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William Blake

(16 risultati)

«Zan zafaràn momón» / Il lato oscuro di Nane Oca

Come già «Cisbicchio» e altre espressioni che vengono dal Pavano Antico di Giuliano Scabia, anche «Zan zafaràn momón» entrerà nel gergo domestico dei molti fan di Nane Oca e, ne siamo certi, farà concorrenza ad Abracadabra. Quando la lingua di un libro si fa anche lingua parlata dai suoi lettori è un segno di vitalità, cioè di grandezza. La formula magica che consente a Nane di spostarsi con rapidità supersonica e di togliersi d’impaccio di fronte ai casi rischiosi dell’ultimo viaggio iniziatico, risuona di frequente nel quarto romanzo della saga, dal titolo Il lato oscuro di Nane Oca, giunta (ahinoi!) al suo epilogo. Il lettore infatti non troverà in fine di volume le appendici consuete che confortavano sul possibile seguito delle storie. Tant’è che il Canzoniere ricamato di notte da Rosalinda per il suo Puliero, in gentile risposta al Fioreto delle Foreste sorelle, questa volta è collocato al mezzo del libro. D’altronde, come dice Maria la Bella in coda alle vicende, suo figlio Giovanni è «diventato grande». Tuttavia, il lettore speranzoso potrebbe pur sempre appigliarsi alla battuta di Celeste lo sposo quando, nella pagina finale, dà il via all’improvvisato trio musicale «anche...

Mary Shelley e le sue creature / E la vita non separi più ciò che la morte può unire

Cosa preferisci essere? Una grande poeta o un uomo buono? Una sola vita a disposizione non basta ad essere entrambi. Guardandosi alle spalle, in una prospettiva storica, c’è un punto di non ritorno, in cui occorre gettare nel fuoco ciò che resta. Grandi poeti sono morti giovani, e non hanno probabilmente avuto momenti di riflessione che permettessero loro di scegliere: Byron, Shelley, Rimbaud. Altri costruirono le loro carriere letterarie con lunga maestria, trasformando in materiale di scrittura ciò che resisteva dal dilemma: Petrarca, ad esempio, che costruì la sua celebrità europea sino all’alloro in Campidoglio, nel Secretum in un dialogo immaginario con Agostino, scavò impietosamente la sua accidia, peccato capitale che insieme all’arte di amare lo tenne sempre lontano dalla beatitudine cristiana.   Per lui, nel Trecento, essere un uomo buono sarebbe stato lasciare l’ossessiva riscrittura del Canzoniere per dedicarsi alla preghiera, ma scelse la nevrosi del suo amore sublimato per Laura e un vocabolario limitato di soli 3.000 lemmi per scolpire infinitamente la sua miniatura di marmo perfetto, di alloro, oro, aura. Che uomo fu, Francesco Petrarca nella sua intimità...

Wake up and love more / L'insostenibile leggerezza dei poeti pop

Tutta la poesia che precede la documentazione sonora e visiva è muta. La leggiamo, prima. Dopo, anche se non si può certo dire che la poesia sia un genere documentatissimo, possiamo ascoltare e vedere la poesia. Nel secolo audiovisivo non sempre questo significa vedere-sentire il poeta; ci sono poeti che leggono orrendamente i loro testi magnifici, come Giuseppe Ungaretti, e altri che nel live documentato hanno cambiato la storia della poesia del Novecento, come Allen Ginsberg. Potremmo disperarci di non poter vedere o ascoltare Edgar Allan Poe, o William Blake, o Majakovskij… abbiamo Carmelo Bene che legge Majakovskij, e finissimi attori che rimettono nel testo qualcosa che la sola lettura non ci può dare. Uno dei miei primissimi ricordi di forte emozione poetica risale a quando, bambino nell’era del vinile, nella non nutrita discoteca di mio padre scovai un long playing nel quale Arnoldo Foà leggeva Federico Garcia Lorca, tradotto ovviamente: il Lamento per Ignacio Sanchez Mejìas mi ha dato per la prima volta la convinzione che la poesia era l’emozione più bella e assoluta che avevo mai provato, e mi ha convinto di voler imparare a scrivere come poeta.     Se avessi...

