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Profeta

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La traduzione: una lezione sull'abbandono / Cani e mendicanti al-Maʿarrī e Omero

La primavera scorsa, ho ricevuto da Catherine Coquio una mail di invito alla conferenza di Camille de Toledo, sulla Storia della Vertigine, alla Maison de la Poésie, a Parigi. Ci sono andato e, durante il tragitto, pensavo a Borges e a Hitchcock. Ho tradotto alcune delle loro opere in arabo. «Lo specchio, l'incubo e il labirinto», le loro grandi metafore sono sempre adatte al mondo, passato o presente che sia. Camille ha parlato della mappa di un impero immaginato da Borges in uno dei suoi racconti. In un angolo di questa immensa mappa abitano i cani e i mendicanti. Ho sentito pronunciare questa frase: «i cani e i mendicanti, nel nostro inconscio collettivo attuale, sono i rifugiati». Nel pubblico nessuno ha fatto commenti. La cosa sembrava essere vagamente ovvia. Neanch'io ho reagito. Anzi, per continuare ad ascoltare, ho appositamente dissimulato il mio nome e quello del mio paese, la Siria. * Questa piccola osservazione è stata per me il punto di partenza per un libro sul quale lavoro da diversi mesi e che porta lo stesso titolo di questo testo: Cani e mendicanti. Evocherò, molto brevemente, due poeti classici, uno tacciato di cane e l'altro di mendicante. Sono loro ad avermi...

Un discorso politico sul sesso femminile nel mondo arabo-musulmano / Donne, violenza e Islam

“Per sapere occorre prendere posizione”, scrive Georges Didi-Huberman nel primo volume di L'oeil de l'histoire (ed. Minuit, 2009). “Prendere posizione è desiderare, è esigere qualcosa, è collocarsi nel presente e prendere di mira un futuro. Ma tutto questo esiste soltanto sullo sfondo di una temporalità che ci precede, ci ingloba, si affida alla nostra memoria fino ai nostri tentativi di oblio, di rottura, di novità assoluta. Per sapere occorre sapere ciò che si vuole, ma occorre anche sapere dove si situano il nostro non-sapere, le nostre paure latenti, i nostri desideri inconsci”.   Queste parole ci serviranno da viatico per riflettere sulla fabbrica di un discorso politico sul sesso femminile nel mondo arabo-musulmano a partire dal testo coranico e dai testi teologici che sono testi sacri. Ebbene, per lavorare su quei testi – quindi per desacralizzarli passando per un’intelligibilità psicoanalitica – dobbiamo prima vincere due resistenze: quella politica (che consiste nello spezzare le barriere dell’opinione diffusa) e quella psichica (cioè i nostri paletti interni, che ci proteggono dall’accesso inquietante alle profondità spaventose della nostra cultura). Dobbiamo...

Jonathan Friedman / Politicamente corretto?

In uno dei capitoli finali di Tristi Tropici Lévi-Strauss fa un’affermazione nei confronti dell’Islam che oggi sarebbe facilmente definibile come scorretta politicamente: “Sul piano estetico, il puritanesimo islamico, rinunciando ad abolire la sensualità si è contentato di ridurla alle sue forme minori, profumi, merletti, ricami e giardini. Sul piano morale ci si trova di fronte allo stesso equivoco di una tolleranza ostentata, a danno di un proselitismo il cui carattere compulsivo è chiaro. Effettivamente il contatto coi non-musulmani li mette in angoscia.   Il loro genere di vita provinciale si perpetua sotto la minaccia di altri generi di vita, più liberi e più facili del loro, che rischia di essere alterato con la sola contiguità. Piuttosto che parlare di tolleranza, sarebbe meglio dire che questa tolleranza, nella misura in cui esiste, è una continua vittoria su loro stessi. Preconizzandola, il Profeta li ha condannati a una situazione di crisi permanente, che risulta dalla contraddizione tra la portata universale della rivelazione e l’ammissione della pluralità delle fedi religiose” (Lévi-Strauss, 1955, pp. 344-345). A leggere solamente la prima parte di questa...