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Michelangelo Buonarroti

(7 risultati)

Un’idea di leggerezza / I teatrini della vita degli oggetti

Soltanto nelle botteghe degli artigiani e negli studi degli artisti, abitate da visionari creatori e venditori di bellezza, la materia sembra assumere le vere forme alle quali era destinata. Come mostrano le incompiute possenti statue del ciclo dei Prigioni di Michelangelo Buonarroti, le figure sono già dentro la materia e aspettano soltanto la scintilla della creatività per essere liberate. “La materia è l’entità più passiva e indifesa del cosmo. Ognuno può plasmarla, modellarla, a ognuno essa obbedisce. Tutte le organizzazioni della materia sono instabili e fragili, facili a regredire e dissolversi. (…) Non esiste una materia morta, la morte è solo un’apparenza dietro cui si celano ignote forme di vita. La gamma di queste forme è infinita, i toni e le sfumature inesauribili”. Così scriveva lo scrittore ebreo polacco Bruno Schulz nel suo fantasmagorico libro Le botteghe color cannella (1934). Come suo padre Jakub, protagonista dei racconti, che nella bottega di tessuti all’angolo della piazza principale di Drohobycz, nella Galizia orientale, inventava forme folli e mirabolanti, Guido De Zan, nella sua bottega-laboratorio di fianco alla chiesa di San Lorenzo, nel centro di Milano...

Rispondere all'incertezza / L’ira impossibile, ovvero: elogio dell’ira

Non è compito facile sottrarre l’ira alla sua fama. E la sua non è una buona fama. Inscritta tra i vizi capitali da Evagrio Pontico (Ibora, 345 – Egitto, 399), un monaco cristiano, scrittore e asceta greco antico, l’ira non si è più liberata della caratterizzazione negativa con cui è spontaneamente considerata.    Erotica/Irotica  “Sine ira et studio”, senza ira e parzialità, fu l’espressione usata da Tacito (Annali I, 1) con riferimento al proprio programma storiografico, talvolta citata per sottolineare l’obiettività di un proprio giudizio o atteggiamento. Ancora una volta l’ira assume una connotazione negativa e problematica, quella di un fattore di disturbo del giudizio e causa del turbamento di una presunta obiettività.  Eppure non dovrebbe essere difficile riconoscere come vi sia una interconnessione abbastanza stretta tra i sistemi emozionali umani che presidiano alla ricerca, alla curiosità, alla creatività, al desiderio e, perciò, ad un’erotica dell’esistenza e della conoscenza, e i sistemi emozionali della collera, della rabbia, dell’attrazione coinvolgente, dell’aggressività non necessariamente distruttiva e, perciò, di quella che con un neologismo...

Monica Biancardi e Gabriele Frasca / Ricalcare più vive membra

Sullo schermo appare un sipario rosso; sul suo sfondo si proiettano le silhouettes di due spettatori, di spalle, in attesa che il sipario si apra. Poi si materializza, sul bianco, una seconda immagine – che sovrasta la precedente. All’inizio vediamo disegnarsi solo delle linee verticali: il colore è lo stesso rosso dell’immagine-matrice, ma le linee sono come evidenziate da una pulsazione interna. Poi, a partire da quelle linee di forza, appare il resto dell’immagine-eco: una donna è seduta, i piedi nudi poggiati su dei gradini metallici; il suo corpo è incorniciato, forse imprigionato, dalle linee verticali rosse, pure di metallo, che – capiamo ora – sono le sbarre della ringhiera di sicurezza posta ai lati della scala. La donna ha il volto seminascosto dalla mano destra che lo sorregge, nella posa canonica della melancholia. Ma la riconosciamo: perché anche il vestito che indossa è dello stesso rosso del sipario, e presenta le stesse pieghe. Mentre va in scena, nel giro di pochi secondi, questo piccolo quanto acutissimo dramma della percezione e del riconoscimento, si sente una voce maschile – sullo sfondo del paesaggio sonoro, sottile quanto straniante, di Stefano Perna –...

