondare una propria repubblica su un’isola deserta per non pagare le tasse e sfuggire al governo dello stato, in linea con l’ideologia anarco-liberista di cui sono diventati alfieri. Molto spesso gli autori di questi tentativi di secessione dallo stato o ribellione verso le sue regole sono stati descritti come dei novelli pirati. La metafora “pirata” è stata usata spesso per definire avventure e gesta molto diverse tra loro....

Un'antologia sull'LSD / La scommessa psichedelica

Pillole che cambiano la mente   All’inizio di Annientamento, il primo romanzo della Trilogia dell’Area X di Jeff VanderMeer, la Biologa protagonista si avventura nelle profondità di un pozzo che dovrebbe essere una torre. Sulle pareti trova una strana scritta composta da un fungo. Poiché è una Biologa, anche se non delle più prudenti, avvicina il viso alla scritta-fungo che proprio in quel momento rilascia le sue spore in una piccola esplosione. La Biologa respira le spore, le assorbe dentro di sé. Da quel momento in poi il lettore non può più essere certo che gli eventi strani che capitano nell’Area X (salti temporali, paesi fantasma, uomini-delfino, controllo psichico, tecnologie che decadono e falliscono) stiano effettivamente capitando. A essere “alterata” è la zona di natura selvaggia colpita da una catastrofe innominata, la mente della Biologa o entrambe? E tra i due piani c’è davvero differenza?   Apprestandomi a parlare di La scommessa psichedelica, la raccolta di saggi sul rinascimento psichedelico curata da Federico di Vita, non posso esimermi dal fare una confessione: in quest’epoca in cui da sempre più parti ci vengono offerte soluzioni per cambiare la mente...

Scienza e spiritualità / Oltre il reale

Nell’arco della vita può capitare di imbattersi in esperienze in cui il percetto, l’oggetto della percezione, supera il concetto, quell’insieme di percorsi razionali che l’intelletto elabora e mette in opera per dare un significato al vissuto. I concetti sono, in fondo, una serie di risposte che, astraendo dal contingente e riducendo l’esperienza al conoscibile, se non al conosciuto, la rendono gestibile. Nella moderna neurobiologia si è individuato nel DMN (Default Mode Network) una rete, presente nel cervello, che svolge questa funzione. Quando questa rete cerebrale va in crisi, quando il concetto non riesce a gestire il percetto, quando appare una mancata coincidenza tra la ragione e l’esperienza, ci troviamo di fronte a qualcosa che resta inspiegabile, se non indicibile. Con un linguaggio più aulico e spirituale, potremmo dire che appare l’ineffabile o, come chioserebbe uno studioso delle religioni, appare il numinoso. Ci troviamo, infatti, di fronte a qualcosa che va oltre l’esperienza del reale, così come siamo abituati a conoscerlo nella vita quotidiana. Si dà, in queste rarissime occasioni, un’eccedenza o una sproporzione che mette in discussione la certezza stessa di cosa...

Tra il passabile e il perfetto, tra l’insipido e il ricercato / Chef in TV e nessuno cucina più

  Carlo Cracco e i marines   5 marzo 2017: Carlo Cracco lascia Masterchef. La notizia si è guadagnata lo spazio che si merita nelle testate nazionali, dove sono spiegati i motivi di questa scelta, primo tra tutti la prossima apertura di un nuovo ristorante in galleria Vittorio Emanuele a Milano, che assorbirà, assieme agli altri ristoranti che ha già, molto del suo indubbio talento di chef e imprenditore. Per un attimo si ha la sensazione che qualcosa torni al suo posto e che l’inevitabile, prima o poi, declino della popolarità dei cuochi in tv sia imminente, come in molti auspicano fin dai tempi in cui questa popolarità è cominciata. Poi si apprende che Cracco resta a Hell’s Kitchen, l’altra trasmissione di cui è protagonista, e si capisce che questa parziale uscita di scena è in realtà un colpo di teatro destinato a rinfocolare le passioni per lui, per gli altri e per il cannello da cucina.   Cracco in TV mi ha sempre colpito per la sua evidente inadeguatezza al ruolo che gli hanno assegnato di giudice e trainer spietato. Le sue sfuriate senza furia non convincono e i suoi pipponi motivazionali sono detti col tono monocorde e ieratico dei fedeli che alla Messa...

