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Milton Glaser

(4 risultati)

Artisti, illustratori, designer / Cani in mostra

Altan  Tutto è fanciullesco nella Pimpa. La sua vita scorre nella calda regolarità di un’esistenza quieta e senza confini, in un ossimorico mondo breve e smisurato che non conosce barriere tra animato e inanimato, dove ogni situazione è nello stesso tempo sorprendente e scontata. La Pimpa è teneramente doppia: bambina di ingenua saggezza quando è bipede, immemore cagnolino quando è quadrupede. Dell’infanzia, e del cane che dell’eterna infanzia è il simbolo più riuscito, possiede soprattutto un tratto: la sua vocazione alla corsa, matta, gratuita, improvvisa, felicemente immemore. La Pimpa ama gareggiare, un frammento di lingua in vista, l’occhio mai cattivo. Ogni circostanza può diventare una sfida. Dove ovviamente non conta vincere ma provare piacere. Cosa c’è di più canino della Pimpa?      Pierre Bourrigault Furiu è invisibile. O meglio, sottrae materia agli oggetti. Così anziché essere seduto sul divano – troppo facile constatarlo – potremmo accettare l’idea che ritagli la sua superficie. Quindi dove c’è lui non c’è il divano. Ma, in effetti, Furiu ha il dono di non esserci. O dona il non essere alle cose. Comunemente si sente dire che il cane dà pienezza...

1929 - 2020 / Milton Glaser, I ❤ NY

Non poteva che morire a New York. Lì dove era nato nel 1929, nella stessa città che aveva celebrato con un logo nel frattempo diventato uno dei più spaventosi successi – perché fuori controllo, perché incommensurabile – della comunicazione moderna.   L’intera storia professionale di Milton Glaser è nel segno di un’intimità non convenzionale con il suo lavoro, con ciò che gli si chiede di raccontare, pubblicizzare, tradurre in grafica. Nei poster realizzati per Olivetti, come quello in cui citava un quadro di Piero di Cosimo, c’era il suo stretto rapporto con l’Italia, dove aveva studiato e si era educato all’arte colta. Nel logo per la Brooklyn Brewery, con quella grande B che sembrava uscita dal cappellino dei Dodgers, c’erano le passioni popolari della sua città, baseball in primis. Glaser prende dalla vita, respira la metropoli, non smette di guardarsi intorno e ricucire la sua esperienza con i segni che produce. Un dialogo intimo, ma in pubblico.     I love NY, che è il culmine di un’intera carriera, e forse anche di una stagione della comunicazione pubblicitaria, definisce non a caso un rapporto sentimentale, e va raccontato. Lo slogan e la campagna...

John Alcorn è un figlio del secolo americano

Pur avendo trascorso in Italia solo 5 anni, dal 1971 al '76, l'impatto di John Alcorn (1935-1992) sulla nostra grafica editoriale è stato importante e duraturo. Con uno slogan si potrebbe dire che suggerì una terza via tra il rigore svizzero alla Huber e lo sperimentalismo di Munari. Oggi il suo archivio si trova a Milano, presso il centro APICE, grazie alla determinazione di Marta Sironi che ha curato, insieme a Stephen Alcorn e alla funzionale messa in pagina di Marina Del Cinque, la bellissima monografia John Alcorn. Design by evolution (Moleskine, 40 euro), summa di quarant'anni di lavoro del grafico, illustratore e designer statunitense.   John Alcorn, Moleskine, The book   Alcorn è un figlio del secolo americano: cresciuto, come in un romanzo di Richard Yates, a Long Island, allora una campagna di New York, ama la natura e gli animali. Vorrebbe diventare fantino, ma fin da piccolo traffica con matite e colori. C'è una foto che lo ritrae mentre disegna a letto all'età di 10 anni. A fianco ha una gigantesca radio, medium di parola che forse contribuisce ad accendere in lui una fantasia, espressa per immagini...

Dove i libri si possono sporcare

Le mostre di libri sono sempre un po’ noiose: si vedono tante copertine, qualche pagina aperta ma quasi mai è possibile fruire del libro, sedersi in un angolo a divorare le pagine di una nuova scoperta, cogliere l’occasione per confrontare autori, soluzioni formali e temi …   Chi solitamente esce con qualche insoddisfazione da questo tipo di mostre può andare a visitare lo spazio dell’Associazione Bruno Munari (via Benvenuto Cavalieri 6, 20121 Milano) dove, fino al 15 dicembre, Beba Restelli ospita una scelta di libri d’artista per bambini, provenienti dall’archivio O.P.L.A! di Merano. Troverete i libri sparsi nello spazio, sul pianoforte, sugli scaffali e tutto intorno a un grande tavolo dove i più preziosi, per esempio le prime edizioni di Munari (Mondadori 1945), sono protetti da un plexiglass: anche questo, però, si  può sollevare e, indossando guanti bianchi, sfogliare le preziose sorprese.   Milton Glaser   Non si tratta di una mostra, ma di un laboratorio: un ambiente di gioco nel quale bambini e adulti posso leggere e guardare i libri d’artista scelti, ma sono al...