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Nathaniel Hawthorne

(6 risultati)

Sulle alture / Federico Falco, Silvi e la notte oscura

Ha senz’altro ragione Lucas, un parente argentino del signor Palomar, quando, dopo avere rilevato il “ritorno sfrenato e turistico alla Natura”, manifesta tutta la sua diffidenza verso l’atteggiamento diffuso di chi guarda “alla vita di campagna come Rousseau guardava al buon selvaggio”. Lucas, nato negli anni ‘70 dalla fantasia di Julio Cortázar, sempre teso verso la riflessione sul rapporto tra realtà circostante e la sua comprensione filosofica e scientifica, è infastidito dalla nouvelle vague del naturismo da weekend promossa da gente che saltella con lo zaino in spalla e la barba lunghissima. Non tarda dunque a schierarsi a favore di ciò che, ottenuto dall’uomo con i mezzi della tecnica, reca sollazzo: sceglie uno scotch on the rocks, per esempio, come antidoto contro i suddetti amatori occasionali del diporto agreste, i beoni in braghe corte convinti che fuori dalle mura cittadine tutto possa rientrare in un progetto esistenziale di promozione armonica dello sviluppo fisico e culturale, dai wafer ai solstizi.    In Silvi e la notte oscura, pubblicato da SUR nella bella traduzione di Maria Nicola, l’elemento naturale ha sì un ruolo importante ma non vi è traccia...

Dalla "scoperta dell'infanzia" all'infanzia oggi / Pedofilia

Confesso di aver paura di scrivere o parlare di pedofilia – oggi, è come attraversare un campo minato. Il vespaio provocato dal romanzo di Walter Siti, Bruciare tutto, il cui protagonista è un prete che desidera i bambini ma casto, mostra bene che la pedofilia tocca certi nostri nervi scoperti. Siti in un’intervista (“Il caso Siti”, La Repubblica, 20 aprile 2017) si è sbagliato quando ha detto che desiderare i bambini senza farci nulla non è reato. Invece, si incrimina qualcuno anche solamente per aver visitato siti pedopornografici. Non solo gli atti pedofili, ma il desiderio pedofilo in sé oggi è criminalizzato. Come il decimo comandamento, il solo che proibisca un desiderio – dei beni altrui, compresa la donna altrui.   Anni fa una rivista di psicoanalisi mi chiese un intervento sulla pedofilia, e io scrissi un saggio in cui esaminavo alcuni casi di pedofilia presi dalla letteratura clinica. Con mia sorpresa il saggio fu rifiutato; il compianto amico Pietro Barcellona, membro della redazione, mi disse che quel mio scritto era apparso una lancia spezzata a favore dei pedofili. Caddi dalle nuvole. Il mio pezzo, almeno così credevo, era un’analisi scientifica, cioè distaccata...

La folla / Hawthorne e Poe: all’origine dei media

Lo scrittore americano Nathaniel Hawthorne ha descritto nel racconto Wakefield l’originale comportamento di un uomo londinese che ha improvvisamente deciso di abbandonare la sua abitazione e la moglie, ma di rimanere comunque a vivere per vent’anni, seppure in incognito, nelle immediate vicinanze. Ha voluto cioè lasciare il suo ambiente quotidiano per vivere nello spazio urbano e per confondersi con la folla che lo abita. Come ha scritto però Alberto Abruzzese «La folla londinese accoglie in sé Wakefield, lo ospita, lo divide e insieme preserva, lo danna e insieme salva». Si può dire dunque che la massa opera in qualche misura come i media. In essa ci si perde, ma ci si può anche ritrovare. A patto naturalmente di accettare senza remore quello che essa propone: entrare totalmente in un’altra dimensione. Cioè evadere da quel territorio fisico che appartiene alla realtà quotidiana per passare nel regno della fantasia e del fantastico. Non a caso Wakefield, come ha scritto Hawthorne alla fine del racconto, può essere considerato il «Reietto dell’Universo» e lo è perché è entrato in un altro mondo, ha deciso di annullare la sua identità e uscire temporaneamente dalla sua dimensione...

