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Roland Barthes

(129 risultati)

Letizia Battaglia. Spiazzamenti

Roland Barthes chiamava punctum, quel mistero in bilico tra razionalità e mistero che rende ogni fotografia unica e irripetibile. A volte pare che anche le immagini ne siano consapevoli, sembra che dicano: “Io sono questo: un corpo, un occhio, uno strumento. Io mi chiamo Francesca Woodman, io sono Letizia Battaglia”, come si può udire dalle fotografie delle due artiste, esposte nella mostra in corso presso la galleria di Massimo Minini a Brescia.   Se è quasi impossibile scindere l’opera di Francesca Woodman dalla sua sorte, silenzioso segreto che resta intimo e illeggibile, con Letizia Battaglia ho parlato. O meglio è stata lei a parlare con me. Io ho saputo dire solo il mio nome. Poco prima di uscire dalla galleria con un catalogo e la sua firma, mi ha detto: “Inizia a fotografare. Non per gli altri, per te stessa”.   Letizia Battaglia, Il gioco del killer, Palermo 1982 e Rielaborazione (Il gioco del Killer, Palermo 1982), 2012.   È così che ho cominciato a cercarla nelle sue immagini: fra i muri con i segni dei proiettili, tra i visi delle madri in lacrime ai funerali dei loro...

Yto Barrada. Delle cose solitarie e non dimenticate

Due terzi abbondanti dei paesi del mondo non trovano posto sui libri di storia, e il Marocco è fra questi. Tale spiazzante constatazione guida il lavoro di Yto Barrada, fotografa franco-marocchina, la cui prima personale italiana è ospitata dal Macro di Roma, grazie alla nuova partnership con Deutsche Bank, che – ci auguriamo – porterà una salutare ventata di globalizzazione anche nelle stanze dell’arte.   Barrada, che ha studiato storia e scienza politiche alla Sorbona, osserva il proprio paese da una strana lontananza: i soggetti dei suoi scatti colmano il campo visivo, assumendo non di rado aspetti monumentali, anche quando si tratta di edifici e giardini affetti da precoce obsolescenza, perché abbandonati all’incuria; di frammenti di industrializzazione in disuso, oppure di cantieri per infrastrutture interrotte ancor prima di iniziare e mai completate. Le immagini di Barrada restituiscono un mondo che si sbriciola, attraversato da sentieri che si interrompono improvvisamente: sembra di muoversi sulle tracce lasciate da individui incapaci di portare a compimento spinte volitive tanto quanto progetti condivisi. Il...

Igort, o del testimoniare per immagini

Un segno, tracciato su un foglio, può farsi segno di molte cose: può dare vita a un volto e costruirgli intorno una storia, può intagliare un marchio o definire un progetto grafico. E dietro il packaging di un prodotto può esserci lo stesso lavoro che c’è dietro una copertina del New Yorker. Disegnare, ovvero, può dirsi in molti modi. E l’impero dei segni e dei disegni, per strizzare l’occhio a Roland Barthes, ha confini frastagliati, che separano e allo stesso tempo mettono in contatto mondi molto diversi tra loro: l’illustrazione, la grafica editoriale, il fumetto. Puntata dopo puntata cercheremo di esplorare questi territori, raccontandoli attraverso le parole e le immagini di quanti, in Italia e all’estero, si sono distinti come autori di graphic novel o di libri per ragazzi, come illustratori o grafici. Per tracciare la rotta, sempre in movimento, di alcuni dei più importanti protagonisti del disegno e contemporaneamente mettere insieme un piccolo atlante di questi mondi, divisi solo da un sottile filo di matita.     Illustratore, autore di fumetti, editore: Igort, al secolo...

