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Miguel Gotor

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9 maggio 1978 / Il delitto Moro e la crisi della Repubblica

Sono trascorsi quarantun anni dalla morte di Aldo Moro. Il 9 maggio 1978 il suo corpo viene ritrovato nella R4 parcheggiata in via Caetani, nel centro di Roma, avvolto in una coperta, il cappotto indosso e la testa reclinata quasi dormisse. I brigatisti l’hanno ucciso dentro il portabagagli di quella automobile per giovani con una mitraglietta. Lo scorso anno, il 2018, si è celebrato il quarantennale con cerimonie, ricordi, pubblicazioni, eppure la vicenda del sequestro e della uccisione del leader democristiano non sembra finire mai. Perché? Prova a risponde a questa domanda, e non solo a questa, il libro di Miguel Gotor, Io ci sarò ancora. Il delitto Moro e la crisi della Repubblica (Paper First, pp. 235 con prefazione di Gian Carlo Caselli) appena uscito in libreria. Gotor è la persona che ha pubblicato presso Einaudi due preziosi lavori, Aldo Moro. Lettere dalla prigionia (Einaudi 2008) e Il memoriale della Repubblica. Gli scritti di Aldo Moro dalla prigionia (Einaudi 2011); si tratta dei testi scritti da Moro durante la prigionia, corredati da due lunghi saggi, due libri nel libro, due letture ravvicinate e fondamentali di questa intricata vicenda. Gotor è uno storico, si...

Autobiografia del dolore

Georges Perec, sdraiato sul divano dello psicoanalista Jean-Bertrand Pontalis, ritrova il suo ricordo più doloroso. Un ricordo d’infanzia, riguardante la deportazione della madre. In W ou le souvenir d’enfance, sua opera autobiografica pubblicata nel 1975, consegna il compito di dire quel dolore straziante a una casella vuota. Non un capitolo, ma un taglio tra un capitolo e l’altro: tre puntini di sospensione che interrompono una struttura che intreccia un racconto di finzione a una collezione di ricordi. La lacerazione più grande si consegna in un vuoto che toglie l’aria.Primo Levi nella prefazione di Se questo è un uomo scrive il suo passo indietro rispetto al dolore: testimoniare e cercare di comprendere per restituire «uno studio pacato dell’animo umano».Ma la poesia che precede, soglia ulteriore, ordina al lettore di considerare, meditare, ripetere.La comprensione è impossibile, e insostenibile il ricordo come esperienza individuale. Per ricordare è necessario pensare all’esperienza come zona di irrealtà.Simonetta Fiori e Massimo Recalcati sono intervenuti sulle pagine di Repubblica in questi giorni rinnovando un dibattito cui avevano preso parte l’anno scorso, sul...

Dibattito | Fare caos! Ovvero Accendere la luce!

To be insulted by these fascists it's so degrading And it's no game     David Bowie, It’s No Game (part I)     Febbraio è finito ieri. Il Ventunesimo secolo italiano sembra meno noioso di come l’avevano disegnato negli anni novanta, catch me if you can / I’m going back, cantano i Byrds, le gambe sono deboli e la testa piena: a little bit of courage / is all we lack, continuano a cantare i Byrds, mentre si susseguono le agenzie e i lanci di Beppe Grillo e le proposte, invero inevitabili e apprezzabili come e più di qualsiasi altra scelta, di Pierluigi Bersani. Non possiedo alcuna coerenza nei pensieri politici,  perché la Realtà mi fa cambiare idea spesso e volentieri, anche se di rado la Realtà mette in crisi un principio veramente valido. Da bambino spegnevo la luce all’improvviso, mentre i miei stavano parlando con gli amici, e urlavo: faccio caos!. Talvolta pubblico su Fb status contraddittori, me ne pento e li cancello. Provo a capire, oscillando sempre. Forse sbaglio. Forse no. Non lo so. Chiamo ‘fascista’ Beppe Grillo in una discussione on line, lo chiamo...