L’invenzione dell’onnivoro

Qualche tempo fa, con un gruppo di amici, eravamo d’accordo per andare a cena fuori. Ma per favore – mi dicono – in un posto dove si cucini senza glutine. Lo chiede l’amica celiaca, ma anche gli altri del gruppo che si sentono tali pur non essendolo veramente – dove per ‘veramente’ significa che nessun esame medico lo aveva certificato. Che abbia in menu verdure grigliate, domanda a sua volta l’altra amica che sta seguendo una particolarissima dieta disintossicante. Che faccia insalate, ma senza lattuga, chiede l’altra ancora, è convinta di dover dimagrire non digerendo la lattuga – la lattuga, sì, quella che noi onnivori ingurgitiamo quando decidiamo di non mangiar nulla. Quella sera ho creduto di stare in mezzo a un gruppo di nevrotici. Poi ho pensato che il mio essere onnivora, cresciuta in una famiglia di onnivori, è pur sempre una forma di dieta, e cioè una maniera di alimentarsi che, infine, è un modo di stare al mondo. Per farla breve, siamo finiti in un ristorante veg. A leggere il menu sulla base dei gusti, di ciò che ci piaceva e che ci andava quella sera e solo...

Cucina per diletto: un romanzo di formazione

Si sa: viviamo in un mondo governato dagli specialisti. Siamo tutti esperti di qualcosa di molto piccolo e molto preciso, ipercompetenti in un qualche campo che riduce progressivamente la sua area in favore di altri soggetti che, nel dettaglio, ne sanno e fanno meglio di noi. Al lavoro produciamo una sola e singola cosa; nel tempo residuo ne consumiamo moltissime altre; una volta ogni tanto ci viene richiesto di esprimere il nostro parere di cittadini. A tutto il resto pensano gli specialisti, ai quali deleghiamo gran parte delle faccende di cui pure avremmo potuto occuparci personalmente, con minore bravura ma altrettante opportunità. Alla salute pensa il medico, alla psiche lo strizzacervelli, ai pasti l’industria alimentare, all’intrattenimento le major hollywoodiane, al corpo il personal trainer… Sembra perfino che esistano agenzie, appunto, specializzate nello spedire qualcuno a far visita ai nostri genitori anziani e soli. Per non parlare delle innumerevoli app del telefonino, che fanno benissimo un sacco di roba al posto nostro.   Si tratta, a ben pensarci, della realizzazione certosina di quel principio della divisione sociale del lavoro di...

Farmaggedon

Capitol Hill, Washington DC. Una jeep parcheggia di fronte a un negozio senza insegna. La conducente inforca gli occhiali da sole, apre il portabagagli, prende due grandi congelatori e scambia qualche battuta con la donna davanti al negozio che sembrava attendere la sua visita. Poi scompare dietro un cancello laterale e si dirige verso il retro dell’immobile. Al riparo da sguardi indiscreti, tira fuori dal congelatore una decina di bottiglie di plastica vuote. Riposti i refrigeratori pieni nel portabagagli, riparte accennando un saluto alla donna. Il racconto urbano di un’alcolista nell’America degli anni venti, quelli del proibizionismo? Non proprio, perché questa scena ricorre puntualmente ogni settimana in sedici siti di Washington e perché il prodotto in questione non è alcool ma nient’altro che… latte. Non il milk plus, il latte-più servito dal Korova Milk Bar in Arancia meccanica arricchito con la mescalina, ma il latte crudo o non pastorizzato. Da quando la vendita di latte crudo è stata vietata nel District of Columbia e nel limitrofo Maryland, la donna misteriosa anima una cooperativa di cibo locale,...