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Nigel Farage

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Cupio dissolvi / Trump a Londra

I 350 milioni di sterline che Boris Johnson aveva promesso di riportare ogni settimana nelle casse del NHS (National Health Service, cioè l’assistenza sanitaria britannica) se gli inglesi avessero accettato di uscire dall’Europa, hanno provocato una denuncia da cui l’ex sindaco di Londra dovrà difendersi in tribunale. Naturalmente era una falsità, come tante ne circolano in politica, ma l’accusa è che per sostenere questa falsità Johnson abbia manipolato dei dati, abbia insomma mentito sapendo bene di mentire.   Il sistema sanitario è davvero il nodo. L’ambasciatore Woody Johnson è stato chiaro nel preparare la visita di Donald Trump: nessun business deve essere considerato intoccabile. Gli Usa vogliono che si apra anche la NHS. Le destre europee sono state più prudenti nei loro toni antieuropei ma è chiaro, vedendo quello che sta accadendo in Inghilterra, quale è il rischio che si corre. Non solo, come accade a Westminster, un’implosione politica che ha praticamente paralizzato il lavoro legislativo del parlamento, bloccando ormai da tre anni la Gran Bretagna in un infinito navel gazing, cioè guardarsi l’ombelico; conseguenze tristi, la frammentazione dei due partiti...

La colpa è degli altri / Contro la gente perbene

Un’inquietante cardine della retorica delle nuove destre è che il voto sovversivo, che scatena odi razziali e si nutre di ostilità e frontiere, sia fatto da gente per bene. Sia Nigel Farage che Matteo Salvini hanno ripetuto parole molto simili: a victory for real people, a victory for ordinary people, a victory for decent people (una vittoria di gente reale, ordinaria, di gente per bene. Nigel Farage, discorso subito dopo il Brexit), oppure La gente per bene vive dappertutto (Salvini sul suo profilo Facebook). Gente per bene è qui caratterizzato dalla paura di tutto: dall’immigrazione alla criminalità, dall’identità sessuale alla sessualità più in generale, una crisi pressoché totale e continua dovuta quasi interamente a politici corrotti del passato. L’inquietudine di fronte a cambiamenti percepiti come troppo rapidi o mal gestiti si trasforma in un malumore diffuso e qualunquista. Inutile cercare di razionalizzare e spiegare che i cambiamenti sono sempre in corso, e la realtà non è gestita o gestibile, poco conta anche osservare quanto possano rubare nel frattempo i politici attuali. Una volta scatenata la furia, la gente per bene non si ferma più. Questo è il...

Elezioni post Brexit / Gran Bretagna: riprendere il controllo

Capire le ragioni per cui Theresa May ha deciso di indire le elezioni con tre anni di anticipo, non è semplice. Per quanto possa essere un primo ministro illuminato, lascia piuttosto perplessi che una decisione importante come questa non sia giunta dopo intense sedute parlamentari o riunioni nel suo partito, ma mentre camminava con il marito sulle montagne del Galles. Così almeno hanno raccontato i giornali e che sia vero o meno ha poca importanza: l’immagine che viene proiettata da televisioni e giornali (con tanto di fotografia in tenuta sportiva e bastoncini da camminata nordica), ci aiuta a comprendere quale tipo di elezioni saranno quelle di giugno e cosa sia in gioco nella Gran Bretagna del dopo Brexit.    Con l’immagine sportiva e familiare si è voluto sottolineare l’ambizione di “riprendere il controllo”, con un’allusione al tipo di guida del paese che esercitavano primi ministri come Churchill, che anche in momenti drammatici si dilettava di pittura. La figura del prestigioso primo ministro che tiene le redini di fronte alle difficoltà della guerra è la vera, insopprimibile nostalgia che ha dominato il voto (che infatti è stato prevalente tra gli anziani e in...