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Stefano Jossa

(4 risultati)

Contagio / Eroi della democrazia

«Sventurata la terra che non ha eroi», fa esclamare Bertolt Brecht in Vita di Galileo, del 1938, al giovane discepolo Andrea Sarti, deluso dall'abiura del maestro. No, lo contraddice poco dopo Galileo stesso, appena rientrato, stremato, dal processo. «No. Sventurata la terra che ha bisogno di eroi».    Verità scientifica e democrazia Fino all'ultimo il giovane aveva sperato che il maestro si opponesse all'inquisizione sostenendo la verità anche a rischio della vita, e ora Galileo ribatte che la parte dell'eroe è lungi da lui, non lo interessa. Soltanto anni dopo l'allievo verrà a sapere che il maestro si era ritirato per completare il manoscritto dei Discorsi in cui esponeva i fondamenti della nuova fisica, pronta ad affermarsi – Galileo ne era certo – sia che si fosse comportato da eroe sia che si fosse inchinato davanti al Tribunale ecclesiastico. Come dire che la verità scientifica per affermarsi non ha bisogno di eroi, né ne ha bisogno la democrazia. Così pensava Brecht stesso e lo penserà Hannah Arendt, confermando da una parte la validità galileiana della legge fisica «oltre i limiti dell'esistenza sensibile umana... oltre la nascita della vita organica e della...

Un libro di Stefano Jossa / L’ennesima lingua più bella del mondo

L’ennesima lingua più bella del mondo. Una tra le tante. Tutte, anzi. Vive e morte. Esistono lingue morte, lingue scomparse, lingue di cui non si sa più niente, lingue di cui si ignora persino che siano esistite, e altre che nessuno parla più, che sono dette morte ma non lo sono, perché nei libri continuano a vivere e qualcuno ancora le legge e scrive. Tutte bellissime. A volte, più ancora che “miseramente apodittica, stenta, scolorata, tetra, eguale, come piccoletto grembiule casalingo da rigovernare le stoviglie” (Gadda), sembra morta la stessa lingua che stai usando, che si dibatte scomposta davanti ai tuoi stessi occhi come in agonia emettendo suoni stridenti e senza significato e un odore di marcio che si attacca alle narici, ma nella quale non puoi evitare di identificarti e che non puoi non amare. Come non si può evitare di amare noi stessi più di ogni altra cosa e con la stessa intensità, perché “la lingua è, nella sua dimensione affettiva, sempre al superlativo”, come scrive Stefano Jossa nel suo recente La più bella del mondo. Perché amare la lingua italiana (Einaudi, 2018, p. 8).   Identificarsi con la lingua non comporta tuttavia identificarsi con i parlanti. Una...

Poveri intellettuali / Liberi dall’ossessione di Elena Ferrante

E se Elena Ferrante fosse Stefano Jossa? Sarebbe un bel colpo di teatro. Sempre di Napoli si tratta: magari hanno giocato nello stesso giardinetto o frequentato lo stesso gelataio. Inoltre hanno una doppia consonante nel cognome. Tutti e due. Non può essere un caso: la doppia “erre” di Ferrante richiama irresistibilmente la doppia “esse” di Jossa, rimontando indietro nell’alfabeto come i salmoni che risalgono i fiumi alla rovescia. Quindi, di doppio in doppio, che ci vuole ad arrivare alla doppia vita? Durante il giorno un serio professore universitario. Durante la notte un’ambigua macchina femminile di romanzi di successo. Tutto torna.    Compresa la tentazione omicida che lega il doppio “buono” a quello “cattivo”. Come qualsiasi psicologo di provincia potrebbe infatti spiegarci, il doppio “cattivo” non muore mai, ma ogni santa notte il doppio “buono” sogna di mettergli un cuscino sulla faccia nel tentativo di sbarazzarsene. Il dramma del nostro intellettuale maschio da almeno due secoli a questa parte è strappalacrime. Inutile volerlo sminuire. Si trova accoppiato in un infinito amplesso mortale con una partner, la letteratura, sempre più simile a una puttana. Il...

Matria

Oggi, dopo le tragedie del Novecento, “patria” è forse una parola, se non inservibile, irrecuperabile. Patria è ancora la nazione maschia (o meglio – in un rovesciamento semantico – la nazione femmina la cui inviolabilità è garantita dagli italiani maschi), è il precipitato della peggiore retorica bellicista ed escludente, respingente e classista. Eppure queste parole di Levi, inaspettatamente, sembrano dirci che è possibile ancora restituirle un senso. Stefano Jossa, a un recente convegno dedicato a letteratura italiana e identità nazionale (Marzo 2011. Una d’arme di lingua d’altare/di memorie di sangue di cor) insisteva ragionevolmente sull’urgenza di dare pieno corso al lemma “matria”, quale possibile alternativa all’ormai inattingibile “patria”. Probabilmente è così. Altrimenti si tratterebbe di risalire a una nozione che, proprio a cavallo del processo di unificazione nazionale italiana, preesiste al becero nazionalismo moderno. Recuperare quell’idea di patriottismo che Maurizio Viroli contrappone appunto alle degenerazioni...