Il Rospatoio

Mi aveva detto un amico – avevamo, sì e no, quindici anni – che sul Rospatoio in un lontano Giro d’Italia Bartali aveva preso una cotta grossa così ed era andato in crisi. L’amico ogni tanto sparava qualche balla, ma a me piaceva credere che fosse vero, anche se qualcosa mi diceva che non lo era. Il Rospatoio: una salita di tre chilometri all’incirca, quasi dritti, con appena due o tre semicurve e una pendenza dell’otto per cento. Tra la vegetazione la sagoma aguzza, come quella di un dente cariato, della Rocca di Crevole, semidistrutta dagli Spagnoli in una lontana guerra cinquecentesca. Siamo in Toscana, anzi, in uno dei suoi cuori, a Murlo, venti chilometri a sud di Siena, famoso perché i suoi abitanti hanno lo stesso Dna degli Etruschi. Anni dopo, studiando la storia minore dei borghi senesi, avrei scoperto che questa collina divideva in due il comune anche politicamente: da una parte tutti comunisti, dall’altra tutti democristiani.   La mia bici da corsa era un’Aquila fabbricata a Montevarchi; due moltipliche e cinque rocchetti che non sapevo spingere neanche troppo bene: faticavo, infatti, anche...

Disciplinati

Siamo nei primi anni Cinquanta e la scena si svolge a Forlì, nella sede locale del PCI. Alla parete la bandiera rossa della FGCI, un grande ritratto di Stalin, una locandina de “La fiaccola”; accanto alla finestra, una fotografia incorniciata, con un uomo in piedi davanti a un portone. Il conferenziere, in piedi, ha valutato bene la presenza del fotografo, come anche gli uditori: ha calibrato attentamente il movimento del braccio sinistro, insomma si è messo in posa da oratore (lo conferma la innaturale rigidità dell’atto). Anche il doppiopetto, con la penna che spunta dal taschino, parla di una preparazione meticolosa.     Ma non è ancora questo il punctum, quel dettaglio di una fotografia, magari del tutto secondario, che “punge”, come ci ha insegnato Roland Barthes; quel dettaglio, cioè, che apre uno spiraglio di senso inaspettato. Non c’è dubbio che l’elemento acuminato, per così dire, della foto di Forlì non è il gesto dell’oratore e neppure l’attenzione compunta degli ascoltatori. Sono i bicchierini sul piano di vetro del tavolo....

Today, the voice you speak with may not be your own

Oggi, la voce con la quale parli potrebbe non essere la tua. In un post apparso il 4 febbraio 2007 sul suo blog, il produttore, filosofo e musicista hip-hop statunitense DJ Spooky, al secolo Paul D. Miller, avviava una riflessione sulla pratica culturale del remix, con una doppia interpretazione. Da una parte negativa, intendendo nella fattispecie la voce come uno dei simulacra dell’epoca digitale, baudrillardianamente parlando. Dall’altra ottimistica, nella prospettiva di un “web 2.0 share-all style”, dove il diritto di remixare e di appropriarsi della voce altrui si trasforma in una pratica estesa a tutti.   La questione posta dal dj originario di Washington investe la ridefinizione stessa dei concetti di originalità ed autorialità nell’era contemporanea: “Dal momento che la storia umana delle idee, del progresso, dell’arte è una storia di pratiche di remix, possiamo considerare il ‘remix’ stesso come una voce autentica o non autentica?”   È da questa domanda che parte la riflessione di Vito Campanelli in Remix It Yourself, saggio edito da CLUEB nella collana Mediaversi,...

Cucinare parole

La cucina del senso a cura di Gianfranco Marrone e Alice Giannitrapani (Mimesis 2012) è un libro importante, una raccolta di saggi e studi approfonditi; nell’insieme un grosso (371 pp.) ma non per questo “indigesto boccone”. Essere conoscitori-studiosi di cucina o di semiotica è l’unica condizione preliminare perché la lettura non sia eccessivamente impegnativa e perché che, anzi, l’interesse per una disciplina (ma può la cucina definirsi ‘disciplina’?) rimandi all’altra una serie di contaminazioni positive, rifletta domande e conseguenti risposte su una scala più vasta di quella di partenza. La semiotica è la disciplina che studia i segni e il modo in cui questi formano un senso, ovvero la disciplina che tratta dei fenomeni di significazione e comunicazione, in pratica tutto quello che per l’uomo assume un significato aldilà della sua realtà oggettiva diventa materiale per la semiotica. Non una cosa astratta, come apparentemente potrebbe apparire, perché il significato a cui il semiotico allude è sempre conoscitivo e comunicativo, materiale...

