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Utopia e Distopia

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Alcuni autori insospettabili dimenticati / Distopia giudiziaria

Ripescare testi che non meritano l’oblio, dimenticati ma degni di una nuova vita, è una iniziativa meritevole che può estendersi ai generi più diversi. Anche a quelli cosiddetti minori e troppo spesso confinati nella rassicurante categoria di evasione, come la fantascienza. Molto si è detto, molto si dice su questo spazio letterario multiforme (in questa rivista, Federica Arnoldi su Bolaño. Lo spirito della fantascienza) che ha come asse portante il racconto di futuri possibili, l’immagine dell’alterità attraverso mondi alieni. Nella provincia della ‘science fiction’ esiste poi la versione, fascinosa ed avvolgente, del binomio “utopia-distopia”, la narrazione da un lato di mondi e luoghi gioiosi, e dall’altro il racconto dei peggiori incubi e di scene infernali. Su questo versante, e in particolare sulla sua rara declinazione giudiziaria attraverso romanzi dimenticati di autori peraltro insospettabili, ci si intende ora soffermare. L'utopia è il “luogo buono”, il progetto di una società giusta, il viaggio verso mondi alternativi che dovrebbero assicurare ordine e serenità. La distopia ne è invece il totale contrario, è il “luogo cattivo”, il modello di una società distorta,...

Utopia e Distopia nell’ultimo libro di Umberto Fiori / Le lettere di Leopardi da Londra

Nel Maggio 2010 ebbi la fortuna di ascoltare Edoardo Sanguineti a Savona (sarebbe stata l’ultima volta perché il poeta era destinato a morire di lì a pochi giorni): divagando, come amava fare, Sanguineti raccontò di un’esperienza di qualche anno prima quando, nel palazzo della sua università, alla ricerca del “giusto” ufficio cui rivolgersi, gli venne indicato lo sportello “Risorse Umane”. “Allora capii – raccontava il poeta – che il mondo non era più fatto per me ed io non ero più fatto per lui”.  L’aneddoto mi è tornato alla mente leggendo il ritratto che il protagonista dell’ultimo libro di Umberto Fiori fa di se stesso: “‘Io…penso di far parte…diciamo/che sogno di far parte di quegli uomini/che quando uno li chiama, rispondono./Che fanno quello che bisogna fare /(…) Che ti guardano/in faccia, ti salutano/con la bocca e con gli occhi,/da pari a pari. Persone che ricevono/il mondo, e lo regalano’”: l’autoritratto è quello stesso implicito nell’affermazione di Sanguineti; il mondo per cui noi siamo “risorse” alla pari di un giacimento petrolifero o minerario, è estraneo al poeta milanese come lo era al poeta di Genova.   Chi conosce la lingua poetica di Umberto Fiori sa...