Quindici mesi a stretto contatto con la sua immaginazione / Tradurre Jerusalem di Alan Moore

Il mio primo contatto con Jerusalem di Alan Moore risale all'inizio di ottobre 2014, con la lettura proposta dall'editore italiano di tre capitoli del romanzo – ancora in stesura – più una panoramica generale sull'opera mastodontica dell'autore di Northampton. Credo ancora che il succinto report inviato a lettura ultimata riassuma all'incirca i punti chiave del libro di Moore:   – scrittura di livello molto alto, sia come gusto sia come lingua usata e diversificata per i vari personaggi e contesti; – intreccio misterioso e interessante pur non essendo di genere: è – almeno in questi tre capitoli – un romanzo molto ambizioso e poderoso (a quanto si annuncia nell'outline) che intreccia varie epoche e generi diversi; il tema di fondo è la relatività (Einstein viene citato apertamente), la relatività degli affetti, della storia – sia personale che con la "s" maiuscola –, e dei luoghi; –– Alan Moore si distacca dall'immaginario "illustrato" che deriva dalla sua origine con fumetti e graphic novel (sebbene le parti romanzate di Watchmen mettessero già in luce le sue qualità narrative); l'ambientazione è molto ancorata alla realtà, sembrano scene dei film di Andrea Arnold (Red Road...

Ma a che gioco sta giocando il narcisista? / Narcisismo

Michelangelo Merisi da Caravaggio, Narciso.   Sarà forse la dismisura, ancora una volta, il carattere peculiare del narcisismo? Quella proiezione eccessiva con la quale ci attribuiamo più di quello che siamo, diventando superfici autospecchianti per evitare di andare in profondità? Per poi andare in frantumi non appena, specchio o stagno che sia, l’impianto mostra di non tenere? Camminiamo e ci muoviamo negli spazi spesso in stato di autocontemplazione. Indifferenti e insensibili attraversiamo sovente gli altri con i nostri sguardi autocentrati, come se loro non esistessero. Costruiamo campane di vetro insonorizzato intorno a noi, investendo per curare con ossessione la nostra immagine e farcela bastare. Lo stagno che ci riflette diventa il mondo intero e in esso ci esauriamo illudendoci di esaudirci. In quell’acqua stagnante affoghiamo ritenendo di essere il massimo immaginabile. Replichiamo così William Blake: “Chi non cambia mai idea è come l’acqua stagnante, alleva rettili nella testa”.       Il mito di Narciso ci dice che si tratta di qualcosa che viene da lontano: ergersi su se stessi e considerarsi, ha prodotto in noi “homo sapiens” qualcosa di...

Jazzi. Secondo natura / Sabbia

  Jazzi è un programma di valorizzazione del patrimonio ambientale dell'area di Licusati (Camerota) a ovest dell pendici del Monte Bulgheria nel Parco Nazionale del Cilento e dell Vallo di Diano, per abitare la relazione con la natura.    La serie dei testi Secondo Natura vuole evidenziare il medesimo ritorno alle esperienze sensoriali riferendosi a quegli elementi che incontriamo ogni giorno nel mondo intorno a noi: acqua, vento, onde, nuvole, sabbia, polvere, pietre, stelle, eccetera. Un viaggio sensibile e intellegibile che auspichiamo, sulla scorta degli antichi poeti e filosofi, sia davvero secondo natura.   Tutti si sono sdraiati almeno una volta nella loro vita su un arenile a prendere il sole, e se ancora non l’hanno fatto –cosa improbabile – , lo dovrebbero fare al più presto: un’esperienza indimenticabile. Sabbia uguale a mare; ma c’è anche la sabbia di fiumi, torrenti e laghi. Inoltre ci sono tanti tipi di sabbia di mare: grigia a Cesenatico, nera nelle Eolie, bianca nell’oasi di Vendicari, rossa nelle coste del Senegal; e poi il ghiaino bianco e grigio del Caspio, i minutissimi sassolini di Maratea, le sabbie rosa dei Caraibi, e altre ancora....