Santu Mofokeng: chasseur d’ombres

Vous rappelez-vous la perception de l’espace? Le sens de la distance et du temps que procuraient les voyages à l’époque de l’apartheid ? (…) Pour moi, voyager n’était pas une distance à parcourir mais une longue angoisse à supporter. (The Cry of Winnie Mandela, Njabulo S. Ndebele, in Chasseur d’ombres, catalogo della mostra)   Le danger avec la photographie documentaire, surtout avec la “photo victimaire”, c’est qu’elle risque de créer des victimes aussi bien que de les trouver. (Abigail Solomon-Godeau, in Chasseur d’ombres, catalogo della mostra)                                                                                       ...

Complessità della fotografia. Una conversazione

Questa conversazione raccoglie materiali discussi prima oralmente e poi elaborati via mail, tra l’aprile e il maggio del 2012. Lo stimolo iniziale è stato quello di evitare per quanto possibile il metodo dell’intervista concordata – dove chi fa le domande in qualche modo già presuppone le possibili risposte, e chi risponde non può che confermare o smentire le premesse iniziali. L’ipotesi di fondo era di proporre un approccio dialogico alla comprensione della fotografia contemporanea, attraverso temi rilanciati e sviluppati man mano che la logica delle domande e delle risposte, talvolta anche in forma retroattiva, si andava precisando. Al centro di tutto, l’idea di una correlazione sempre più stretta tra modelli teorici e usi pratici della fotografia.     GDF – Riprendo alcuni temi della nostra recente conversazione romana perché mi sembrano urgenti e vorrei approfondirli con te dandogli una forma più definita. Come sai, tutto nasce dal libro che ho di recente concluso, dove dedico alcune pagine al tuo lavoro sull’Armenia. Il tema da cui vorrei partire riguarda in realtà un...

Twitter macchina narrativa

  È finita così, dopo 2797 tweets. Lo scorso 29 marzo il capitano Robert Falcon Scott (@CaptainRFscott) ci ha lasciati. Ha scritto le ultime righe del suo diario ed è morto. Esattamente come era accaduto in una tenda sull’altopiano antartico cento anni fa. Leggere quest’ultimo tweet “Last entry. For God’s sake look after our people”, per chi ne aveva seguito la storia, è stato come leggere la parola Fine al cinema. C’è qualcosa di terribile e assieme potente, in questo tweet. È la stessa forza che Roland Barthes, in Camera Chiara, riconosce nella fotografia del giovane condannato a morte Lewis Payne, fotografato da Alexander Gardner nel 1865:     Roland Barthes, commenta: “È morto. E sta per morire”. Guardando questa foto e leggendone la storia sappiamo che il giovane Lewis è morto da tempo, eppure la foto lo coglie nell’attesa della morte e per noi, mentre lo osserviamo, “sta per morire”. È a questa immagine che ho pensato la notte del 29 marzo, quando ho letto l’ultimo tweet di Sir Falcon Scott: “è...

Brian O’Doherty. Inside the White Cube

È uscito in libreria il libro di Brian O’Doherty, Inside the White Cube. L’ideologia dello spazio espositivo (traduzione italiana di I. Inserra e M. Mancini, Johan and Levi editore, Milano 2012, pp. 146, € 20). Il volume raccoglie e traduce per la prima volta in italiano i saggi pubblicati dall’artista irlandese sulla rivista Artforum a partire dal 1976. Presentiamo qui il testo attraverso due contributi di Alessandra Sarchi e Riccardo Venturi e ne anticipiamo la postfazione.       Lo spazio dell’arte   “Una scena ricorrente dei film di fantascienza mostra la Terra che si allontana dall’astronave fino a diventare un orizzonte, un pallone, un pompelmo, una pallina da golf, una stella. Questo cambiamento di scala si accompagna a un passaggio dal particolare al generale. All’individuo si sostituisce la razza, rispetto al quale noi siamo un’inezia, un brulicare di bipedi mortali ammassati quaggiù come un tappeto steso per terra. Vista da una certa altezza, generalmente la gente appare buona. La distanza verticale favorisce questa generosità, mentre l’orizzontalit...

