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Nuri Bilge Ceylan

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Festival de Cannes 2016 / Cannes e l’inevitabile disincanto europeo

È partito con un’evacuazione d’emergenza del Palais des Festivals a scopo di esercitazione, e con un impressionante schieramento di forze dell’ordine e di militari l’edizione di quest’anno del più importante festival cinematografico del mondo. È Cannes 2016, la prima edizione dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre scorso e sul quale incombono – come per altro in tutto il resto d’Europa – le ombre di uno dei periodi politicamente più instabili della storia recente.   Difficile far finta di nulla dato che quello che sta dentro e quello che sta fuori dalla sala sono da sempre campo e controcampo di uno stesso evento-film. Il cinema ha i piedi attaccati per terra in quel mondo che lo rende possibile, come ricordava in uno splendido intervento all’apertura della Quinzaine des Réalisateurs Frank Halimi uno dei lavoratori intermittenti dello spettacolo che da anni chiedono continuità di reddito e diritti sindacali per i lavoratori e tecnici dell’industria cinematografica francese (vergognosamente fischiato dopo una decina di minuti da un irriconoscibile pubblico della Quinzaine – purtroppo composto da moltissimi italiani invitati per la première del film di Bellocchio, ai...

L’assassinio di Cannes

Domenica sera, dopo l’annuncio dei premi dell’appena conclusasi 68esima edizione del Festival di Cannes, il settimanale Les Inrock faceva notare un’evidenza statistica davvero un po’ preoccupante. Dal 1966 al 2008 i film francesi vincevano la Palma d’Oro a Cannes con una cadenza di una volta ogni ventun anni: Un homme et une femme di Claude Lelouch nel 1966, Sous le soleil de Satan di Maurice Pialat nel 1987, Entre les murs di Laurent Cantet nel 2008. Poi, invece, hanno vinto quattro delle ultime sette edizioni: dopo Entre les murs c’è stato Amour di Michael Haneke nel 2012, La Vie d’Adèle di Kechiche nel 2013 e ora Dheepan di Jacques Audiard nel 2015. Nessuno mette in dubbio che l’industria del cinema francese produca ancor’oggi dei grandi film (quest’anno ce n’erano almeno due grandissimi alla Quinzaine: L’Ombre des femmes di Philippe Garrel e Trois souvenirs de ma jeunesse di Arnauld Desplechin), ma certo un ritmo di questo tipo, così come un festival che decide di mettere ben cinque film francesi in concorso (di cui almeno tre unanimemente giudicati mediocri da tutta la critica presente a Cannes) comincia a destare qualche sospetto.   Nessuno vuol qui passare per ingenuo...

Il regno d'inverno. Straniero anche al proprio sguardo

Con Il regno d’inverno, il film vincitore della Palma d’oro all’ultimo Festival di Cannes, Nuri Bilge Ceylan è entrato in quella terra che in C’era una volta in Anatolia percorreva, scavava, illuminava con lo squarcio di un lampo nella notte. La Cappadocia delle colline erbose, delle montagne brulle, dei panorami immensi e delle radici turche è sempre al centro del racconto, ma questa volta è una terra da sondare, da calpestare e conoscere, non più da attraversare e osservare. Il regno d’inverno non è un film in movimento, non è un’indagine o una ricerca: è un film su un mondo sopito, scavato nella roccia e immerso nella sua immobilità, popolato da personaggi tornati alle radici e con esse confusi.     Ci sono un uomo di una sessantina d’anni, la giovane moglie e la sorella; insieme gestiscono un albergo scavato pure lui nella terra, appartamenti scuri e accoglienti ricavati all’interno di grandi guglie di argilla. Istanbul è lontana, il passato dei protagonisti pure: lui è un ex attore riciclatosi giornalista, la moglie una benefattrice annoiata e...

Winter Sleep, il film migliore?

E alla fine ha vinto il film più cannois di tutti, quello che si è soliti chiamare “da festival”, a indicare un’opera che compiacerà senz’altro quella nicchia di pubblico, normalmente over-60 e con un discreto capitale culturale a disposizione, che è abituata a frequentare le (sempre più scarse) sale cinematografiche d’essai. Insomma, non ci pare proprio che la giuria presieduta da Jane Campion abbia voluto sbaragliare più di tanto le carte in tavola e cambiare il mood conservatore dato alla selezione del concorso dal direttore Thierry Frémaux. Intendiamoci, Winter Sleep di Nuri Bilge Ceylan è un ottimo film, ma è anche uno dei film più tradizionali dal grande regista turco (il cui precedente C’era una volta in Anatolia ci pare avesse molti più elementi di interesse): costruito per la maggior parte in interni, sviluppato secondo grandi blocchi di dialoghi dove emergono le fratture emotive che caratterizzano un nucleo famigliare e le divisioni incolmabili che separano le classi sociali di un piccolo paese dell’Anatolia Centrale, Ceylan ci guida in un film che vuole...

