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Tano D’Amico

(5 risultati)

Le fotografie al Castello Sforzesco / Cesare Colombo. L’occhio di Milano

Un enorme tavolo occupa la sala del Castello Sforzesco dove si tiene la mostra di Cesare Colombo. Tante piccole lampade sono disposte sulla sua superficie. Sembra un immenso piano di lavoro costituito da due pannelli sostenuti da alcuni cavalletti che fanno venire in mente quelli usati dagli imbianchini. Lo sguardo ne è immediatamente attratto. Chi si avvicina e lo scruta con curiosità non ne rimane deluso, anzi, ne subisce un moto di empatia.   Su un lato è stampata la biografia di Cesare Colombo e sull’altro si possono leggere molti dei suoi scritti, legati all’attività di critico e curatore. La luce delle lampade crea un’atmosfera di intimità e favorisce una prossimità con l’autore. Sono lampade disegnate da Philippe Starck, le Miss Sissi, “quasi un grottesco ricordo del policarbonato delle abat-jours di un tempo”, dice l’ideatore del tavolo, Italo Lupi che con Colombo ha una lunga storia di collaborazioni. Sotto quella luce anche lo sguardo si fa caldo, aperto e disponibile a conoscere la storia del fotografo e di Milano, la sua città. Al tavolo non ci si avvicina con lo sguardo, è necessario spostarsi con il corpo ed è richiesta anche la postura del raccoglimento, quella...

Speciale ’77 / Tano D’Amico. Un’archeologia dell’innocenza

Quattro fotografie. Una sequenza. Primo frame: una strada asfaltata, un marciapiede, un’aiuola rinsecchita, alberi, automobili parcheggiate; il punto di vista è diagonale, ad altezza d’occhio. Un giovane con cappotto scuro e berretto in testa sta correndo: nella mano sinistra impugna una pistola. Davanti a lui un altro ragazzo, con un impermeabile chiaro, fa una strana mossa, si lascia andare, le gambe si piegano, anzi si accartocciano sotto il corpo, bloccato nell’istante in cui il movimento non si è ancora arrestato ma la caduta è già inevitabile. Porta i guanti. È ferito. Un istante dopo, siamo alla seconda fotografia, il primo sopraggiunge, gli afferra il braccio destro, cerca di trascinarlo via. Nella mano destra ora stringe due pistole, un’automatica e una a tamburo. Nella terza immagine l’inquadratura è più ravvicinata: il ragazzo è a terra, i pantaloni inzuppati dal sangue che lascia una traccia sull’asfalto e gli macchia il viso. Qualcuno gli regge il braccio sinistro, due paia di gambe si avvicinano dall’altro lato. E infine l’ultima fotografia: il ferito è steso a terra, una specie di smorfia gli contrae il viso da attor giovane, gli occhi un po’ velati, le mani senza...

Speciale ’77. What a curious feeling

“Succedevano allora in Italia, nei dieci anni 1968-1978, cose che oggi non ci si crede”. Così, qualche anno fa, Oreste del Buono in circostanza non troppo diversa dalla presente (presentando, cioè, le poesie in quegli anni dedicate da Nanni Balestrini all’allegorica “signorina Richmond”). Di quel tempo alla lettera incredibile è in primo luogo straordinario documento Alice disambien­tata, testo o non-testo attribuito dalla (oggi) dilavata e graffiata copertina dell’Erba Voglio a un fantomatico “collettivo A/Dams”: nome che arieggia (e parodia, forse) quello della testata leader fra le mille dell’esoeditoria di quegli anni e anzi di quei mesi, “A/traverso”, il “giornale PER l’autonomia” informalmente diretto da Bifo, al secolo Franco Berardi.     E, a passare in rassegna le proposte ’76-’80 dell’editrice milanese animata da Elvio Fachinelli, l’air de famille rende meno improbabile un progetto come quello partorito da Gianni Celati, di cucire in un patchwork testuale – come ricorda lui stesso, oggi, a quasi trent’anni di distanza – “schede, appunti, foglietti stropicciati, registrazioni e interventi che riassumevano discorsi svolti per un anno”. Proprio il “collettivo A/...

Speciale ’77. Tragedie senza catarsi. Conversazione con Franco Cordelli

Andrea Cortellessa: Vorrei iniziare questa conversazione in medias res. Credo che alcune delle dinamiche di cui tu sei stato protagonista – naturalmente e in particolare le performance poetiche prima, nella primavera del ’77, al Beat 72 (i cui riflessi si leggono nel tuo libro uscito l’anno seguente, Il poeta postumo. Manie pettegolezzi rancori) poi, nell’estate del ’79 a Castelporziano – trovino le loro radici in un’idea di letteratura, di teatro e in generale di Italia che tu vivevi da protagonista almeno dal ’75, quando insieme ad Alfonso Berardinelli pubblichi l’antologia Il pubblico della poesia. La domanda è: quando tutto questo conosce una specie di cartina al tornasole politica (e addirittura, soprattutto a Roma, militare: boati che si ascoltano spesso sullo sfondo del Poeta postumo) tu vivi questo disvelamento, quest’Apocalisse diciamo, come qualcosa che confermava quanto avevi vissuto negli anni immediatamente precedenti, ne era naturale conseguenza, oppure come radicale sconfessione, disinganno, nemesi assoluta?   Franco Cordelli: Come una cosa del tutto naturale. Perfettamente congruo al...

Speciale ’77. Anatomia di un istante

Sono trascorsi trentacinque anni dall’esplosione del movimento del Settantasette. Nel febbraio di quell’anno appare un moto di protesta dal profilo e dai comportamenti inediti: fa il suo debutto con le occupazione delle Università e ha il suo baricentro a Roma e Bologna, ma si estende in tutta Italia. Sarà una breve, ma intensa stagione, poi arriva il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro, il terrorismo impazza. La repressione è dura e il movimento implode lasciando tuttavia una forte memoria di sé come abbiamo visto nel mese scorso attraverso la raccolta delle foto di quella stagione a Bologna per opera di Scuro. Vogliamo ripercorrere quel periodo ripensando a temi e questioni differenti, dalla politica all’arte e alla letteratura. Per chi c’era e soprattutto per chi non c’era e poco sa. Di questo passato prossimo della nostra storia. Abbiamo iniziato con le riflessioni di Gianfranco Marrone e Umberto Eco ed i contributi di Giorgio Boatti e Giovanni De Luna sulla celebre foto dell’autonomo che spara; continuiamo oggi con un testo di Raffaella Perna.     L’immagine fotografica tra...