Roland Barthes, Parigi, 1977

L’avevo incrociato un paio di volte con Maurice Nadeau, di cui era amico e che aveva pubblicato, tanto per cambiare, alcuni dei suoi primi testi. Era già diventato uno dei grandi personaggi della cultura internazionale e papa della semiologia. Avevo tentato, senza riuscirci, di leggere Il sistema della moda, e L’empire des signes mi era sembrato molto suggestivo, ma piuttosto ingenuo sul piano politico. Miti d’oggi, però, lo leggevo e rileggevo e lo consideravo e lo considero un libro straordinario.   Quando uscì Frammenti di un discorso amoroso osai chiedergli un’intervista ed è in questa occasione che gli feci questo ritratto. Mi sembrò timido, imbarazzato, non smetteva un istante di fumare il suo sigaro: le sue risposte erano nitide e perfettamente strutturate. Amaro, malinconico. Gli rimanevano solo tre anni di vita.   Nel 1980 uscì La camera chiara, nota sulla fotografia. Libro fondamentale per chiunque si occupi di fotografia, e non solo. Da trent’anni citatissimo come un saggio ed è invece uno straordinario romanzo, attraverso la fotografia, sulla memoria, la morte, il lutto...

Étonnants Voyageurs

Ci sono due modi di vivere un festival: o ti dai al meticoloso inseguimento del programma o ti affidi al caso. Incerto sulla strategia, opto per una terza soluzione: l’esterno. Sotto un sole allegro e insolito, la città vecchia è circondata dal mare e dalle barche: un trimarano da regata, cattivo ed elegantissimo, troneggia lungo la banchina di fianco al salone del libro; più avanti, una piccola flotta di catamarani vira di fronte alla scuola di vela dove giovanissimi francesi multicolore apprendono i rudimenti delle loro future esplorazioni (del resto è proprio qua in Bretagna che Richelieu nel 1625 allestì i cantieri che avrebbero rimediato al ritardo in cui versava all’epoca la Francia nella conquista dei mari). Tra brezze e riflessi mi abbandono alla deriva del caso. Finisco nella sala in cui c’è Paolo Rumiz. Il festival gli dedica spazi ampli e prestigiosi, racconta la sua navigazione lungo il Po a bordo di un catboat in legno: “per viaggiare bisogna essere pronti a lasciarsi dietro tutto ciò che conosciamo e accogliere quello che il caso ci metterà sotto gli occhi”. Ha ragione. Bevo un...

Il mito politico. L’immaginario sociale tra ideologia e utopia

Filosofia del mito politico di Chiara Bottici (Bollati Boringhieri, 2012, pp.336, € 32,00) ricostruisce con precisione e chiarezza le linee fondamentali del vasto dibattito Novecentesco sul mito, focalizzandolo sulla filosofia politica: in una letteratura a volte autoreferenziale e di ardua comprensione, la sintesi della riflessione internazionale più recente e la perspicuitàdel libro sono davvero preziose.   Bottici inserisce il tema del mito nel cuore della filosofia politica dopo che questa, almeno nelle sue linee mainstream, ha evitato di occuparsene lasciando che il discorso fosse affrontato da studiosi di scienze storiche e sociali. Presupponendo soggetti che agiscono in modo puramente razionale, la filosofia politica manca l’obiettivo di delineare una teoria del mito: così, se da un lato ha delegato all’antropologia, all’estetica e alle scienze storiche l’indagine sulla dimensione mitico-simbolica dell’azione, dall’altro mostra di cadere nel vecchio pregiudizio illuministico che ha contrapposto mythos e ragione. È fondamentale dunque che nel libro gli studi di Hans Blumenberg abbiano un ruolo...

