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Oliver Stone

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Diario della crisi infinita

Parafrasando liberamente il disinvolto e cinico Gordon Gekko del vecchio film Wall Street di Oliver Stone, “al massimo settantacinque persone in tutto il mondo” riescono a comprendere che cosa stia capitando davvero nel sistema economico globale. Nella grande con-fusione tra capitale e stato, cioè di fronte al dominio diretto del potere economico e finanziario sui processi della decisione politica e perfino sulle ragioni dell’etica, si genera un senso – puramente emotivo e intuitivo – di vertigine e di assedio. In un certo senso, la violenza strutturale dei meccanismi dell’economia contemporanea sfugge alle categorie della politica ma non a quelle del corpo-mente. Così, seguendo quella che si potrebbe definire un’ispirazione foucaultiana, il potere che ci mette in difficoltà con la crisi, la precarietà, il debito, noi lo sentiamo prima di tutto con i nostri corpi, attraverso i riverberi che si riflettono sulle nostre vite.   Il sentimento prevalente del nostro tempo è, dunque, la percezione, indistinta e soffocante, di un “divenire mondo del capitale attraverso gli strumenti della...

Le fiamme della guerra si misurano in gradi fahrenheit

Nello stillicidio di video postati dallo Stato Islamico negli ultimi mesi, ce n’è uno sostanzialmente ignorato, ma che è il più interessante per ragionare sui cortocircuiti provocati dall’attività mediatica dei fondamentalisti. Credo sia stato trascurato prima di tutto perché troppo lungo (dura 55 minuti) e quindi poco consumabile dai ritmi “istantanei” della comunicazione contemporanea; e perché non offre truculente immagini di atrocità. Cioè, non che non ci siano: ma non riguardano occidentali, e quindi, nella graduatoria dell’interesse mediatico, finiscono agli ultimi posti, come le vittime delle alluvioni in Bangladesh.   Già per la lunghezza il video, che si chiama Flames of War, propone la possibilità di un’analisi più profonda e strutturata dell’immaginario di IS (uso la dizione di “Islamic State” che loro stessi utilizzano nel filmato). Qui si vede che c’è un lavoro lungo e complesso; e sicuramente la mano di un autore, ancorché anonimo. E che si tratta di un “film” pensato per essere consumato come tale (e non come altri “messaggi nella bottiglia” lanciati in rete): lo dimostra il fatto che era stato preceduto, qualche giorno prima, da un trailer di un minuto, di cui...

Ridley Scott. The Counselor

Lo dice il Jefe, l’autorità messicana rassicurante e spaventosa alla quale si rivolge l’avvocato protagonista di The Counselor (l’avvocato, per l’appunto, visto che poi nel doppiaggio italiano il procuratore del titolo non viene mai citato) per salvare la moglie sequestrata: «quando il mondo cede il passo alle tenebre diventa sempre più difficile negare la consapevolezza che di fatto il mondo sei tu». Non c’è film, non c’è genere, che possa prescindere da questa frase, da questa consapevolezza: sono i personaggi le uniche realtà di un racconto, oltre la trama, oltre le concatenazioni di eventi, oltre la radice di un male che sta alla base di ogni noir. Sono i personaggi, fallibili, inutili, malvagi, innocenti, a cadere vittime della trama di cui sono i principali artefici.     Lo dice il Jefe, e lo scrive Cormac McCarthy, qui alla sua prima sceneggiatura per il cinema, pubblicata in Italia da Einaudi con la traduzione della sempre impeccabile Maurizia Balmelli: ed è puro stile lapidario alla McCarthy, in grado di dare la vita o impartire la morte come diceva Bellow, con...

#140 cine: da giovedì 25 ottobre al cinema

#140cine: un tweet per segnalare e commentare ogni settimana i film che escono in sala. Aspettiamo sui social network i vostri voti e i vostri commenti.   Da giovedì 25 ottobre in sala. Amour di Michael Haneke (id., Austria, Germania, Francia 2012) #140cine Non fatevi ingannare dalla fama di Haneke: questa volta, sotto la freddezza della superficie, cova per davvero un amore infinito. Io & te di Bernardo Bertolucci (Italia 2012) #140cine Un altro assedio, un’altra storia di dreamers, anche se malati e disillusi. Bertolucci è sempre lui, chi lo ama non sarà deluso. Le belve di Oliver Stone (The Savages, Usa 2012) #140cine Che Stone sia bollito è noto. Se poi si mette a fare film da Winslow, è fin scontato che venga fuori la tamarrata tirata a lucido. The Possession di Ole Bornedal (id., Usa 2012) #140cine Ma quanto è largo sto fondo del barile che l’horror satanicoconfessionaleincuiunabambinadàdimatto sta raschiando da anni? Viva l’Italia di Massimiliano Bruno (Italia 2012) #140cine E se invece della verità...

Il potere del noir

Le belve, il nuovo libro di Don Winslow che arriva oggi in Italia, è un film imperdibile. E il fatto che Oliver Stone ne stia girando l’adattamento cinematografico è un dettaglio quasi secondario. L’ultima fatica di quello che James Ellroy definisce (con generosità, ma senza esagerare) un “maestro”, viaggia sul filo dell’immaginario da grande schermo sin dalle prime pagine e arriva in fondo mantenendo le promesse. C’è la California del surf, delle belle donne, della dolce vita e dei soldi facili e c’è il Messico crudele dei narcotrafficanti. Lungo il confine di queste due fragili faglie si muovono personaggi così veri, così reali che non puoi evitare di vederli vivere (e spesso morire) accanto a te mentre leggi. Ed è una fatica quasi fisica abbandonare il libro, come appunto nessuno si sogna di uscire da un cinema a proiezione in corso. La sala resta buia per tutta la lettura, che corre veloce, quasi banale. Uno stile che sembra facile, ma che è figlio di tanta fatica e ancora più lavoro, come spiega lo scrittore americano. Alcuni critici parlano di Le belve citando...