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Nam June Paik

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Nam June Paik in Italia

Avete mai guardato la tv? Certo che sì. No, ma intendo, l’avete mai guardata negli occhi? E l’avete mai ascoltata? Certo che sì. No, ma intendo, ascoltata quando non ha niente da dirvi. Quando non è costretta a mandare in onda la vostra serie preferita, la partita del mercoledì sera, il talk show che vi dà di cosa parlare con i vostri amici il sabato pomeriggio. Le avete mai sorriso? Avete mai chiuso gli occhi e percepito la sua presenza? Insomma, l’avete mai contemplata, ci avete mai giocato assieme...? L’avete mai considerata e amata per quello che è, un apparecchio elettronico da cui escono suoni e immagini? Non credo. Per molti di noi la televisione è una vera compagna di vita, è lei a scandire le giornate, a fornire le risposte di cui più ci fidiamo. Sì, oggi forse è in parte sostituita dal computer, dal web, ma l’uso che se ne fa è simile. Si accende e voilà, la nostra vita è piena di contenuti, di informazioni, di storie, persino di emozioni, il nostro tempo è speso, la verità acquisita. La rivoluzione digitale opera...

Gian Paolo Guerini, Passim

“Percepire ciò che si ode vuol dire avere la visione, attenersi al silenzio vuol dire essere forti” (GPG)   Nel 1990 la Fondazione Mudima di Milano, ospitava una mostra curata da Gino di Maggio dal titolo Pianofortissimo. Il tema si riferiva alla complessa elaborazione che molti artisti, all’epoca ancora vivi, avevano fatto dell’oggetto pianoforte. Artisti che, a partire da questo strumento scultoreo e in particolare da ciò che esso produce, hanno tratto ispirazione per produrre una quantità infinita di magnetismi, rivoluzioni, istigazioni e opere. Parlo ad esempio di: John Cage, La Monte Young, Wolf Vostell, Giuseppe Chiari, Nam June Paik, Daniel Spoerri e molti altri.     La mostra consisteva in un complesso allestimento, all’interno del quale furono realizzate delle performance. Una di queste portava il titolo di Zero ed era firmata da GPG: l’impossibilità di suonare se non lacerandosi definitivamente le dita!     Adesso apriremo una parentesi, che non sarà breve, perché stiamo parlando di un artista e di un uomo che ha una storia molto lunga da...

Immateriale

L’aggettivo immateriale copre un arco di significati idealmente compreso fra il tradizionale “spirituale” e il contemporaneo “digitale”, con riferimento all’informatica e all’elettronica. Il progressivo allargamento del campo semantico è direttamente connesso, nei paesi industrializzati, alla diffusione delle nuove tecnologie, alla crescita economica dei settori della moda, del design, della finanza e, in generale, del terziario avanzato. Tali sviluppi hanno comportato, tra l’altro, lo slittamento del senso del “valore” dalla grandezza monetaria e comunque materiale, ai beni immateriali. Questi ultimi, infatti, possiedono valore economico, anche se non hanno consistenza fisica: è il caso del marchio (brand), delle relazioni personali, della cultura, e così via.   L’enfatizzazione di simili aspetti immateriali è un processo lungo che avviene nel quadro della transizione dal fordismo al postfordismo e che trova compiuta espressione proprio negli anni ottanta, di pari passo con l’affermazione della società dello spettacolo e l’esaltazione dell’effimero e...