Albero stella di poeti rari

Continua lo speciale dedicato a Giuliano Scabia, uno dei padri fondatori del nuovo teatro italiano, maestro profondo e appartato di varie generazioni, artista sperimentatore, poeta, drammaturgo, regista, attore, costruttore di fantastici oggetti di cartapesta, pittore dal tratto leggero e sognante, narratore, pellegrino dell’immaginazione, tessitore di relazioni, incantatore. Dopo l’intervista Alla ricerca della lingua del tempo, va avanti con la pubblicazione in esclusiva, in quattro puntate, di un poemetto inedito, Albero stella di poeti rari – Quattro voli col poeta Blake, recitato per la prima volta dallo stesso Scabia durante il festival A teatro nelle case del Teatro delle Ariette a Oliveto di Valsamoggia (Bologna). Dopo Volo sopra la città di Londra, pubblicato mercoledì 13 maggio, Volo secondo sopra la Francia, pubblicato mercoledì 20 maggio, Volo terzo sopra la Grecia con visione finale di Afrodite, pubblicato mercoledì 27 maggio, il fantastico viaggio guidato da William Blake continua oggi verso il nuovo mondo, incontro allo sciamano Zäreymakù e alla distruzione della terra, fino alla Frisco dei poeti beat e all...

Albero stella di poeti rari

Continua lo speciale dedicato a Giuliano Scabia, uno dei padri fondatori del nuovo teatro italiano, maestro profondo e appartato di varie generazioni, artista sperimentatore, poeta, drammaturgo, regista, attore, costruttore di fantastici oggetti di cartapesta, pittore dal tratto leggero e sognante, narratore, pellegrino dell’immaginazione, tessitore di relazioni, incantatore.   Dopo l’intervista Alla ricerca della lingua del tempo, prosegue con la pubblicazione in esclusiva, in quattro puntate, di un poema inedito, Albero stella di poeti rari – Quattro voli col poeta Blake, recitato per la prima volta dallo stesso Scabia durante il festival A teatro nelle case del Teatro delle Ariette a Oliveto di Valsamoggia (Bologna). Dopo Volo sopra la città di Londra, pubblicato mercoledì 13 maggio,  e dopo Volo secondo sopra la Francia, pubblicato mercoledì 20 maggio, il fantastico viaggio guidato da William Blake continua sopra isole, città, venti, capre della Grecia antica e di quella di oggi, in cerca della visione della più amorosa tra gli dei, Afrodite. Nella prossima puntata il viaggio terminerà e voi, lettori,...

Albero stella di poeti rari

Continua lo speciale dedicato a Giuliano Scabia, uno dei padri fondatori del nuovo teatro italiano, maestro profondo e appartato di varie generazioni, artista sperimentatore, poeta, drammaturgo, regista, attore, costruttore di fantastici oggetti di cartapesta, pittore dal tratto leggero e sognante, narratore, pellegrino dell’immaginazione, tessitore di relazioni, incantatore. Dopo l’intervista Alla ricerca della lingua del tempo, continua con la pubblicazione in esclusiva, in quattro puntate, di un poemetto inedito, Albero stella di poeti rari – Quattro voli col poeta Blake, recitato per la prima volta dallo stesso Scabia durante il festival A teatro nelle case del Teatro delle Ariette a Oliveto di Valsamoggia (Bologna). Dopo Volo sopra la città di Londra, pubblicato mercoledì 13 maggio, il fantastico viaggio guidato da William Blake continua sopra la città di Parigi, la sua Torre Eiffel e altri luoghi rinomati, con l’apparizione di Baudelaire e altri poeti, della Rivoluzione e della Tavola Rotonda, dell’indovino Tiresia, del re Sole e del commediante Molière.     "L’albero inciso e l’albero...

