Categorie

Elenco articoli con tag:

Orazio

(6 risultati)

Scene d’estate / Crisalide: L’esperienza selvaggia

Quando un vulcano ha le doglie o è scosso da un’attività sismica, non si sa bene che cosa potrà liberare. Potrebbe uscirne dell’innocuo fumo, eruttare una colata lavica, fiottare della cenere distruttrice, o aprirsi una crepa nella terra che rivela una miniera di oro e argento. Nei versi dell’Ars poetica, Orazio usa questa similitudine del vulcano che ha le doglie per riferirsi, in forma ironica, ai risultati modesti di un poeta che promette qualcosa di grande. Egli proclama un’opera magnifica, ma partorisce un topolino: e tutti ridono. Abbandonando l’ironia oraziana, potremmo portare all’estremo l’analogia tra il vulcano e il poeta, supponendo che il secondo è ambiguo come il primo. Quando i poeti hanno le doglie, possono liberare versi e pensieri vacui come il fumo, preziosi come l’oro e l’argento, o devastanti come la lava e la cenere ardente. Se il teatro è una forma di poesia, ci si potrebbe allora forse legittimamente domandare quanto segue. Anche il teatro è come una montagna che ha le doglie? E se sì, che cosa potrebbe liberare? Qualcosa di grande e arricchente e prezioso, o di piccolo e distruttore e miserabile?   Albe/Masque/Menoventi, “Macbetto”, ph. Lorenzo...

In democrazia non basta esaltare il nuovo insultando il vecchio / Puer robustus. Come si stabilisce un ordine sociale?

Il disturbatore della pace   Se questo libro fosse una persona – scrive nell'introduzione il suo autore, Dieter Thomä – vi batterebbero due cuori: un trattato filosofico e una storia avventurosa. Ovviamente questo libro una persona non è ma è un libro, un libro di filosofia politica, cosa oggi rara e preziosa; oggi che i filosofi e con loro molti cultori delle scienze umane non scrivono più libri e tantomeno trattati, quanto saggi e articoli di rivista, in inglese: per mancanza di tempo, di otium e di possibilità di concentrazione da una parte, ma anche, dall'altra, per imitare maldestramente i colleghi delle scienze dure. Per non parlare della reticenza che incontrano da parte degli editori a pubblicare testi concettuali e con le note. Thomä, filosofo tedesco docente nell'università svizzera di Sankt Gallen, scrive invece un trattato vero e proprio, svolgendo metodicamente una materia, in settecento pagine di cui duecento di bibliografia e note, esponendone principi e regole. Quale è la materia di questo trattato? Una figura attiva per tre secoli nella teoria e nella filosofia politiche e oggi dimenticata: il disturbatore della pace (traduco così il termine tedesco...

Cassio Parmense

Cassio Parmense, chi era costui? La domanda è più che legittima, dato che, tra gli autori della letteratura romana antica, il nome appena fatto non è certo dei più noti. Anzi, egli è per l'appunto un carneade, un perfetto sconosciuto.   Eppure, eppure, qualcuno, frugando tra i suoi ricordi liceali, forse vedrà pian piano riemergere questa figura dai contorni evanescenti. È infatti citata da Orazio, nella lettera quarta del primo libro, quella a Tibullo, una delle più belle e delle più celebri. Orazio scrive a Tibullo: che fai, Tibullo? Dove ti sei mai nascosto? In campagna, a scrivere? Vuoi creare un’opera che superi quelle di Cassio Parmense (scribere quod Cassi Parmensi opuscola vincat)?   Naturalmente gli eruditi, antichi e moderni, si sono scervellati sull’esatto significato da attribuire a questo termine: opuscula. Che saranno state, di preciso, queste “operette” o “opericciuole” o “operine”? Elegie, come quelle che scriveva Tibullo? O epigrammi? O tragedie? O, comunque, opere teatrali? È un tipico quesito da eruditi. Lasciamoglielo tutto,...

A cosa servono le monete complementari?

  Il denaro è una delle invenzioni umane più affascinanti: con la capacità seduttiva della sua inespugnabile ambiguità ci aiuta e ci esclude, realizza la nostra capacità di contare, di misurare, di accumulare, ci fa vedere senza essere visto. Sant’Agostino lo aveva già intuito: si tratta di un’amante volubile e implacabile: se vorrai comprare una villa per legare a te il denaro, “non avrai dunque la villa e la villa non avrà te”.   La Regina Pecunia di Orazio, che già con Giovenale assume le sembianze di una divinità, comanda altera su tutti noi, veglia sul nostro immaginario, sorride impercettibilmente alla nostra ostinazione al voler misurare tutto. Quanto sei caro? Che si tratti di affetto, fiducia o prezzo di un bene, non facciamo grandi distinzioni linguistiche.   Col denaro, lo sappiamo bene, abbiamo da tempo superato la distinzione tra mezzi e fini, anzi, essendo il denaro mezzo dei mezzi, non può che essere fine di ogni mezzo.   E quando diventa solo un fine, anche di questo ne abbiamo fatto atroce esperienza, assume le sembianze di un potentissimo...

Patriottici arbusti

La dolcezza dell’autunno sta anche nella spigolatura, nel piacere di cogliere l’ultimo frutto dell’orto, l’ultimo fiore del roseto. Non più gustosi, né più profumati di quelli estivi, certo i più commoventi prima del lungo sonno invernale. Ma l’autunno inoltrato offre più ricchi regali. C’è un albero che quando il freddo è alle porte dà tutto di sé e tutto insieme: foglie verdi e lucide, piccoli fiori cerei, bianco-rosati in grappoli penduli, frutti color fiamma e commestibili. Un ben di dio quando ormai non ce lo si aspetta. In Toscana lo chiamano albatrello, nelle Marche cerasa marina, in Calabria ’mbriacheddi, in Campania sovera pilosa: è l’arbutus unedo, alias il corbezzolo, essenza principe della macchia mediterranea, ma ben acclimatato anche sulle coste atlantiche e, su su verso nord, fino in Irlanda.   I nomi regionali sono ispirati dai frutti tondi, prima verdi, poi gialli e, una volta maturi, rosso-aranciati, punteggiati da tubercoli piramidali che ricordano al tatto le fragole di bosco. Tant’è che la lingua inglese registra il corbezzolo come strawberry tree. Sono bacche edule con un discreto contenuto di alcool, dalla polpa gialla e gelatinosa, dal sapore non...

Ravatti

Non coelum, sed animum mutat                                                                                                     La massima d’Orazio il pigro sono anni che l’ho apprezzata. Viaggio dentro il mio cranio io, dall’epoca della prima operazione a calotta scoperta e senz’anestesia (1925). Da quando la grande Palla è stata invasa dalle lattine di coca cola e te le trovi fra i piedi anche nei fiumi ghiacciati del Passaggio a Nord Ovest, ho smesso di sognare scoperte di Isole Sconosciute, Monti Analoghi ecc. L’Avanguardia italiana poi mi spinge a fare solo i brevissimi percorsi necessari alla vita di tutti i giorni, ma con gli occhi ben chiusi: per...