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Robert Harris

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76ma Mostra del Cinema di Venezia / L’Affaire Dreyfus di Roman Polanski

Come si dice, tutto è bene quel che finisce bene. J’Accuse, il film sull’Affaire Dreyfus di Roman Polanski, ha vinto il Gran premio della giuria, dopo una presentazione segnata da polemiche furiose: la presidentessa della giuria di quest’anno, Lucrecia Martel, non ha presenziato alla proiezione in sala, rifiutando, almeno inizialmente, di separare l’opinione sul film da quella sulla vicenda giudiziaria ancora aperta del regista (che non ha mai scontato la condanna inflittagli per l’abuso di una tredicenne commesso nel 1977); non sono d’altronde mancati sbilanciamenti di segno opposto; l’accostamento avanzato da Pascal Bruckner tra le persecuzioni antisemite subite dal regista nell’infanzia e il “maccartismo neofemminista” di cui sarebbe adesso vittima, avrebbe fatto impressione anche a McCarthy; e se può essere umanamente comprensibile che il Polanski reo confesso si sia identificato con l’innocentissimo capitano ebreo Alfred Dreyfus, nel 1894 condannato a torto per spionaggio (ogni accusato detesta la macchina giudiziaria, al di là delle sue ragioni d’essere), si capisce un poco meno che tanti giornali abbiano avallato l’identificazione. Sensatamente invece altri interventi hanno...

Goethe Institut Turin / Il Grande Vecchio ovvero La guerra delle immagini

  Il 15/16 marzo a Torino due giorni di incontri sul tema delle immagini e della violenza: come dobbiamo e vogliamo rapportarci a tutte queste immagini che pervadono e ossessionano la società occidentale? Che effetto ha il predominio dell’immagine sulla costruzione e tradizione del nostro canone culturale? È possibile formulare un’etica dell’immagine per il XXI secolo? Doppiozero riprende qui un contributo di Oliviero Ponte di Pino per contribuire a costruire un dibattito attorno al tema, urgente e fondamentale.   Si spara e si muore, tra le colline, nei deserti, nelle foreste. Si muore nelle città e nei villaggi. Si muore sulle mine e sotto il mirino dei droni. Si muore davanti alle telecamere, sgozzati da un ragazzino. Si muore falciati da un kalashnikov su una spiaggia. Sono sofferenze indicibili. Una violenza insensata, disgustosa, inaccettabile. Sta togliendo vita e dignità a decine di migliaia di esseri umani. È impossibile trovare le parole per questo dolore, per queste sofferenze.   Ma le guerre, oggi più che mai, non si combattono solo con le armi. Una delle guerre più lunghe e profonde, in atto da millenni, vede fronteggiarsi parole e immagini. Parole...

Ghostwriters: parole senza padri

Nella Grecia antica si chiamavano logografi e su commissione componevano discorsi da far pronunciare ad altri. Erano esperti del parlar bene: Lisia, Demostene, Tisia e Isocrate.  Spesso i loro discorsi rappresentavano vere e proprie orazioni che i privati poi utilizzavano per la difesa personale in sede giudiziaria.   Oggi la categoria professionale del logografo esiste ancora? Certamente no. La difesa personale non è contemplata e le orazioni giudiziarie sono prerogativa indiscussa degli avvocati. Eppure si potrebbe credere che una qualche forma di eredità, certamente pattuita con lo stile di vita contemporaneo, ci è stata lasciata: stiamo parlando dei ghostwriters.   È scomparso l’etimo greco e al suo posto ne è subentrato uno anglosassone, ma l’espressione risulta ancora costruita sull’unione di due parole, la cui seconda, scrittori, permane. A far la differenza è dunque il primo termine: da discorso (logos) a fantasma (ghost). E in effetti potremmo quasi ipotizzare che l’evoluzione cui ha assistito questa professione sia da ricercarsi proprio in questo slittamento linguistico.   Nell...