Al mercato di Cannes

Dimentichiamoci i film in concorso, i tappeti rossi, gli attori e le attrici che guadagnano le prime pagine dei quotidiani e le anteprime dei film hollywoodiani: Cannes a vederla dalla Croisette è soprattutto un enorme ed elefantiaco mercato a cielo aperto. Con 12mila iscritti alla mostra mercato (quella dove avviene la compravendita dei film) contro agli “appena” – si fa per dire – 4mila giornalisti accreditati i numeri parlano davvero chiaro. Cannes si regge soprattutto sul fatto di essere la Wall Street del cinema europeo. In queste due settimane di festival infatti, ben oltre quello che leggeremo sui giornali o vedremo nella mostra concorso, accadrà soprattutto questo: i film e persino alcune serie televisive della prossima stagione verranno vendute da produttori e agenti, e comprate da distributori, canali televisivi e festival, nel tentativo di accaparrarsi quella che è la fetta sempre più sottile dei guadagni del mercato dell’audiovisivo, un settore dell’economia che ormai da anni presenta un inequivocabile segno meno alla fine dell’anno. Netflix e il download illegale stanno infatti rivoluzionando dalle...

I film dell’anno di doppiozero

Dicembre, si sa, è il mese delle classifiche: i migliori dischi, i migliori libri, i gol più belli, il Pallone d’oro, i personaggio dell’anno. E ovviamente anche i film della stagione, che poi in realtà non si mai quali siano, se quelli usciti nelle sale, se quelli visti ai festival, se quelli recuperati su internet, se quelli che film veri e propri non sono, come le serie tv, ma che ormai hanno spettatori, ammiratori e imitatori più dei film stessi. Presi ovviamente dalla serietà del gioco, abbiamo deciso di raccogliere le nostre preferenze e di stilare una lista il più possibile esaustiva di quello che il 2012 ha detto al cinema: nelle sale, nei festival, magari anche in tv, con la speranza di presentare una serie ovviamente parziale, ovviamente contestabile, di consigli per la visione. Ecco i primi otto.     Holy Motors, di Leos Carax   Il film dell’anno, fosse anche per il clamore suscitato a Cannes, tra le urla al capolavoro e il fastidio per il talento esibizionista di Carax. Racconto di un giorno nella vita di un personaggio pirandelliano che è uno nessuno e centomila, Holy...

Nuri Bilge Ceylan. C’era una volta in Anatolia

Una sparuta pattuglia di uomini si aggira in auto, nella notte. Battono la zona collinare nei dintorni di Ankara, alla ricerca del cadavere di un uomo, che dovrebbe essere sepolto da quelle parti. “Dovrebbe” - il condizionale è d’obbligo: il suo (sospetto) assassino, infatti, non è più tanto sicuro del luogo.   Dopo un anno di attesa, mentre in molti stavano abbandonando le speranze, C’era una volta in Anatolia (Grand Prix al Festival di Cannes 2011, il terzo dopo quello del 2003 a Uzak e il premio alla regia per Le tre scimmie nel 2008), il sesto lungometraggio di Nuri Bilge Ceylan approda finalmente nelle sale italiane.     Ceylan - assistito in sceneggiatura da Ercan Kesal e dalla moglie Ebru - si serve dei generi come ingredienti: uno spunto narrativo, una suggestione visiva, un personaggio vengono utilizzati per comporre un lungo racconto in cui si mescolano stili e toni differenti. Il titolo sembra omaggiare il western di Sergio Leone (e con il cineasta italiano Ceylan condivide sicuramente lo stesso gusto dei grandi spazi aperti, enfatizzati dallo schermo panoramico); lo spunto iniziale è da...

#140cine: da venerdì 15 giugno al cinema

#140cine: un tweet per segnalare e commentare ogni settimana i film che escono in sala. Aspettiamo sui social network i vostri voti e i vostri commenti.   Da venerdì 15 giugno in sala: C’era una volta in Anatolia di Nuri Bilge Ceylan (Bir Zamanlar Anadolu’da, Turchia 2011) #140cine Un omicidio, un’inchiesta, due uomini a confronto, un capolavoro sulle radici di un paese e del dolore. Le paludi della morte di Ami Canaan Mann (Texas Killing Fields, Usa 2011) #140cine Ok, troppo facile essere la figlia di Michael Mann. Ma è proprio lui a produrre, e allora il film funziona. Il dittatore di Larry Charles (The Dictator, Usa 2012) #140cine Sacha Baron Cohen, cioè Borat, cioè Brüno, ora fa il verso a Saddam. E magari gli riesce di far ridere. Paura 3D di Manetti Bros. (Italia 2012) #140cine Tre amici, un weekend, un vecchio strambo, una villa, una cantina... Paura, sì... delle idee soprattutto. La Bella e la Bestia in 3D di Gary Trousdale, Kirk Wise (The Beauty and the Beast in 3D, Usa 2012) #140cine Come il Titanic, sempre in 3D, torna...