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Vivian Maier

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Due libri, due storie / Gerda Taro e Vivian Maier

“Cosa mi fa sentire forte?” si domandava Susan Sontag in un’annotazione del suo diario. “Essere innamorata e lavorare”. E, ancora, descriveva la “vita della mente”, con le parole: “avidità, appetito, desiderio, voluttà, insaziabilità, estasi, inclinazione”. Ci sono analogie tra amare e conoscere, “tra il modo in cui l’Eros agisce nella mente di chi ama e quello in cui la conoscenza agisce nella mente di chi pensa”, scriveva la poetessa e grecista Anne Carson. È, questo, a mio parere, il punto di vista che hanno scelto Helena Janeczek e Francesca Diotallevi per raccontare le vite di Gerda Taro e Vivian Maier. La prima con il romanzo La ragazza con la Leica (Guanda, 2017), la seconda con l’altro romanzo Dai tuoi occhi solamente, (Neri Pozza, 2018). Entrambe le fotografe prestano attenzione al mondo e al loro tempo, ma il loro sguardo si pone a distanze diverse dalla realtà che rappresentano.   Per Gerda la fotografia ha origine nel centro delle cose, della sua vita e degli avvenimenti storici e politici. Gerta Pohorylle, nata nel 1910 a Stoccarda da una famiglia di ebrei polacchi, si trasferisce a Lipsia nel 1929 per frequentare la Gaudig Schule. Nel 1933 viene arrestata per...

Vivian Maier. I am a camera

 “I am a camera, camera, camera” (Yes, Into the Lens)     La storia di Vivian Maier sembra una favola. Schiva, riservata, incurante della celebrità, questa fotografa scoperta da poco, e per caso, ha tutti i requisiti per rendere la sua biografia e il suo lavoro interessanti non solo a chi si occupa di fotografia. Una mostra recente alla Galleria dell’Incisione di Brescia fino al 15 novembre – la prima in Italia – offre la possibilità di un iniziale contatto con le sue opere, già esposte in numerose mostre a Chicago, Londra, Oslo, Monaco, Amsterdam.   Sconosciuta fino al 2009, anno della sua morte, Vivian Maier viene casualmente scoperta da John Maloof, un agente immobiliare che sta scrivendo la storia di Portage Park, il quartiere dove vive a Chicago e durante un’asta è convinto di acquistare materiale utile alle sue ricerche. In realtà diviene l’erede di un tesoro, gran parte del patrimonio artistico appartenuto alla fotografa: un numero imprecisato di rullini, alcune delle sue macchine fotografiche, un’infinità di ritagli di giornale e da quel momento...