Gulliver

Riga, una collana che avvicina ai grandi innovatori del Novecento   Riga è nata nel luglio del 1991 senza nessun particolare programma. Volevamo piuttosto fare la rivista «che ci sarebbe piaciuto leggere». Una rivista dedicata al contemporaneo, ad autori e temi che ci sembravano rilevanti nel corso dell’ultimo secolo, ma non solo. Una rivista che conservasse la memoria del passato, e insieme che si protendesse sul futuro.   Marco Belpoliti, Elio Grazioli     È probabile che «Gulliver», la rivista internazionale immaginata alla fine degli anni Cinquanta da tre gruppi di scrittori appartenenti a tre diverse nazioni, sia l’unica rivista europea del secondo dopoguerra. Certo, di riviste europee ce ne sono state più di una, ma sempre realizzate da una redazione ben radicata in uno dei paesi del vecchio continente e sempre con collaboratori stranieri; tutte riviste che si proponevano, e spesso avevano, un respiro sopranazionale. Ma una rivista interamente progettata, scritta e redatta da una redazione francese, una italiana e una tedesca, non c’è mai stata. Per questo «Gulliver...

I contemporanei: Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi

Se qualcuno vuole sapere cosa è il cosiddetto “contemporaneo” non ha che da visitare la mostra di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi aperta all’Hangar Bicocca di Milano: Non non non (fino al 10 giugno). Sono tre installazioni site-specific.   La prima s’intitola La marcia dell’uomo: 32 fotogrammi della durata di due secondi in cui si vede, virato in giallo, un nègre che cammina, tratto da Etienne-Jules Marey, che ha fissato un gruppo di uomini del Senegal: è il 1895, nascita del cinema. Nel secondo si scorgono dei “selvaggi” cui gli etnografi impongono pizzi, cappelli a cilindro e l’uso della forchetta. Il terzo, virato in rosso, risale agli anni sessanta del XX secolo: ragazze africane a seno nudo posano per un uomo occidentale che le paga per la loro prestazione. La musica di Keith Ulrich sospende il tutto in una sorta di vuoto pneumatico.     La seconda installazione è all’interno di un immenso spazio; alle pareti tre grandi teloni su cui vengono proiettati, con cadenza lenta, ma inesorabile, sequenze preordinate di film. Frammenti elettrici; un film sui Rom...

Fatti / interpretazioni

Da alcuni giorni circolano immagini agghiaccianti di immigrati tunisini rimpatriati a forza con cerotti sulla bocca.   Una questione filosofica   Il dibattito filosofico che sembra appassionare gli italiani – le pagine culturali di molti quotidiani ne sono state invase – ha radici antiche e nobili. Dopotutto è la riproposizione aggiornata al gusto del tempo della diatriba tra idealisti e realisti, tra i fautori della rappresentazione a cui si ridurrebbe la realtà e coloro che, in genere aiutandosi con un pugno sonoramente battuto sul tavolo, rivendicano l’autonomia e la differenza del reale dalla rappresentazione. O ancora, tra scettici che contestano la possibilità stessa di una verità obiettiva e dogmatici che invece la rivendicano per i propri enunciati. Niente di nuovo sotto il sole, si dirà, ma questo in filosofia non è un rilievo negativo perché il vanto dei filosofi è, da sempre, quello di girare attorno ad una sola domanda, quella che le altre discipline lascerebbero inevasa perché troppo “ovvia”: la domanda sul reale, appunto, e sulla sua consistenza (l’...

