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Sebald

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Scicli è la più bella delle città del mondo

Da qualche tempo mi capita, arrivando in un posto nuovo, di trovarci molto di conosciuto. Non si tratta esattamente dell'impressione di aver visto il posto, e quindi di ritornarci, quanto piuttosto del fatto, mentre lo vedo e lo attraverso, che alla novità del paesaggio si sovrappongono fotogrammi di altrove, angoli di strade, dettagli di palazzi, insegne di bar, salite e discese per cui il corpo è già passato, in un tempo e luogo che quasi mai è possibile definire. Presumo che dopo qualche anno la memoria dei luoghi tenda a confondersi e a mescolare dettagli; è per questo che arrivando a Scicli per la prima volta non è stata una sorpresa riconoscere nelle sue vie e nella sua conformazione fisica – tutta stretta tra montagne e chiese, con salite che portano ad altre chiese e ad altre montagne – caratteristiche di Ronda, un paesino andaluso altissimo e bianco in cui sono stata anni fa.   Mentre camminavo per la prima volta a Scicli pensavo che la città era anche Malaga, Ragusa, Noto, Mazara del Vallo, Palermo, come se la città in cui ero ne contenesse in sé innumerevoli altre, forse per una...

Incontrare un editore

È diventato sempre più raro incontrare un editore. Non il capo di un'azienda editoriale, di quelli ce ne sono molti, ma uno che discuta i libri con i suoi autori, che si preoccupi della qualità dei programmi editoriali e che governi la sua impresa a tutti i livelli, dalle scelte editoriali a quelle economiche. Uno il cui nome si possa quasi sovrapporre a quello della casa editrice. Queste figure stanno scomparendo perché la logica economica che oggi domina le attività editoriali non le tollera più. Troppo imprevedibili nelle loro scelte, non inquadrabili in quella razionalità strumentale che sovrintende alle imprese che competono sul mercato della cultura. Troppo idiosincratiche perché accettino di sottoporre le loro scelte al vaglio argomentativo.   Oggi gli organigrammi delle case editrici sono costruiti sulla misurabilità a breve termine delle prestazioni aziendali e chi vi lavora è assoggettato a questa logica quantitativa.   C'è chi pensa che questo sia un bene perché così si garantisce la solidità economica dell'impresa e la si mette al riparo da rischi...