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Nicola Guiducci

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This is Plastic

La nuova sede di via Gargano, vicino ai fantasmi delle industrie passate e di fronte a un ufficio notturno degno di Hopper che smista implacabilmente la posta, accoglie i visitatori con una sequenza notevole di lampadari che pendono dal soffitto. Una panoplia di cristalli, che si riflettono tra di loro, e vengono magnificati dalle luci sulla pista, o dai bracciali di strass di un ragazzo dall’elaborata acconciatura con in mano un White Russian, o forse è Ginger Ale.     Alle pareti video che danno film noir e forti opere pittoriche, dal segno pop, che si debbono a Nicola Guiducci. Nella stagione in corso spicca un Robin allusivo, che reca messaggi piccanti; e d’altro canto il “Picasso dei dj”, è da sempre attratto dalla moltiplicazione dei segni e dei sensi, nella sua attività di disegnatore (in evidenza nella rivista NG, realizzata negli scorsi anni e nei  visuals del recente progetto The House of Bordello), come in quella di strepitoso mago delle piste, che può far danzare al ritmo de La ballata de l’amore cieco di Fabrizio De Andrè, come dei più pungenti successi club della scena attuale...

Nicola Guiducci

La prima volta che ho sentito la voce di Nicola Guiducci era in una cassettina registrata, piena di musiche strane, divertenti, messe insieme secondo un criterio personalissimo, degno di un capriccio del Guardi, con prospettive sonore personalissime, apparentemente sbilenche eppure coerentissime. Quella era solo una delle migliaia di compilation che nel tempo ha dato a me come a tutte le altre persone che hanno attraversato il suo itinerario, facendo ballare in vari paesi al loro ritmo. La presentazione era avvenuta per via di un’amica, Carla Chiti, pistoiese come lui, che si occupa da sempre di musiche radicali ed eccentriche. Forse il ritratto più vero che si può trovare rimane quello di una capacità notevole di mischiare ambienti e persone, di far risuonare una disco delle rivisitazioni strazianti delle chansons del cabaret (luogo in cui il nostro aveva mosso i primi passi a Firenze ancora al tempo del liceo) o dei ritmi ambigui della memoria, sospesi tra parodia e seduzione, remixati come per costruire un percorso narrativo di immagini da ballare. Sulla casa milanese, piena di musica e immagini dal soffitto a terra, sovrintende come nume tutelare...