John Isaacs ci invita all’empatia

Una grande statua in marmo bianco, sola al centro di uno spazio neutro, cattura lo sguardo di chi varca la soglia della Galleria Massimo Minini a Brescia.   L’opera dell’artista inglese John Isaacs – magistralmente illuminata come su un palcoscenico – si materializza davanti allo spettatore in tutta la fisicità delle sue quattro tonnellate e lo interroga attraverso un velo che la ricopre fino a terra. Lo sguardo segue le pieghe del bellissimo panneggio di marmo, rimodellato dalla luce, e riconosce le forme che esso cela ancor prima di soffermarsi sui singoli dettagli anatomici. La mente vi ha già sovrapposto l’immagine della Pietà di Michelangelo. L'enigma sembra subito chiarito: il volto e la mano che si intravedono sotto il velo sono quelli della Madonna, mentre il corpo riverso è quello di Gesù. E se invece non fosse così? Se invece quel velo ci offrisse un’altra possibilità? Se ci stesse invitando a condividere un sentimento – al di fuori di ogni riferimento religioso – diventando protagonisti, anziché semplici spettatori? Perché in fondo ognuno di noi...

Francesco M. Cataluccio. La memoria degli Uffizi

Tutto nasce da un rito laico nel libro del fiorentino Francesco M. Cataluccio, La memoria degli Uffizi (Sellerio, pp. 184, euro 14, eBook 9.99). Un’educazione sentimentale che diviene passo dopo passo l’educazione al bello: ogni domenica insieme al fratello, l’autore si reca a vedere una sala sempre diversa della Galleria degli Uffizi, guidato dal padre e ispirato dalla struggente passione per l’arte della madre.   Cosa vede lo scrittore-bambino nella wunderkammer a due passi da casa? Moltissimi dettagli. Lettere di un alfabeto dello sguardo, “aneddoti narrati dalle immagini” suggerisce l’autore, citando Ernst H. Gombrich, che lasciano sospesa la nostra incredulità: l’ombelico del crocifisso (Croce 432) di un Anonimo pittore fiorentino, “una sorta di leggera spirale che ruota in senso antiorario”, che gli ricorda l’omphalos – la pietra simile a “un uovo o a un fallo” – visto nel Santuario di Delfi molti anni dopo, il fascino emanato dai colori: la regalità dell’oro, la nobiltà trascendente del blu o l’intensità del rosso, il colore dell...

"Inappropriato". La Censura ai tempi di Facebook

Grazie Facebook. Grazie a te, anche doppiozero può orgogliosamente appuntare la scritta “censurato” sul proprio petto. È accaduto il 31 agosto 2013 a un post nella nostra pagina Facebook che rilanciava un articolo di Maria Nadotti che parlava di autoritratti femminili e ... censura. È accaduto perché nel post c'erano alcune immagini (d'autore) di nudi femminili.   Facebook l'ha giudicata “inappropriata” e l'ha censurata senza preavvisi.   Censure come questa, che riguardano post violenti, immagini “oscene” e commenti razzisti e altre forme di linguaggio “inappropriato” avvengono tutti i giorni e colpiscono migliaia di utenti.   Il ricercatore e giornalista bielorusso Evgenij Morozov, diventato ormai l'intellettuale di riferimento dei critici della Rete, sostiene che la censura sia uno degli aspetti distintivi (insieme alla propaganda e alla sorveglianza) dell'uso di internet da parte di governi e corporations.   Ma qualcuno si è mai chiesto come funziona la censura di Facebook? Chi c'è dietro l'Inquisizione contemporanea?...

iMac / Michelangelo

Due mani si protendono una verso l’altra, appaiono come sospese nell’aria, bloccate a qualche centimetro l’una dall’altra, prima (?) che i polpastrelli dei loro indici si tocchino reciprocamente, vengano a contatto, o, molto più verosimilmente, un attimo dopo che le due mani si sono separate: i due arti sono stati dipinti da Michelangelo Buonarroti al centro del soffitto della Cappella Sistina e fanno parte della scena relativa alla creazione dell’uomo. Uomo che, secondo il racconto biblico, Dio creò modellandone la forma a sua immagine e somiglianza da una massa informe di argilla. Una modalità senz’altro familiare a Michelangelo, quello stesso processo di modellazione plastica che gli scultori ripeteranno per millenni in ogni angolo della terra. I polpastrelli delle due dita, l’indice della mano sinistra di Adamo e quello dell’indice della mano destra di Dio, possono essere interpretati tanto come la visualizzazione dell’atto finale dell’evento, quanto come l’attimo immediatamente precedente l’imminente e successivo contatto tra il Creatore e la sua creatura. In entrambi i casi il...