Albero stella di poeti rari

Continua lo speciale dedicato a Giuliano Scabia, uno dei padri fondatori del nuovo teatro italiano, maestro profondo e appartato di varie generazioni, artista sperimentatore, poeta, drammaturgo, regista, attore, costruttore di fantastici oggetti di cartapesta, pittore dal tratto leggero e sognante, narratore, pellegrino dell’immaginazione, tessitore di relazioni, incantatore. Entra nel vivo, dopo l’intervista Alla ricerca della lingua del tempo, con la pubblicazione in esclusiva, in quattro puntate, di un poema inedito, Albero stella di poeti rari – Quattro voli col poeta Blake, recitato per la prima volta dallo stesso Scabia durante il festival A teatro nelle case del Teatro delle Ariette a Oliveto di Valsamoggia (2014).   Giuliano Scabia a Oliveto Valsamoggia nel 2014, ph. Maurizio Conca   VOLO SOPRA LA CITTÀ DI LONDRA   1. Nel verde risonante   Nel verde risonante apparve la città: era nel futuro: copriva con la sua immensità ogni verde, era brulicante – era l’umanità.   Tigri, elefanti, leoni, leonesse, coccodrilli, mammuth, pitoni, pitonesse, lupi, formiche, uccelli piccoli e...

Alla rincorsa di Guido Ceronetti

Quando la rivista spagnola El Estado Mental mi chiese d’intervistare Guido Ceronetti, uno di quegli scrittori sbanditi che l’Italia ha dimenticato nelle sue piazze e nei suoi vicoli per conservarne cimeli testimoniali nelle librerie, la casa editrice Adelphi mi avvertì che non sarebbe stato facile: “È un uomo anziano che vive in un piccolo paesello di provincia; mantiene i contatti con il mondo via posta o via telefono”. La gentile responsabile dei rapporti con la stampa non si riferiva, naturalmente, a un telefono cellulare; bensì a uno di quei vetusti apparecchi provvisti di cornetta e disco combinatore che richiedono la fortuita presenza del proprietario tra le quattro mura di casa, per poter parlare con lui.   Decisi di spedirgli una lettera, che gli sarebbe stata recapitata dagli editori, essendo l’indirizzo di Guido Ceronetti uno dei segreti meglio protetti del Belpaese. Nella missiva descrivevo sommariamente i temi da trattare nell’intervista e mi dicevo disponibile a fissare un incontro nei termini preferiti dal filosofo. Quando la cortese impiegata di Adelphi mi confermò che il viaggio postale era...

Un solo libro d'amore

Nella piccola valigia che preparerò ci sarà spazio per un solo libro – e mi piacerebbe che fosse un libro d’amore, da leggere per la prima volta, o da leggere di nuovo. La scelta, che potrà sembrare senz’altro poco originale, immediatamente mi appare non semplice. La maggior parte dei libri depositati nelle biblioteche, così come la maggior parte dei libri in vendita nelle librerie ha a che fare, in un modo o nell’altro, con l’amore – e certo non mi incoraggia a proseguire in questa ricerca il pensiero di quanta carta, almeno nell’ultimo trentennio, sia stata stampata e immessa nel mercato, e prodotta dal mercato, attorno a questo Leitmotiv dell’esistenza. Una proliferazione di ordini discorsivi letterari, mediatici, informatici, che ha sortito spesso l’effetto di confinare l’argomento in zone di penombra, di renderlo non prioritario (senza dubbio per la riflessione teorica, se si guarda a grossa parte di ciò che è stato dato alle stampe dopo i Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes) – un adombramento avvenuto paradossalmente mediante un processo di...

La scomparsa dell'infanzia

Un breve articolo di Paolo Mastrolilli sulla Stampa del 17 dicembre scorso – Usa:“Basta psicofarmaci ai bambini” Triplicato il loro uso in quindici anni – sollecita una riflessione più ampia. Qualche giorno prima, il 15 dicembre, appare sul New York Times un articolo di Alan Schwarz intitolato The Selling of Attention Deficit Disorder (La vendita del disturbo da deficit di attenzione), un atto di accusa alle case farmaceutiche che dal 2002 al 2012 hanno quadruplicato le vendite di psicostimolanti, quei farmaci che negli USA vengono venduti per“curare” o “guarire” questo disturbo nei bambini. Il fatto che appaia un simile articolo sul giornale più importante del mondo è confortante, vuol dire che qualcosa si muove. Neil Postman (1931-2003) scrisse nel 1982 The Disappearence of Childhood. In quel libro si sosteneva che l'apparizione della cultura dei computer avrebbe tolto di mezzo l'asimmetria nella relazione adulto/bambino e avrebbe rivoluzionato il sistema scolastico. La maggiore facilità da parte dei bambini nell'acquisire la tecnologia elettronica li avrebbe messi, almeno per alcuni...

