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Nottuario

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Il mio lavoro non è ancora finito / Ligotti, macabro e sontuoso

Il mio lavoro non è ancora finito, uscito nel 2002 e vincitore dello Stoker Award, categoria long fiction, nello stesso anno, è l’ultimo volume della serie di pubblicazioni di Thomas Ligotti di il Saggiatore, dopo le raccolte di racconti Teatro grottesco (2015), Nottuario (2017) e La straziante resurrezione di Victor Frankenstein (2018), il saggio antinatalista La cospirazione contro la razza umana (2016), e la raccolta di interviste Nato nella paura (2019). A differenza di questi altri lavori, e un unicum nella carriera di Ligotti, Il mio lavoro non è ancora finito è un romanzo breve (o una novella, come si diceva una volta) che si accompagna a due racconti, Ho un progetto speciale per questo mondo e La rete dell’incubo.  Ci sono tanti modi per cominciare a parlare di un libro di Ligotti. Si potrebbe esordire dicendo che il suo schiacciante pessimismo ha ispirato i monologhi di Rust nella prima stagione di True Detective. Che è un grande recluso che non rilascia interviste dal vivo, non presenta i libri, e che pochissimi hanno visto di persona. Che è ormai una celebrità letteraria sia dentro al genere horror (visti i quattro premi Stoker accumulati, di cui uno alla carriera...

La straziante resurrezione di Victor Frankestein / Il pensiero tragico di Thomas Ligotti

Di Thomas Ligotti si sa poco, quasi niente: qualche piccola, sfocata fotografia in bianco e nero su Internet; qualche rara intervista e qualche ancor più raro aneddoto; un (probabile) autoritratto scorciato nel faceto raccontino L’interminabile soggiorno degli amici di casa Usher: «È malatissimo. I suoi sensi e il suo sistema nervoso patologicamente sensibili sopportano soltanto i rumori più lievi, la luce più bassa e una routine di generica immobilità». Il suo nome è lampeggiato nelle cronache pop – certo non per sua responsabilità – per via dell’accusa di plagio che i suoi devoti ammiratori hanno lanciato contro Nic Pizzolatto, autore della serie cult True Detective. Mike Davis ha infatti sostenuto, fonti alla mano, che Pizzolatto avesse plagiato interi brani di La cospirazione contro la razza umana di Ligotti senza citarne la fonte.   Il personaggio di Rust Cohle, sosteneva Davis, esprime le stesse idee pressoché nella stessa forma. La HBO ha replicato seccata che la tradizione nichilista non è patrimonio esclusivo di questo o quell’autore, e la cosa è (anche piuttosto rapidamente) finita lì: Ligotti, premiato (o punito) da questo sussulto di notorietà, ha orecchiato la...