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Michele Smargiassi

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La fotografia ai tempi della rete

Ho incontrato Linda Ferrari a Brescia in occasione del suo workshop La fotografia ai tempi della rete, presso l'associazione culturale NESSUNO[press]. Alla fine di questa esperienza abbiamo deciso di approfondire alcuni aspetti del suo lavoro e dei rapporti tra fotografia e social network.  Linda Ferrari, Kalofer. Monument of Hristo Botev. Botev was a bulgarian poet and national revolutionary and is widely considered by Bulgarians to be a symbolic historical figure and national hero Linda, incarni una figura complessa e variegata, indice di un cambiamento antropologico: sei stata fotografa, blogger, formatrice. Raccontaci la tua esperienza e come ti sei avvicinata alla fotografia.Sono nata a Mantova e mi sono laureata in Psicologia del Lavoro presso l’Università di Padova. Dopo la laurea ho lavorato per un paio d’anni nella Formazione Continua (FSE e ECM), lasciata nel 2005 quando ho incontrato la fotografia: ho iniziato come producer per un fotografo di pubblicità, poi come photo-editor e fotografa di cronaca per un’agenzia fotogiornalistica nazionale, assistente di un fotoreporter, ricercatrice iconografica per un mensile e, infine, come fotografa di reportage per...

The State of Play

Quando parliamo di fotografia a cosa intendiamo riferirci? Potrebbe sembrare una domanda retorica, al più una provocazione. Tutti, infatti, credono di sapere cosa sia una fotografia e, in un certo senso, è proprio così: almeno al livello del senso comune è molto difficile che un interlocutore nutra dubbi su cosa si vuole intendere quando si parla di fotografia. La domanda diventa invece di stretta attualità quando capita di leggere un intervento quale quello che ha recentemente pubblicato sul proprio blog Michele Smargiassi. Se sembra una foto, è meglio che lo sia, questo il titolo, muove dalla nota vicenda di un documentario fotografico pubblicato nel 2012 da Carlo Bevilacqua sul sito del New York Times e in seguito sbugiardato dallo stesso editore statunitense a causa di alcune immagini ottenute grazie al copia e incolla di elementi che non figuravano nello scatto originale. Il “caso Bevilacqua” offre a Smargiassi l'occasione per polemizzare contro ciò che definisce “la grande tentazione del nuovo pittorialismo digitale”: in estrema sintesi, Smargiassi critica aspramente la tendenza a trasformare...

Polaroid

Come funziona la nostra memoria? A scatti, a intermittenze, lasciando buchi, zone d’ombra. Oppure, al contrario, luminose visioni, accensioni improvvise. Funziona a colori o in bianco e nero? Per la mia generazione, nata negli anni Cinquanta, il bianco e nero s’impone, soprattutto per quanto riguarda il passato, gli avvenimenti storici. Sono così le foto della Seconda guerra mondiale, del periodo postbellico, e anche quelle dei leader e degli avvenimenti sociali e politici, almeno sino al 1969, e pure qualche anno dopo. Questo perché la memoria si forma, e riforma, al contatto con le immagini pubblicate sui giornali e sui rotocalchi, o viste in televisione, che sono in prevalenza in bianco e nero, anche quando nell’album di famiglia le immagini private erano già a colori.   Ricordo lo choc che ebbi quando vidi, non molti anni fa, le foto a colori di Hitler ed Eva Braun, colori pastello; tutto il periodo del nazismo era per me solo in bianco e nero. Mi sono venute in mente queste considerazioni quando qualche giorno fa quando ho letto il bel pezzo (“Due scatti nella storia”) che Michele Smargiassi ha scritto sul...

Leggere la fotografia

È vero che in Italia si parla poco e male della fotografia, come ha detto Michele Smargiassi aprendo la tavola rotonda, perché mancano luoghi di discussione istituzionali. Tuttavia penso che questa sia una grande fortuna; siamo fortunati che in questo paese non siano le istituzioni a occuparsi di fotografia. A questo punto della nostra storia, pensate se ci fossero davvero le istituzioni che si occupano di fotografia, e a dirigerle coloro che hanno occupato lo Stato in questi ultimi 15 anni. Per fortuna c’è un paese che sta sotto il pelo dell’acqua, per il momento, che non si vede ancora, ma che è vitale e significativo; e che fa ben sperare.   Inoltre, sono contento che questo paese non assomigli alla Francia, e che sia anche un paese “disunito”; questa unità nella diversità, che è poi la forma della nostra Unità, è a mio parere uno dei grandi valori che noi proponiamo, non soltanto all’Europa, ma a tutto il resto del mondo. Anche le tensioni che ci attraversano in questi giorni (la sinistra internazionalista ora è diventata nazionalista, ora ama la patria), credo siano...