Jonathan Crary. Le tecniche dell’osservatore

Non so se ci avete mai pensato, ma le funzioni proprie dell’occhio umano stanno per essere soppiantate da pratiche visive in cui le immagini non hanno più nessun rapporto con la posizione dell’osservatore posto in un mondo “reale”, e percepito secondo le leggi dell’ottica. La progettazione degli spazi urbani, e delle architetture, mediante rendering, i simulatori di volo con cui si guidano i droni, aeromobili bellici, la risonanza magnetica negli ospedali, l’olografia con cui si realizzano film, i sistemi di riconoscimento della robotica diffusi nelle aziende, i caschi della realtà virtuale, e altro ancora, sono diventati, dopo l’avvento dei computer, tecniche che riposizionano la visione su un piano separato dall’osservatore umano.     Con queste affermazioni inizia un libro apparso più di vent’anni fa negli Stati Uniti, e tradotto solo ora, Le tecniche dell’osservatore. Visione e modernità nel XIX secolo (a cura di Luca Acquarelli), scritto da un professore della Columbia University, Jonathan Crary. La sua diagnosi si è rivelata esatta: il fenomeno visivo, scriveva...

Chiara Briganti. Esprit de fenêtre

«Pour qu’une chose soit intéressante, il suffit de la regarder longtemps» recita la citazione di Flaubert che fa da titolo a una scatola in legno e vetro, in cui due figure scrutano da finestre gotiche una notte buia abitata da enormi occhi luminosi. Così ognuna delle scatolette, o teche, di Chiara Briganti, in mostra alla Galleria Ceribelli di Bergamo fino al 23 febbraio chiede di essere guardata a lungo, non fosse che per la miniaturizzazione e la mise en boite, che da sempre esercitano un fascino misterioso, invitando l’occhio a scovare il più minuto dettaglio. Come accade nelle scatole prospettiche (peep show) tanto di moda nei Paesi Bassi nel Seicento e in tutta Europa nel Settecento secolo o ancora nelle scatole dell’artista francese Charles Matton, gli oggetti e le scene più ordinarie vengono magnificati dal loro diventare minuti, in una sorta di microscopio al contrario, che mette in evidenza perché rimpicciolisce, e che inquadra come in un vetrino, entro una cornice fissa, obbligandoci a curiosare come dal buco della serratura.       E come nelle immagini microscopiche e nelle...

On the Beyond

Il volume On the Beyond raccoglie un’ampia conversazione tra due dei più noti artisti attivi a Los Angeles, Mike Kelley e Jim Shaw, e lo storico d’arte John C. Welchman. Passando in rassegna temi come la religione, i sogni, le droghe, le allucinazioni, gli UFO e altre forme di trascendenza empirica o speculativa, i tre interlocutori parlano del paesaggio americano, delle architetture sublimi, utopiche o memoriali e della straordinaria capacità dell’arte di “andare oltre”. Di volta in volta appassionato e umoristico, anticonformista e inconsueto, il dialogo non presuppone nessuna fede o speranza nell’“oltre” preso in sé. Elenca invece alcune delle straordinarie modalità in cui stati paranormali e “soprannaturali” vengono scoperti o inventati, desiderati o pervertiti in così tanti registri della cultura americana, come pure dei generi e delle forme di autorialità sociale in cui si trovano inscritti. Kelley va dritto al cuore del problema quando sottolinea il suo gusto per quanto Welchman descrive come “perversità, finzione, fantasia e proiezione"; “l...