Santa Giovanna dei segni

E arrivò il primo Brecht di Luca Ronconi, un Santa Giovanna dei macelli lontano da ogni ortodossia. Ronconi lo porta in scena sullo storico palcoscenico del Piccolo Teatro di via Rovello che vide i Brecht di Giorgio Strehler come una sfida a un autore che paradossalmente ha evitato per decenni, lui che ha messo in scena “epicamente” Quer pasticciaccio brutto de via Merulana e I fratelli Karamazov, lui che i testi li ha smontati nelle loro componenti strutturali. Forse di Brecht gli dava fastidio l’ideologia. O meglio la lettura ideologica che ne hanno fatto: quel socialismo militante che riassorbe anche i continui dubbi in una visione inevitabilmente finalistica.     Ora che solo di domande e non di risposte si vive, è giunto il momento di riprendere il drammaturgo di Augusta fuori da ogni agiografia, di rivoltarlo, asciugarlo dalle pretese di grande spettacolo, perfino da un certo grottesco da cabaret espressionista, facendone rifulgere le contraddizioni, in uno spettacolo secco, crudele, “scientifico” (avrebbe detto lo stesso Brecht), dove le certezze si smontano, piuttosto. Ronconi va al testo del 1929,...

Elisabetta Benassi. All I Remember

“Collezionare fotografie è collezionare il mondo”, scrive Susan Sontag nelle pagine iniziali di On Photography. Collezionare fotografie equivale al tentativo utopico e un po’ folle di recuperare il passato mantenendolo artificialmente in vita, di salvarne tracce e residui attraverso un processo compulsivo di accumulo, conservazione e catalogazione. Lo strumento fotografico si rivela un alleato essenziale in quest’attività di salvataggio della memoria, poiché ha il potere di fissare e tramutare gli istanti storici, restituendoli sotto forma di oggetti fisici, leggeri, trasportabili, collezionabili. La fotografia rende quindi possibile la costruzione di un archivio potenzialmente infinito di eventi storici, pubblici e privati, illustri e insignificanti, e soprattutto alimenta l’illusione di possederli interamente, fisicamente e concettualmente. Il collezionista infatti non cerca solo di preservare la storia, ma di rintracciarne il senso seguendo il filo discontinuo dei frammenti raccolti.     È forse proprio questo aspetto conoscitivo, talvolta viscerale e parossistico, ad avere fatto sì che il...

John Berger. Fotografia e verità

Esce questa settimana il nuovo volume della collana “Riga” (pp. 350, € 25) dedicato a John Berger, scrittore, saggista, disegnatore, poeta, collaboratore di giornali, sceneggiatore, e altro ancora, una delle figure più importanti della cultura europea contemporanea. Lo cura Maria Nadotti, da anni sua traduttrice; contiene saggi e testi inediti di Berger, oltre a conversazioni, dialoghi, commenti dello scrittore inglese. Numerosi i collaboratori del numero edito da Marcos y Marcos, da Salman Rushdie a Elena Poniatowska, da Arundhati Roy a Michael Ondaatje; l’indice del numero oltre ad altri materiali, tra cui una bibliografia completa dei testi di Berger, si legge in www.rigabooks.it .   Il testo che qui presentiamo, compreso nel volume di “Riga”, è uno dei contributi più importanti dedicati alla fotografia, e in particolare al suo peculiare rapporto con la verità; e va annoverato tra i testi decisivi della seconda metà del Novecento, accanto a quelli di Roland Barthes e Susan Sontag; apparso in italiano diversi anni fa su rivista, fa parte di un volume mai tradotto nella nostra lingua....

Pasolini e il mito

Fra gli scrittori italiani prima di Pasolini forse solo Pavese ha affrontato con intenzioni cognitive forti il discorso sul mito, ma se Pasolini sembra sfiorare temi pavesiani, manifesta anche verso di lui un disaccordo e un fastidio non conciliabili.   Per trovare una spiegazione dobbiamo ripercorrere le tracce del discorso sul mito, prima ancora delle realizzazioni di opere che hanno esplicitamente un argomento mitico. In Empirismo eretico, quando Pasolini parla del cinema e propone l’idea del cinema come codice della realtà, usa due volte il rimando al mito. La prima volta (nel saggio del ’65, Il “cinema di poesia”) quando spiega che un film è sempre composto di due livelli diversi, un livello narrativo, logico – razionale, e un livello inconscio, onirico, infantile e mitico (“sotto-film mitico e infantile, che, per la natura stessa del cinema, corre sotto ogni film commerciale”): è questo livello inconscio che secondo Pasolini affiora nella “soggettiva libera indiretta”, quando cioè lo sguardo dell’autore si cala completamente in un altro sguardo (“egli si immerge in un suo...