Classici in prima lettura / La lettera scarlatta

Storia di una donna, di un simbolo, e di un patto con il diavolo, La lettera scarlatta inizia descrivendo la porta di una prigione, rugginosa e segnata dalle intemperie, accanto alla quale cresce però un rosaio selvatico. E se la prigione è “il nero fiore della civiltà” (così dice l’autore), le gemme, che offrono la loro fragranza in quel mese di giugno in cui inizia questa storia, sono l’indizio di quanto possa essere benevolo “il cuore profondo della natura”. La porta si apre; siamo nella città di Boston, la vicenda si svolge nel New England alla fine del Seicento. Il prato antistante è occupato da una folla; tutti gli occhi sono rivolti verso una giovane donna che esce dal carcere, tenendo in braccio una bimba nata da poco: ciò che più colpisce è però un simbolo, cucito sul suo abito all’altezza del petto, una lettera, una A. Eseguita in modo fantasioso, esuberante, sembra risplendere di un misterioso fulgore. Benché il suo significato sia chiaro, e univocamente determinato – è l’iniziale della parola adulterio (adultery) –, la lettera scarlatta sprigiona un’energia enigmatica, i cui effetti non sono prevedibili.   Che ne sarà di questa donna, Hester Prynne, condannata per...

I racconti del grande maestro sudamericano / I fantasmi di Horacio Quiroga

Se Horacio Quiroga (1878 – 1937) non fosse unanimemente considerato tra i grandi maestri latinoamericani della forma breve, si stenterebbe a dare per certa la sua esistenza fuori dalla carta stampata. Senza le fotografie che lo ritraggono accanto alla seconda moglie, María Elena Bravo, o con l’amico Leopoldo Lugones (una delle figure di spicco della letteratura argentina della prima metà del Novecento) si potrebbe pensare, piuttosto, che le sventure che tempestarono la sua vita siano state frutto dell’immaginazione di qualche sceneggiatore d’oltreoceano fortemente influenzato dall’universo narrativo di Edgar Allan Poe. In effetti, senza badare troppo alle cronologie, anzi, invertendo l’ordine dei fatti e delle influenze letterarie, se lo avesse conosciuto e fossero stati amici, Poe avrebbe potuto attingere a piene mani dalla vita di Quiroga per l’elaborazione delle sue storie, perché lo scrittore rioplatense fu perseguitato della malasorte, bersagliato dalle disgrazie e votato all’autoisolamento.   Horacio Quiroga   Raffinato cosmopolita, viaggiò a Parigi perché così doveva essere in quegli anni per un giovane frequentatore dei circoli letterari di Buenos Aires....

Teste mozze e cultura americana

Di recente, il giudice della 9.a Corte d’Appello, Alex Kozinski, ha sostenuto che se gli Stati Uniti intendono continuare ad applicare la pena di morte, farebbero bene a ricorrere all’unico strumento che, curiosamente, i boia a stelle e strisce non hanno mai impiegato: la ghigliottina. Secondo Kozinski è ipocrita mascherare una pratica “brutale e selvaggia” come l’esecuzione capitale da “morte serena”. Meglio sarebbe che tutti prendessero coscienza dell’orrore che si mette in atto quando si uccide un uomo. Meglio la decapitazione.   Nella maggioranza degli stati in cui è prevista la pena capitale si ricorre all’iniezione letale, considerata il sistema più “indolore” e meno spettacolare, ma la possibilità di tornare alla camera a gas, all’impiccagione o alla fucilazione resta sempre sulla carta. Nessuno stato, però, ha mai praticato la decapitazione. Come scrive Kozinski, la ghigliottina “si pone in contrasto col nostro spirito nazionale”. A questo punto viene da chiedersi se, tra le considerazioni che hanno indotto l’ISIS a filmare le decapitazione degli ostaggi americani e britannici, non vi sia anche quella di mettere il pubblico americano di fronte a una violenza...