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Valentina Pisanty

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Ottolenghi e Tagliacozzo / Due famiglie ebree nella Storia

Il finale l’hanno scritto i giornali. Mentre Lia Tagliacozzo, figlia di sopravvissuti alla Shoah, presentava su Zoom il suo ultimo libro sulle persecuzioni razziali, un coro d’odio ha fatto irruzione. “Hanno iniziato ad urlare ‘ebrei ai forni’, ‘sono tornati i nazisti’, ‘vi bruceremo tutti’, ‘dovete morire tutti’”, ha scritto Sara, la figlia dell’autrice, che in un post ha denunciato l’accaduto. Sullo sfondo, immagini di Hitler e svastiche.  Per alcuni lancinanti minuti, i fantasmi del passato si sono così ripresentati nella casa dove settantasei anni prima, nella razzia degli ebrei romani, era stata deportata la famiglia Tagliacozzo. E non per caso è accaduto in vista del Giorno della Memoria – uno sfregio a chi in nome delle vittime tiene vivo il loro racconto e all’Italia che ha scelto di non dimenticare.  Lo zoombombing, così lo chiamano, è uno degli incerti di questo tempo risucchiato dagli schermi e oggi, usciti dal perimetro della cronaca, mi sono chiesta se scriverne a rischio di regalare un’altra cassa di risonanza agli hater. Se non che quel veleno dà conto delle inquietudini che in un singolare controcanto intrecciano il libro di Lia Tagliacozzo La generazione...

Valentina Pisanty / I guardiani della memoria e il ritorno delle destre xenofobe

Ho molti dubbi sulla capacità della memoria di diventare progetto, mentre invece capita sempre più frequentemente che qualcosa che pensavamo non ritornabile sta assumendo spazi di cittadinanza culturale sempre più ampi, quantomeno legittimati. Ciò che è in questione oggi non è se la memoria sia efficace, ma se i percorsi con cui si è inteso darle forma siano quelli più produttivi per costruire senso comune.  Il testo di Valentina Pisanty I Guardiani della Memoria e il ritorno delle destre xenofobe, è un ottimo testo (comunque è un testo più che opportuno) per provare a battere questa strada intorno alla efficacia del costrutto culturale e di quella macchina che abbiamo chiamato memoria del ‘900 per il nostro tempo. Il tema è triplo: come si forma la memoria; come la si difende; chi è legittimato a sovrintenderne la conservazione nel tempo.   I guardiani della memoria e il ritorno delle destre xenofobe è dunque un testo complesso, che coinvolge non solo le competenze, ma soprattutto le funzioni sociali della memoria. A differenza di ciò che sosteneva Maurice Halbwachs nel suo I quadri sociali della memoria il problema non è quali siano i luoghi, i sistemi di...

Delirio produttivo / Il giorno dopo il giorno della memoria

Quando il 27 gennaio 1945 l'Armata Rossa varca la soglia di Auschwitz e passa sotto la scritta di ferro che sormonta l'ingresso, il mondo scopre quella frase: Arbeit Macht Frei, il lavoro rende liberi. Si tende spesso a leggerla come un tragico inganno a danno dei deportati o come un simbolo di falsificazione propagandistica. La realtà è peggiore. Finché quei prigionieri non moriranno – assassinati, oppure di stenti e fatica – il loro destino è fare da manodopera a basso costo per l'industria tedesca. Come lavoratori schiavi, insomma. Perché molte aziende e molti marchi dell'epoca vedono nella loro prigionia niente più che un'opportunità vantaggiosa per produrre a basso costo.   Il progetto coinvolge tutti i campi di concentramento. Come ricostruisce il Dizionario della Resistenza, la scritta è stata installata sull'ingresso di Auschwitz nel 1940 per emulazione di quella già situata nel campo di Dachau. Andavano sfruttati fino all'estremo, lavorando undici ore al giorno ininterrotte tranne la mezz'ora per il pasto, in un tempo di lavoro che è sempre tempo di terrore, all'interno del quale sono sempre possibili ovunque e in qualsiasi momento violenze, maltrattamenti, sevizie e...

Idee | Narrazioni

Nel quadro del programma Open Museum Open City del MAXXI di Roma (24 ottobre – 30 novembre 2014), doppiozero presenta una serie di incontri con protagonisti della cultura del nostro tempo.   La contemporaneità si presenta come un campo aperto e contraddittorio, in cui l’attività di creazione, letteraria o artistica, si intreccia costantemente ai temi politici ed economici, alle urgenze sociali, allo spazio della città e della comunicazione, alle tematiche dell'identità, della circolazione delle idee e delle barriere tra i corpi, dell'ibridazione e delle differenze tra culture, della violenza, della tolleranza, della memoria collettiva e della frammentazione dell'esperienza individuale.   Gli autori invitati da doppiozero propongono per l'occasione riflessioni originali su tematiche di stretta attualità o sguardi innovativi sulla tradizione e sulla memoria culturale, in grado di sfidare i luoghi comuni e rigenerare uno sguardo critico sul mondo contemporaneo.     PROGRAMMA DEGLI INCONTRI     FRANCESCO CARERI | LA CITTÀ CORPO A CORPO. ARTI CIVICHE NELLE TRASFORMAZIONI...

Varsavia, il ghetto e la mappa di Atlantide

Trovare quel che resta dei chilometri di muro che chiudevano ermeticamente il ghetto di Varsavia non è impresa facile. Una volta trovata ulica Sienna, una piccola traversa di aleja Jana Pawła II, trafficata arteria che taglia il distretto finanziario della capitale polacca, si deve riuscire a penetrare nel cortile interno e privato di un condominio. È lì che si trova il muro: minuscolo sullo sfondo dei grattacieli ultramoderni di Varsavia.     Per trovarlo le mappe turistiche servono a poco. Molto più utile invece usare come mappa un graphic novel: Noi non andremo a vedere Auschwitz di Jérémie Dres, pubblicato da Coconino Press. Un graphic novel che è la mappa di qualcosa che non c’è quasi più, di quella che i due fratelli Dres, Jérémie e Martin, chiamano “Atlantide ebraica”.   Copyright Jérémie Dres e per l’edizione italiana Coconino Press-Fandango 2012   Prima della seconda guerra mondiale a Varsavia vivevano 375000 ebrei principalmente concentrati nella zona nord della città: si trattava della più grande comunit...