Umberto Eco e Paolo Fabbri, due riflessioni sulla fotografia

Pubblichiamo qui due discorsi sulla fotografia, il primo di Umberto Eco ed il secondo di Paolo Fabbri. Gli autori li hanno pronunciati in occasione del XXXVIII Congresso dell’Associazione Italiana di Studi Semiotici, dal titolo “La fotografia: oggetto teorico e pratica sociale”, tenutosi a Roma dall’8 al 10 ottobre 2010, di cui verranno pubblicati prossimamente gli Atti  a cura di Vincenza Del Marco e Isabella Pezzini.     Ero troppo occupato a fotografare e non ho guardato   Sino a due minuti fa io mi chiedevo che “ci sto a fare qui”, perché l’anno scorso ho votato contro il tema fotografia per questo convegno e avevo, invece, proposto il tema “silenzio”. Per cui, se fossi minimamente coerente, verrei qui per stare zitto o per occuparmi di quelle fotografie eccessivamente esposte alla luce solare che diventano o tutte nere o tutte bianche, che possono costituire addirittura una forma d’arte che una galleria potrebbe esporre con qualche profitto. Ma due minuti fa, su un intervento di Morello, ho trovato che forse un aggancio c’è perché, essendo nella...

Il paradosso di Pino Musi

L’interminabile agonia della fotografia, che, tra inutili lutti e opportunisti entusiasmi, da una ventina d’anni non accenna ad arrestarsi, mi sembra abbia avuto con un recente, sorprendente lavoro di Pino Musi, un singolare, inatteso sviluppo. Perché singolare e inatteso? Per rispondere occorre fare riferimento alle varie forme della apparentemente variegata ma sostanzialmente unidirezionale via, o vicolo cieco, imboccati dai molti “artisti” e teorici della cosiddetta post-fotografia. La faccenda meriterebbe un dettagliato studio di carattere estetico-sociologico che non mi sembra sia ancora stato intrapreso. Forse a causa della incoercibile noia suscitata da così tanti fuochi d’artificio, in fin dei conti tutti riconducibili ad un unico, e miserello, petardo.   Per violentemente riassumere, pur a rischio inevitabile di caricatura, si può dire che una certa presa d’atto della crisi della vicenda storico-culturale della fotografia ha suscitato un tentativo di superamento – e che cosa se no? Sono cent’anni che sul terreno della cultura più si rimane fermi e più si parla di...

Ho creato un incubo. Un caso studio di teoria letteraria applicata

“Ho creato un incubo”, lamentava il dottor Frankenstein sui ghiacciai di Chamonix, osservando la rivolta della sua creatura, “e morirò della sua mano.” “Ho creato un incubo”, piangeva fra i fumi di crack il Bret Easton Ellis di Lunar Park, perseguitato dal protagonista di un suo romanzo precedente, “e morirò della sua mano.” Anche io ho creato un incubo, mi sono reso conto l’altro ieri, leggendo Il Buon Inverno, il primo romanzo tradotto in Italia dello scrittore portoghese João Tordo – e della sua mano muoio. Questo testo – che è a metà strada fra l’autobiografia e la teoria letteraria, e si chiude con un sondaggio – è la storia del mio mostro di Frankenstein, che, curiosamente, è una classe narratologica nota come autofiction.   Una premessa teorica   L’autofiction è una categoria letteraria sviluppata negli anni settanta da Serge Doubrovsky, in polemica con la “morte dell’autore” sbandierata, negli anni precedenti, da una famosa e agguerrita coorte di pensatori capitanati – nella fama e nell...